I nuovi sciacalli della rete non potevano lasciarsi scappare un’occasione ghiotta come questa. E la disgrazia delle isole del Pacifico diventa preda degli spammer
L’allarme sembra rientrato, ma sale di ora in ora il bilancio delle vittime della catastrofe che ha letteralmente scosso lo stato insulare delle Saoma, nell’oceano Pacifico. Sono le sei di mattina, ora italiana, e fonti più o meno ufficiali raccontano di almeno 63 morti, di decine di feriti, di tantissimi sfollati, di tre villaggi devastati. Difficile immaginare che il terremoto abbia consentito di farsi immortalare da una telecamera vicina nei momenti della sua massima espressione, che-ricordiamolo-ha raggiunto gli 8.3 gradi della scala Richter. Difficile che si sia fatto riprendere, magari proprio mentre teneva alte le onde. Eppure ieri c’era chi scriveva sul suo twitter, come Lorny Baby, una ragazza cilena : “l’unico video in rete sullo tsunami nelle Saoma è stato rimosso da youtube”. Non sappiamo se Lorna abbia cercato per bene. Nel momento in cui aggiornava il suo status, oltre alle registrazioni delle prime edizioni speciali dei tg, potevamo infatti prendere visione di qualcosa se pur di nulla di certo. Di una cosa, però, siamo sicuri: diversi filmati, spacciati come documenti della tragedia, ieri sera venivano cancellati dal tubo, anche relativamente in fretta. Va riconosciuto: gli amministratori del portale per l’occasione hanno operato una selettiva censura, non certo della catastrofe, dell’idiozia. Ripetutamente infatti – e lo abbiamo visto con i nostri occhi – qualche utente si divertiva a pubblicare pseudo clip di un solo fotogramma, la cui unica funzione era quella di portare la gente su siti spazzatura di dubbia natura commerciale. Un affare unico, del valore potenziale di migliaia di contatti. Fallito miseramente però, almeno in larga parte, grazie all’intervento del tubo stesso. Abbiamo comunque fatto in tempo a “fotografare” almeno due di questi video, poco prima che venissero eliminati. Su uno di essi un commento scritto su sfondo rosso piazzato su tutta la schermata tenta un tono serio e “dice”, pressappoco: “A causa del regolamento di youtube questa scioccante sequenza filmata non può essere visualizzata qui. Puoi però prenderne nel sito indicato a fianco“. Simili parole vengono spese anche per l’altra clip. “Vai di là che qui non si può”- in sintesi- Peccato che quel “là” sia un posto poco raccomandabile, dotato di fastidiosi javascrip che impediscono di uscirne immediatamente senza impallare il pc, e di più o meno esplicite richieste a far robe che non ci interessano.
NON SOLO YOUTUBE- Come era capitato di notare già due giorni per il terribile tifone che ha causato più di duecento morti nelle Filippine, questa nuova forma di sciacalli web2.0. che potremmo definire “stupid-social network-aggressive”, sembrano prediligere una piattaforma più delle altre, forse per l’immediatezza che la caratterizza e per gli equivoci cui la stringata sintassi può indurre. Trattasi di twitter. Non hanno ritegno, né sensibilità alcuna. Possono venderti la morte mentre la piangono o condurti in una valle di trojan in pochi secondi. Gli bastano pochi secondi. Sanno che vai di fretta, che sei distratto dall’ansia di informarti. La tua debolezza è la loro forza. Basta che aggiungano la parola che stai cercando a qualunque cosa che scrivano nel proprio status. E a volte non hanno nemmeno bisogno di mentire. Sanno che se, anche oggi, come intravvedi Samoa come tsunami, o hearthquake, o Hawaii, pensi che sia interessante, magari ci clicchi su velocemente. Incautamente. Così può capitarti di trovarti invischiato nell’ennesimo sito promozionale di cui potevi tranquillamente fare a meno. Oppure, più sinceramente, possono invitarti a farti un giro dalle loro parti. In fondo volevano solo farsi trovare. Sanno che potresti cedere alla tentazione abbandonando il tuo “nobile” intento di informari delle disgrazie altrui. Che infondo a te non è ancora capitato nulla, il pavimento non ti trema, né un’onda di travolge.
NON SOLO SPOT- In questa bolgia di status che seguono l’onda e diffondono notizie, link e numeri utili, che siano essi di completi sconosciuti oppure di star, come è per il wrestler Nuufolau Joel Seanoa, il cui nome d’arte Samoajoe ed i suoi undicimilaventi followers non possono che fungere alla buona causa di raccogliere fondi per l’emergenza, capita anche di trovare chi rassicura che è tutto passato, che i propri parenti stanno bene o chi dedica alle vittime una preghiera. Che forse non hanno tenuto troppo in considerazione questa notte. Sull’ aggregatore di notizie reddit.com, qualcuno si lamentava che la CNN, per bel po’, avesse continuato a mettere in primo piano sulla propria homepage, trascurando la disgrazia nel Pacifico, la Google Wave, un esperimento di comunicazione collaborativa che dovrebbe partire proprio oggi 30 settembre. Su twitter c’era anche chi supponeva che nel Pacifico non si fosse mosso nulla, e che questa storia fosse stata solo una grande operazione di marketing per lanciare il nuovo progetto del gigante di Mountain View. Questa idea, ripresa anche da altri, è andata via via perdendosi, anche troppo in fretta. Iniziano infatti a diffondersi le prime foto, anche quelle dei villaggi disastrati. Quella che ci risulta essere una radio - per così dire – “ufficiale” dell’isola, Radio Samoa, potrebbe essere in procinto di riprendere le trasmissioni, anche parzialmente, poiché rispetto a qualche ora fa, quando tutto era fermo alle 8.51 ora del posto, ha aggiornato di un numero pari a due i post pubblicati in homepage. Il giovane Genhall Manua Chen, il reporter intervistato in un posto sicuro dalla CNN, non ha invece ancora scritto nulla di nuovo su quello che dovrebbe essere il suo twitter. Come lui tanti ragazzi ad Apia come a Pongo Pongo… Probabilmente non ne hanno il tempo o il modo. O, semplicemente, c’è qualcosa di più importante a cui pensare.





brava
che s'ha da fa' pe' campa'
(grande cocci
)
Incredibile anche la velocità con la quale si mettono in azione
Prava (just, il tastino tumblr laggiù non mi funge).
il nulla hai scritto
eh sì, ho parlato del “nulla”. Come definire altrimenti certi spammer senza scrupoli?
Pingback: Haiti e i cybertruffatori: come difendersi?