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pubblicato il 30 settembre 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

E’ uscito nelle sale da qualche settimana il remake del cattivo tenente di Abel Ferrara, film del 1992. Dietro la macchina da presa il Werner Herzog che rappresenta un monumento vivente del cinema, doppiamente presente quest’anno a Venezia. Come avrà riletto questo classico uno dei più seri e potenti autori che la cellulosa abbia mai conosciuto?

Abel Ferrara è da sempre un enigma. Si porta con sé la fama di maledetto e iconoclasta. Eppure è capace di infondere in alcune delle sue opere un’inusuale aura di sacralità. Si pensi ad esempio a Mary: una lettura della figura di Maria Maddalena che portò una ventata di delicatezza e morale cinematografica alla fine del 2005. Dall’altra parte di questo immaginario duello combattuto a colpi di inquadrature, politically uncorrect e fotogrammi a tradimento sta Werner Herzog. Un nome che per ogni cinefilo ha bisogno di poche spiegazioni. Ai profani basti sapere che sue sono opere immortali quali Fitzcarraldo, Aguirre furore di Dio o i più recenti L’ignoto spazio profondo e Incontri alla fine del mondo. Un regista bad lieutenant Il cattivo tenente – Un maledetto del cinema riletto da un grande maestro classico, solidissimo, dotato di una potenza visiva e profondità di contenuti postmoderni senza eguali. Chi la spunterà?

IL CATTIVO TENENTE – Nicholas Cage è Terence McDonagh, neopromosso tenente dopo aver salvato la vita a un carcerato successivamente ai disastri portati dall’uragano Katrina. E’ un tenente cattivo, cattivissimo. Tra i suoi vizi si annoverano la prostituzione, incarnata nelle sensuali fattezze di Eva Mendes, la droga e il gioco d’azzardo. Con tutto quello che ne consegue: i furti per ricavare più droga possibile, i debiti aperti di gioco e le estorsioni fatte per venire a capo di una situazione che è stata resa insostenibile dalle proprie mani. E così quando a Terence viene affidato il caso riguardante l’uccisione di una famiglia di senegalesi sembra che tutto questo, il suo lavoro, rimanga in totale secondo piano. Per il cattivo tenente esiste solo il cattivo tenente e i suoi problemi da risolvere. Anche se a un certo punto tutti i nodi cominceranno a venire al pettine uno per volta sempre più vorticosamente.

CRISTIANESIMO – L’opera originale che vedeva come protagonista Harvey Keitel era un film importante e indubbiamente affascinante, ma di certo piuttosto esplicito e facile da leggere. Il cattivo tenente tentato da droga e gioco d’azzardo rimaneva basito di fronte alla forza del messaggio del perdono cristiano veicolato dalla suora e finiva per identificarsi così tanto in esso da rovinarsi con le sue mani, affidandosi a una sua versione infinitamente naif. Herzog riprende con incredibile sagacia la carica spirituale del film originale. Il tenente Terence infatti è implicitamente il ritratto del cristiano: pulito nel pubblico e lercio nel privato (esemplificativa la frase “E allora tu non fare nulla dove le telecamere possono vedere”). Ipocrita da lasciar morire un prigioniero deridendolo per poi salvarlo non appena questi si mette a pregare. Presuntuoso in quanto si vuole elevare di un gradino al di sopra della legge: ciò che serve per sé e per gli amici è lecito e negato con forza a tutti gli altri. Herzog è sottilmente ironico, dato che inserisce nel suo remake implicitamente ciò che esplicitamente era trattato nell’originale.

FACCI RIDERE – Di certo è assai meno sottile la vena comica che copre quella intellettualmente (e boriosamente) ironica del cristianesimo. Cage infatti si rende protagonista di una serie di situazioni che vanno dal grottesco al surreale. Sfido chiunque a rimanere indifferenti di fronte alla scena delle iguane soul sul suo tavolino, allo sbotto rivolto alla ricca megera o alla scena dell’anima ballerina. Inserti volutamente esagerati e comici che rivelano come Herzog si sia fondamentalmente voluto divertire nella realizzazione di questo remake. E nell’inserire ovunque possibile gli animali che tanto ha imparato ad amare nella sua filmografia. Fin dagli inizi la natura è stata al centro dell’occhio di Herzog e recentemente è diventata protagonista assoluta dei suoi documentari narrativi. Qui diventa uno speciale e personalissimo contorno, un modo per regalare al film dei momenti volutamente… stupidi. D’altronde l’immagine seriosa e intellettuale che si ha di Herzog è fondamentalmente falsa: guardare Incident at Loch Ness per credere. Non fraintendete però queste mie parole: il cattivo tenente non è un film umoristico, nemmeno nello stile di Pulp fiction. E’ un film duro e sanguinoso. Ma sa non prendersi sul serio, anche nella sua esagerata spirale pessimistica finale in cui i torti non sono mai puniti e i farabutti rimangono nelle loro posizioni di potere (quando non direttamente promossi).

HOLLYWOOD – Basta poco per rendersi conto che questo è decisamente il film più americano di 0BadLieutenantPortofCallNewOrleansmovieimageNicolasCageandEvaMendes3 Il cattivo tenente – Un maledetto del cinema riletto da un grande maestro Herzog. Ha volutamente scelto degli attori particolarmente mainstream e poco attenti alle produzioni in cui si vanno ad infognare. Attori che però sanno fare molto bene il loro lavoro se diventano creta inerte nelle mani di un artista (basta controllare la filmografia di Cage per rendersi conto dei paurosi alti e bassi che ha avuto… una vera montagna russa). Lo stesso impianto narrativo, scenografico e morale ricalca perfettamente quello che sono stati gli anni ‘90 americani: date un’occhiata a quanto datati sembrano i titoli di testa, non è casuale. Però è anche innegabile che ci si trova davanti a qualcosa che spiazza e che non si sa spiegare. Un omaggio ancora più nascosto tra le pieghe di quest’opera, che si rifà a come lo stesso Fritz Lang giunto durante gli anni ‘30 nella terra a stelle e striscie ha deciso di rivoluzionarne e rileggere a modo suo i clichè di genere. Una dichiarazione di intenti già segretamente cominciata col ritorno alla fiction più classica di Rescue dawn (L’alba della libertà)?

5 commentistampa - fallo leggere