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pubblicato il 29 settembre 2009 alle 11:00 dallo stesso autore - torna alla home

“W i Casalesi” così recitava uno striscione esposto ieri a Napoli, in Piazza del Plebiscito. Oggetto della contestazione il Commissario Guido Bertolaso, raggiunto nella stessa giornata dalla richiesta di rinvio a giudizio per “Gestione abusiva dei rifiuti”.

Ad un occhio disattento sarebbe potuta sembrare solo l’ennesima 20090928 3493 piaz2 A Napoli lemergenza rifiuti ricomincia. E cè chi chiama la camorramanifestazione di protesta, neanche tanto partecipata, che quotidianamente si stendono per le vie di Napoli. Uno di quei tanti cortei che rallentano il traffico cittadino, già per se caotico, ed esasperano automobilisti e passanti alle prese con cantieri aperti da tempi immemorabili e disservizi di varia natura. Questa volta però è stato esposto dai manifestanti, proprio dalle parti di Piazza del Plebiscito, uno striscione con una scritta inequivocabile: “W i Casalesi”. Slogan di dubbio gusto, certamente provocatorio o, se volete, solo “politically uncorrect” scandito, più volte, anche dalle voci degli stessi lavoratori dei Consorzi di bacino, che da oggi sono entrati in sciopero. Ad indire la protesta sono state diverse sigle sindacali “autonome” per difendere, dicono, “la gestione pubblica dei rifiuti”.

SI FERMANO LE DISCARICHE - Secondo uno dei portavoce della protesta, lo striscione intende segnalare i rischi derivanti dall’ingresso nel mercato di lavoro d’aziende private del settore dei rifiuti che, per gli esponenti dei sindacati oggi in piazza, sarebbero legate ad esponenti della criminalità organizzata. Insomma una denuncia dai toni forti, e nient’altro. In realtà, invece, la vicenda nasconde anche degli altri risvolti, forse un po’ più contorti che ruotano, in ogni caso, intorno alla difesa del proprio posto di lavoro. Dietro lo sciopero ci sarebbe, infatti, la rabbia dei lavoratori degli ex consorzi di bacino dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le due ordinanze dell’anno 2001 con cui sono stati assunti duemila di loro. Diverse centinaia di lettere di licenziamento sono partite per molti di questi lavoratori, ma si teme che, alla luce della sentenza dei giudici amministrativi di secondo grado, possano scattarne molti altri ancora. Da qui il presidio ad oltranza in Piazza del Plebiscito, davanti a Palazzo Salerno, e lo sciopero. Si stanno inoltre contemporaneamente fermando i lavoratori delle discariche di Terzigno, di Serre, nel Salernitano e di Maruzzella, nel Casertano. Si rischiano così forti ritardi nei conferimenti dell’immondizia, a macchia d’olio, in tutta la regione. Un’emergenza che si teme possa sfociare in problemi d’ordine pubblico. È questo l’allarme. Tanto che dal commissariato per i rifiuti è partita la proposta di un’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri per garantire agli oltre 220 lavoratori avvisati dalla “Comunicazioni di fine rapporto” un salario almeno fino alla fine dell’anno. Insomma c’è anche il concreto rischio di ripiombare in una nuova emergenza con tutto quello che ne consegue: spazzatura riversata nelle strade, aria malsana, cassonetti dati nuovamente alle fiamme. Un triste e penoso spettacolo già visto, come sappiamo, da queste parti. In realtà, anche da questa vicenda, appare ben chiaro come siamo ben lungi dal superamento di quella stessa emergenza, ormai datata un anno e mezzo fa, così come invece va sbandierando il governo Berlusconi e tutto il centrodestra.

SIAMO ALL’ ANTIPASTO - Secondo molti lavoratori questo potrebbe camion rifiuti2 A Napoli lemergenza rifiuti ricomincia. E cè chi chiama la camorraessere solo un assaggio di quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane. “I nodi verranno al pettine in autunno”, aveva del resto spiegato lo stesso sottosegretario Guido Bertolaso in audizione presso la commissione per l’emergenza rifiuti, riferendosi ai lavoratori degli ex consorzi di bacino. L’ultima ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri (28 agosto) intima ai comuni e alle rispettive municipalizzate, in vista della cessazione dei poteri commissariali, di prendersi in carico tutti i lavoratori dei disciolti consorzi di bacino. Tranne l’Asìa (che ne ha assunto 350), quasi nessuno dei comuni di Napoli e Caserta, che sono confluiti come ambito nel bacino unico Napoli-Caserta, sinora l’ha fatto. E con l’inizio dell’anno si ritroveranno senza lavoro e senza stipendi. Un’altra emergenza se il prefetto di Napoli Alessandro Pansa ha scritto una missiva urgente a 18 comuni del Napoletano perché il termine fissato dall’ordinanza è scaduto agli inizi di settembre, ma quasi nessuna amministrazione ha provveduto (l’ha fatto solo Melito due giorni fa e prima Capua, Curti e Macerata Campania) a prendersi in carico i lavoratori. “I comuni che s’avvalgono del Consorzio unico di Napoli e Caserta per la raccolta differenziata – scrive il prefetto in una lettera ai comuni protocollata il 10 settembre scorso – devono affidare il servizio alla società che svolge la raccolta mediante estensione del contratto con il contestuale trasferimento del personale dipendente del consorzio unico. Per questo facciano pervenire presso l’apposita commissione in Prefettura gli atti per verificare la legittimità dei contratti”. Nessun provvedimento è stato invece preso sinora; appesi ad un filo ci sono oltre 1100 lavoratori che diventano 3700 in tutta la Regione nella stessa situazione. Alcuni comuni – accusa Mimmo Merolla segretario della Filas-Confsall - stanno varando le società di raccolta, ma assumono dipendenti all’esterno senza prenderli dagli ex consorzi come vuole l’ultima ordinanza. A breve scoppieranno grossi problemi”. Non è stato necessario attendere tanto. Come detto, sette sigle di sindacati autonomi hanno manifestato per le vie del Centro e hanno poi allestito il presidio proprio in mezzo alla Piazza. Contro la sentenza del Consiglio di stato che, di fatto, ha reso nulla circa duemila contratti di lavoro, prima di tutto. Ma anche contro “la strategia per eliminare i lavoratori dei consorzi per assumerne altri mediante altre ditte”, scrivono i sette sindacati in un volantino. In fondo al documento la minaccia, di cui da giorni sono al corrente anche gli uffici del ministero dell’Interno: “Il resto sarà determinato solo dagli esiti dell’ordine pubblico”.

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