Nba, inizia l’era di LeBron James
24/06/2012 - Il Prescelto è finalmente diventato Re, e la sua dinastia potrebbe durare molto a lungo
LeBron James ha vinto il suo primo titolo della Nba a 27 anni, alla sua nona stagione nella massima lega del basket mondiale. Dopo due finali perse e tre titoli da Mvp, il miglior giocatore della Nba, LeBron James può aprire una dinastia sportiva coi suoi Miami Heat, tentando perfino di battere sua immortalità Michael Jordan.
IL PRESCELTO – Dopo nove stagioni nelle quali aveva mostrato i suoi talenti, per dirla con la frase che l’ha reso lo sportivo più antipatico d’America, LeBron James ha conquistato il suo primo titolo della Nba. La mancanza dell’anello era diventata ormai un’ossessione per quello che è da almeno cinque stagioni uno dei migliori, se non il più bravo, cestista mondiale. Finita probabilmente sempre la saga di Kobe Bryant, sul trono del Nba ora c’è King James, il prescelto. Come tatuato sulla sua schiena, The Chosen 1 doveva prima o poi arrivare ad esprimere la sua supremazia cestistica, e nella primavere del 2012 finalmente LeBron James ha palesato nei momenti decisivi tutta la sua classe, e finalmente quelle qualità di leader che erano clamorosamente mancate nella seconda delle due finali Nba perse della sua carriera. Il prescelto è stato il miglior giocatore di basket liceale della storia, inanellando già prima della maggiore età record su record. Arrivato a soli diciannove anni nella Nba, James ha dovuto maturare alcuni anni prima di poter imporre la sua supremazia fisica e tecnica. Alto due metri e tre centimetri per centotredici chili, LBJ è un giocatore d’attacco versatile e completo, capace sostanzialmente di eccellere in tutti i fondamentali del basket. Molto efficace nel tiro da due, devastante nelle penetrazioni sotto canestro, eccellente nelle assistenze e dominante nei rimbalzi, LeBron James è capace sostanzialmente di essere cinque ottimi giocatori in un solo fenomeno del basket. La sua traiettoria nella leggenda era già segnata agli esordi, ma le sconfitte e l’impopolarità l’hanno reso migliore, come ammesso da lui stesso, e come dimostrato sul parquet di questa formidabile stagione, Anno I nell’era di King James.
RINASCITA DAL FALLIMENTO – L’anno delle meraviglie di LBJ inizia nell’amarezza dell’American Airlines Arena di Miami. E’ la sera del 12 giugno e gli Heat hanno appena perso la finale contro gli sfavoriti Dallas Mavericks. La squadra texana, guidata da un superbo Dirk Nowitizki, e graziata dallo splendido canto del cigno di alcuni vecchi campioni come Jason Kidd, conquista il titolo alle spese dei presuntuosi Heatles. La squadra che ha riunito tre superstar della lega, lo stesso James, più Chris Bosh e l’eroe locale Dwayne Wade, fallisce al primo tentativo la conquista del titolo. Sul banco degli accusati c’è LeBron James, ed a ragione. Dopo una magnifica semifinale dove dà il meglio di sé in attacco ed in difesa, battendo i Chicago Bulls dell’Mvp 2011 Derrick Rose, il Prescelto sparisce dalle finali. LBJ stabilisce un record negativo, il più grosso calo di punti dalla stagione regolari alle partite conclusive, una diminuzione di nove punti che indebolisce l’attacco degli Heat e causa, almeno in pare, l’inaspettata sconfitta in finale. Il fallimento di LeBron James è clamoroso, e segue la già tragica finale del 2007, quando i Cleveland Cavaliers trascinati dal Prescelto arrivarono in finale per essere annichiliti dagli Spurs di Tim Duncan, una delle migliori squadre dello scorso decennio. Se cinque anni fa LBJ era l’incolpevole protagonista di una squadra inferiore ai superbi Spurs di inizio secolo, nel 2012 il Prescelto è l’emblema della fallimentare arroganza dei Miami Heat. Riunire tre superstelle e non avere una vera squadra, con scelte tattiche a volte surreali di un coach, Erik Spoealstra, forse inadeguato a gestire tre formidabili giocatori che però fanno fatica a convivere. James e Wade tendono a pestarsi un po’ i piedi quando bisogna scardinare le difese con la strategia e non solo con la forza fisica, mentre Bosh non assicura quel peso sotto canestro per rendere impenetrabile la difesa. La sconfitta in finale però è tutta colpa di LeBron, almeno questo è il racconto dei media, e lo stesso giocatore ammette le sue responsabilità. “La cosa migliore che mi sia capitata lo scorso anno è stata perdere le Finals – ha dichiarato James dopo il trionfo di Gara-5 -. Quella sconfitta mi ha permesso di tornare con la testa ai fondamentali, mi ha reso più umile. Se l’anno scorso giocavo con tanto odio, tanta rabbia, tanta voglia di dimostrare qualcosa, questa volta invece ho giocato con amore, l’amore per la pallacanestro”. Una sconfitta che fa godere l’America, che si è disinnamorata del Prescelto dopo anni di bizze mediatiche culminate nello show del suo trasferimento a Miami.








































lBJ è straordinario, ma i thunder come squadra saranno la vera franchigia regina se non la smontano il prossimo anno, un età media di 24/25 anni tutti forti e sopratutto il trio harden westbrook durant!!
Attent in tre anni sono diventati i più forti!