Milano ed il suo grigiore bon ton in versione “Salone”: dal 16 al 21 aprile, la sagra della credenza e del merletto, della plastica che cola ed incanta a far scordare il dolore. Dopo oltre dieci giorni di degenza ospedaliera nell’attesa dell’ennesimo intervento chirurgico, un barlume di speranza ed un permesso di dieci ore con la scusa della comunione del cuginetto; ed un unico obiettivo: il Salone del Mobile 2008. Arrivare nella city è uno scherzo, attraversarla un’altra cosa: a sfidarmi centinaia di invasati agghindati nelle maniere più strambe per l’occasione; tutti nella versione Dandy, Gaya e DesignerSvedese di se stessi, pronti ad atteggiarsi a splendidi splendenti, dove la noia è l’accessorio più ambito. Ad accogliere “gli zombie col sacchetto”, 2375 espositori adagiati nei loro abiti migliori su 226Mila metri quadrati formato famiglia in 14 padiglioni con luci soffuse e aria di mistero: numeri da capogiro quantificabili unicamente sulla base del mal di piedi, mal di testa e mal di anima che irrimediabilmente, al termine dell’avventura sopraggiungeranno.
CHE SI VEDE DI BELLO? - Visto il poco tempo e la pessima forma fisica, cellulite compresa, la scelta della Giornalettista scrivente è quella di privilegiare l’intuile, il superfluo ed il glamour, così, previo pagamento dei 20 soldi utili all’accesso del tempio del design, mi prodigo nel più sadico gironzolio, alla ricerca di quanto più pacchianamente meraviglioso esista in quel del salone edizione
zerotto (anche perché, se proprio vogliamo dirlo, trovare una cartina dei padiglioni era assolutamente impossibile: “Sono esaurite”, hanno candidamente ammesso ad un infopoit, più tardi). Solo qualche passo per imbattersi in Calamandrei e Chianini, che propongono ai miei giovani ed ipermetropi occhi ambientazioni degne della Coppola Sofia in ultima versione Versaille: un sogno di morbidezza capace di farmi sciogliere e desiderare un accessorio Pampers nel quale abbandonarmi alla mia più intima gioia; a ruota migliaia di altri parenti del duo di cui sopra, ma nulla di tanto tremendamente adorabile: solo chincaglierie da un milione di dollari che non piacerebbero neppure alla Cara Estinta con la quale ho condiviso la stanza qualche flebo fa.
MOLTO CARINO - Spostandomi abilmente sui miei stivaletti tacco 7 (sorretta dal mio fido consorte, in realtà) mi imbatto in sorprese e sorrisi nel reparto design, una sorta di grande frigorifero dove gran parte delle geniali idee in esso contenute ben presto scadranno come Yomo agli agrumi da
consumarsi preferibilmente entro il; a lunga conservazione di gioia invece, Diamantini & Domeniconi, dove tra bianco e colore, farfalle e orologi mi scopro innamorata e destinata a correre per non perdere il treno ed il posto in ospedale, per poi giungere in Casa Calligaris dove mi servono sali e baci dall’innamorato per difendermi dall’alta concentrazione di visitatori con brutti capelli e brutte scarpe (e le persone si giudicano da questo, dice il Saggio, che sarei Io) tutti a bocca aperta davanti a quel freddume made in Udine che insegue il magnate Kartell (sempre bello, sempre chic e infotografabile) ma non coglie nel segno, proponendo articoli tanto simili a quelli dello scorso anno da farci credere quasi si tratti proprio di loro.
CHEFFIGO! - Al contrario invece, lo spazio dedicato alla casa comasca Moco, tanto eclettica da rubare la scena agli standisti limitrofi, con luci e riflessi, ma anche mani e pietre che sorprendono e
deliziano. Proseguendo nei meandri di questa jungla popolata da russi, arabi, jappi e terrons, ancora ben confezionate declinazioni del già visto, soprattutto nello spazio dedicato all’ambiente più godereccio e familiare, quello della cucina, dove incotriamo ambienti tanto affascinanti quanto gelidi, completi di mille accessori e mille cesti di cibo finto, e un’unica triofatrice, che scopro poi essere ancora un propotipo: Twin di B.&D. Bontempi Cucine, dove il viola ed il giallo si fondono facendomi desiderare di avere una casa tutta mia, per la prima volta in tutta la giornata; a generare in me lo stesso romantico e disperato desiderio la collezione Missoni Home, mio vero e grande amore, dove ogni oggetto sembra parlarmi e rassicurarmi: andrà tutto bene, dicono i tessuti dei cuscini, le trame di asciugamani e tendaggi, la sinuosità delle chaise longue.
C’E’ PERSINO FENDI - Ma non tutte le grandi case italiane portano nelle abitazioni la gioia di vivere, basti pensare al grande spazio Fendi Casa, dove le hostess all’ingresso sembrano delle entrenouse
piuttosto intesite che selezionano i visitatori all’ingresso con scuse banali, modello dicoteca anni ’90, e facendomi dunque decidere di abbandonare la coda: che si tenessero quel triste sfarzo beigiolino e l’odore di incenso, io vado da Alessi, dove tutto si può toccare e tutto si può amare, fotocamera alla mano. Quando uscirò dalla gabbia ospedaliera e avrò smesso di vomitare, mi comprerò una borsa gialla e viola in onore di Missoni e Bontempi, un set di pesciolini da tavola di Alessi ed uno di quegli incantevoli specchi di Moco, ed il reparto di Chirurgia due mi sembrerà solo un lontano e sbiadito ricordo.


























Mission impossible 2008: il Salone del Mobile @ Giornalettismo…
Una visita al Salone del Mobile a Milano, tra credenze e merletti…
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
…
mi sa che una bella camera da barby come quella della foto non mi dispiacerebbe affatto.)
ohhh si quel letto lo voglio anche io, serè quando ci torni fai spesa anche per me ;_;
Signorina Loska, sarò la tua Lady Oscar.
E io sarò la tua mariantonietta, ma la ghigliottina me la risparmierei anche. Sennò facciamo una bella cosa (visto che Mariantonietta è là e anche lady oscar non se la passa tanto bene): Candy Candy? Georgie? Sailor moon?
(voglio anche gli orologi. Milioni di miliardi di orologi. Migliaia di milioni di miliardi di bilioni)
Sailor Moon, per piacere, per piacere per piacere, Sailor Moon! quella storia che sono una combattente che veste alla marinara e ti punirò in nome della luna m’è rimasta nel cuore. però poi te devi arrivare con la rosa tra i denti e il mantello nero.
(di Alessi ce ne sono due o tre-cento da innamorarsi seriamente ma non saprei proprio quant eurodenari potrebbero costarci… potremmo prenderli in comunità e spedirceli di giorno in giorno in base a look)
oh sisisisisisisisi facciamo gli orologi in comunismo, io cisto *.*
ma milord facciamolo fare ad altri, io ho sempre sognato di fare sailor saturn >,>
Descrivetemi questo milord, se mi sta bene lo faccio io. Per giornalettismo questo e altro!
mascherina, cilindro, mantello e rosa rossa perennemente in mano. sembra un pò gayo, con un’allure lievemente maschia.
se te la senti, io ti scritturo.
Ma amori miu, tu mi tradisci così..
cielo, mio marito!
Io vado già in giro con cilindro e mantello, poffarbacco, è il ruolo che fa per me!
wow Serena! sei “cresciuta”. ora scrivi cose “serie”. dio, che invidia! un in bocca al lupo (grande)!
cacchio, ci si poteva inciampare addosso tra le sedie di chelini e i divani Molteni…
l’hai visto il divano bocca col piercing?
baci.
(senza piercing)