Tra settembre 2008 e agosto 2009 l’Inps ha liquidato 984.286 domande di disoccupazione. Quasi un milione in un anno, con un incremento del 52,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’importo medio erogato è stato di 5.292 euro, per periodi variabili fra i sei mesi e l’anno, per un importo di circa 5,2 miliardi di euro. Nello stesso periodo, sono state autorizzate 615.554.896 ore di cassa integrazione, il 222% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Non tutte vengono effettivamente utilizzate, ma si tratta comunque di circa 300 mila lavoratori equivalenti su base annua, con una stima grezza della spesa complessivamente sostenuta di circa altri 2,5-3 miliardi di euro.
Questi strumenti sono per molti, ma non sono per tutti, perché molti lavoratori non hanno diritto di usufruire di indennità di disoccupazione o della cassa integrazione. L’attuale sistema è inadeguato a proteggere più di 1,5 milioni di lavoratori, secondo le stime più ottimistiche. In base alle norme attualmente in vigore l’indennità di disoccupazione e la cassa integrazione non possono durare all’infinito perché hanno dei limiti di utilizzo temporale, e dopo, c’è il nulla per tutti. In Italia la maggior parte dei disoccupati di lungo periodo ha accesso ad una rete di protezione molto limitata nel tempo.
Eppure, maggioranza, governo e ora anche il commissario straordinario dell’Inps, festeggiano, sostenendo che “per la disoccupazione il trend è ampiamente sotto controllo” o consolandosi perché “aumentano le domande, ma con una velocità progressivamente ridotta nel corso degli ultimi mesi”. Presto o tardi qualcuno conierà un bello slogan: “Un nuovo miracolo italiano: un milione di nuovi disoccupati!”. Il governo tranquillizza tutti anche sulle risorse disponibili che sarebbero 16 miliardi di euro, di cui 8 per la cassa in deroga. Però, secondo i calcoli sommari appena fatti, ne abbiamo già consumati in un anno circa 8,2. Senza contare quelli in deroga. Quindi, più che tranquillizzare, queste stime preoccupano. Perché le risorse non sono infinite, ne sono state utilizzate e molti non possono accedervi.
Il recente Employment Outlook 2009 dell’Ocse, stima che il record di disoccupati in Europa sarà raggiunto nella seconda metà del 2010, e dice che in Italia rilevanti segmenti di popolazione restano tutt’ora sprovvisti di una protezione adeguata per aiutarli a superare la crisi e altri rischiano di esserlo in futuro. Se la ripresa non si rafforza rapidamente, continua l’Ocse, la disoccupazione rischia non solo di aumentare ma anche di divenire più persistente, con un maggior numero di persone alla ricerca del lavoro per periodi lunghi, in un paese che già prima della crisi vedeva metà dei disoccupati restare senza lavoro per almeno 12 mesi, il doppio della media Ocse. Ma anche le stime più benevole prevedono una crescita italiana al massimo attorno all’1-1,5% dal 2012, mentre per recuperare i livelli di occupazione pre-crisi servirebbe una crescita di almeno il 2,5%, che neppure l’ottimista Tremonti si azzarda a prevedere.
Eppure, da noi c’è chi festeggia. Ma che succederebbe se Marcello Lippi, dopo aver perso una partita per 7-0, e poi un’altra per 5-0, e poi la terza per 3-0, si presentasse a stampa e tifosi dicendo con un largo sorriso: “Le cose stanno andando per il meglio: se continua così fra due anni una ne pareggiamo”?






















Aggiungerei un dato che stenta ad emergere dalle indagini statistiche. Il numero, sempre crescente, di quanti rinunciano a cercare un lavoro. Anche questo elemento (ammetto, difficile da quantificare) di fatto, distorce i dati sulla disoccupazione reale nel nostro paese. Quel 7-8% “ufficiale” che fornisce l'Istat è poco verosimile se lo si confronta col dato, per esempio, dell'occupazione nel Mezzogiorno dove solo il 40% della popolazione attiva ha un lavoro.
ma va là, ma va là, un milione di disoccupati significa un milione di nuovi posti di lavoro da promettere nella prossima campagna elettorale, quindi – 1000000 + 1000000 = pareggio
Sull'ultimo paragone (Lippi e le sconfitte via via meno pesanti): in realtà una cosa del genere fu profferita dalla Sanipoli dopo Roma-Manchester United del 2007/08. Andata dei quarti e sconfitta interna per 0-2, Spalletti intristito davanti agli schermi e la Sanipoli sorridente che gli fa: “Dopo la gara di stasera si può affermare che il 7-1 dell'anno scorso sia stato dimenticato, vero?”.