De Laurentiis prenda Moggi
28/09/2009 - CAPITOLO RANIERI – Auguri. Ed auguri anche alla Roma di Mister Ranieri. Altro successo predetto. Otto punti in quattro gare. D’altronde. Mario Adinolfi dopo l’Europa League aveva detto: lotta per la salvezza. Un viatico certo. Una sicurezza. Carattere, gioia, fortuna.
CAPITOLO RANIERI – Auguri. Ed auguri anche alla Roma di Mister Ranieri. Altro successo predetto. Otto punti in quattro gare. D’altronde. Mario Adinolfi dopo l’Europa League aveva detto: lotta per la salvezza. Un viatico certo. Una sicurezza. Carattere, gioia, fortuna. Io gliel’avevo detto ai romani, vi divertirete. E Ranieri è stato di parola. Con una squadra spallettiana ( e chi s’aspettava non fosse così, non conosce Ranieri) ha regolato il Siena non a caso ex moggiano, un Siena che in una Italia
romano-centrica ha un proprietario romano, che da quando ha una nuova gestione si sta progressivamente impoverendo e quest’anno è sempre peggio e già quest’anno si salverà ma con molte riserve, travolto la Fiorentina, fatto pari in acquitrini e situazioni impossibili. Io gliel’avevo detto, vi divertirete. Ha fatto patti con Totti, lo ha accettato, ha chiesto a Totti di fare non Zidane o Del Piero o Cassano o Giannini o Zarate o la promessa della Primavera dell’altr’anno o chiunque altro passasse in quel momento ma soltanto se stesso, a Totti gli ha chiesto Totti, lui (l ‘) ha capito e l’ha rilassato. Gli altri invece li ha innervositi. Oggi li vuole gagliardi, domani attori. Oggi cinici, ma dopodomani ancora un pochetto dei mori. Picchia, azzanna, mettete fuori i vostri cannoni. Il nome e cognome sui loro palloni. Funziona. Funziona nei film, e ci sarà un motivo se Ranieri imita l’arte. Hanno voluto a tutti i costi il duello Juve-Inter come nella Liga Real-Barca, a scimmiottare i campionati avanzati dove se la giocano due squadre due. E grazie a Papi, sia il guardalinee che il signore che ha venduto Kakà, l’hanno ottenuto. Prima la Samp, terza l’Inter. Seconda la Juve che come qui s’era scritto scontava il reato ambientale di giocare a Marassi. Uno stadio che andrebbe chiuso, e per il terreno di gioco e per quel che gli fa da contorno. A Marassi quando giochi col Genoa è come andare al fast food, trovare il tavolo sporco, non potersi pulire, ordinare un hamburger e trovare che le patatine hanno invaso e condizionato la carne. Se il Genoa giocasse sempre fuori casa, retrocederebbe. Ovviamente non si può fare e allora teniamoci essendone pure orgogliosi da buoni esterofili questa versione del San Mamès di Bilbao al pesto di Mesto. Con la Juve nel dubbio non s’è dato goal a Iaquinta.
ORSO MELO – Ma il problema vero è avercene ancora di dubbi in materia. Ed allora è stata la partita dell’Orso Melo, di Marchisio. Della gente ignara e per questo felice. Marchisio 8, la sinistra è sua senza primarie. Quelli del Pd imparino da lui, se proprio vogliono un giovane. Melo 7,5, mezzo voto in meno, sempre, per le sciorinate di demenza geniale con le quali noi tremiamo riconoscenti come al cine e lui inselvatichisce. L’orso Melo, l’incubo di Milanetto e soci che possono soltanto farlo espellere o toccargli la caviglia infortunata per rifargli male e quando ci riescono lui risorge peggio di prima, ha fatto dimettere persino Della Valle, corre felice e ha una totale leggerezza mentale che fa di lui una farfalla da 130 kg. Tanto a fine gara, cuccia e miele. Camoranesi 10, migliore in campo. Stende un velo sontuoso sulle chiacchiere tattiche dei genoani, accompagnando dolcemente la diagonale di Iaquinta. Impartisce una lezione purissima di solfeggio al coro truculento in rossoblu. Su di un terreno sconcio, tra patate, zolle, urla belluine e calci. A centocinquanta all’ora, sempre di prima ma solo quando utile. Sennò stop, palleggio, dribbling. In un fazzoletto, in un kleenex, con le foche nane, nel mezzo del cammin di nostra vita o nel pieno di Le Mans o della battaglia di Tobruck, tra gli stuzzicadenti o con le palle da carcerato ai piedi. Lectio magistralis ad una Marassi che urla ma nel suo caso. Di dolore.
Poulsen 5, anzi 5,5. Lo juventino adulto, lo stile juve all’ultimo stadio, quello che lega capelli e pensieri e non si muove mai troppo apposta, perché non si fida di ciò che lega, l’unico cui non chiedi di firmare la pagella ai genitori perché sei sicuro che si sia fatto da sé. Appoggi che se non sono a due millimetri non sono, aperture tanto imperturbabili per i difendenti rossoblu che lo giudicano per questo un gran signore. E’ il classico uomo del Nord Europa cui han stuprato la compagna in tenda, impeccabile in quei momenti a sorbirsi senza scomporsi la musichetta dell’attesa nel chiamare al telefonino aiuto. Meriterebbe un altro calcio, meno isterico e che gli sporchi meno la camicia. Un calcio popolare ma meno popolano, ma di regole algide e certe atte a favorire la partecipazione proprio di tutti. Anche dei Dustin Hoffman in Cane impagliato come lui. E’ tra i barbari un turista della democrazia. Ma a Genova non si doveva proprio giocarsela.
INEDUCATI - A Torino si è troppo educati, cioè impegnati a nascondersi dal calcio parlato, per non sapere tutto ed evitare tutto. Peccato aver peccato d’intransigenza cercando per non perdere la faccia con gli altri di vincere cioè non evitare una gara che non si poteva vincere di giovedì.
Sacrificando le forze per quella, ampiamente fattibile, della Domenica. Sarebbe bastato far finta oppure la domenica maledetta domenica far entrare Poulsen e non Giovinco. Poulsen, uno più educato che inaffidabile, uno più educato che uomo, uno che se pure boccheggia, boccheggia almeno a bocca chiusa. Affidarti al 4-4-2, che è una variante del gioco del calcio basata sul pessimismo. Sul vantaggio in casa non fai entrare Giovinco, neanche per un amarcord. Perché altrimenti può capitarti di rievocare non il 4 a 1 del dopo Chelsea ma il goal di Pellissier del pari col Chievo. Stessa ultima palla, stesso secondo palo. Stesso mare (dietro), stesso amaro. Mou, il democratico, il ciarliero, l’affabulatore, lo scherzoso, il compagnone, il filosofo da Sette Bal, l’uomo che Alba Parietti amava, l’uomo che Alba Parietti voleva, l’uomo che poi l’Alba Parietti non la richiamava, l’uomo che Alba Parietti alla fine un colpo e s’accontentava, ha scelto, dimostrando che davvero l’Inter è il socialismo degli imbecilli, il momento migliore per stare in silenzio: non dover spiegare come mai ha perduto togliendo, con la prima in classifica, dal campo il migliore in campo. Quello che somiglia a Cassano, sperando non ci ammorbi anche lui tra dieci anni con la favola della sua redenzione. A Genova nello scontro diretto si presentava, dopo una di quelle interviste fiume alla stampa modello ti fo veder caro Lippi quanto ero sbagliato ed oggi ogni giorno maturo, Cassano. Alle 18 guardavamo Cassano combinare tra l’altro ben poco, forse schiacciato dalla maturità sopravvenuta, rilasciata honoris causa. Guardavamo non il calciatore butterato e felice, l’ex chiatto buttato, l’ex marziano delle capitali, fuori posto e caduto dal cielo a Roma e Madrid, il piccolo sovrano realizzato in provincia dal numero altisonante, ormai l’unica traccia di un passato sbagliato, l’unico tocco in un uomo normalizzato di obesa sideralità, no. Nulla di tutto questo. Guardavamo l’autore di dichiarazioni che altrove si son dette mature ed invece soltanto ineleganti e irrispettose. Inutilmente offensive. Che s’è pentito di essere andato alla Roma e che alla Juve avrebbe vinto di più. Se questa è maturità. Se era una profferta amorosa alla Juve, arriva tardi e arriva male. Alla Juve del 2009 non serve. La Juve nel 2001 non l’avrebbe preso comunque. E’ un dato oggettivo. Solo Sensi avrebbe sborsato sessanta miliardi per lui, come dice Moggi va rispettato, per questo, e per il tanto altro, ed è immaturo anzi dire male ed oggi di una grande piazza, di una piazza competitiva (la più competitiva degli ultimi trent’anni fuori da Milano e Juve) come Roma. Nella quale per almeno due stagioni ha lottato per scudetto e Cempions. E magari nelle altre due ha lottato perché per scudetto e Cempions non si lottasse. Non serve ed offende. Bisogna essere pratici. Certe cose non si dicono, specie se si pensano. Non ne parliamo poi se per disgrazia sono pure vere. C’è di buono per i giallorossi che almeno per la sofferenza inflitta al povero Cassano non dovranno mantenerlo sino ai quaranta come ha preteso Totti (e con le stesse motivazioni di Cassano). Con la causale : per i migliori anni della mia vita.













Si può non licenziare in diretta stampa l'unico direttore generale che, secondo le agenzie, si permette di dire in diretta stampa prima della partita che lui Donadoni non l'avrenne mai preso?
Non è mai successo in nessuna squadra e se de laurentis non l'avesse fatto avrebbe fatto meglio ad andarsene. poi de laurentis non sarà il top dei presidenti, ma se tutti sentono le cose che girano su marino…. la società con lui non sarebbe diventata una società seria.
Spero per il napoli, anche se non me ne importa poi molto, che il prox DG ci riesca e porti un po di cultura societaria. Quando sento che uno come marino è bravo e fa bene, allora perchè quelli come moggi sono sbagliati?
Se il calcio deve cambiare molti non possono essere di casa.
qualcuno ci scansi costoro!
“Si può non licenziare in diretta stampa l'unico direttore generale che, secondo le agenzie, si permette di dire in diretta stampa prima della partita che lui Donadoni non l'avrenne mai preso?”
Si può se quello stesso presidente aveva già dichiarato: Donadoni ? Non lo prenderei più.
“se tutti sentono le cose che girano su marino…. la società con lui non sarebbe diventata una società seria”
Conosco bene le voci che girano su Marino. Dicono che abbia fatto la cresta. Uno che chiudeva l'ufficio nell'ora di spacco obbligando gli impiegati del Calcio Napoli a starsene in auto per evitare che si consumasse la corrente difficile faccia la cresta.
Le voci che girano su Marino le conosco e so anche chi le mette in giro da cinque anni. La pletora di procuratori, allenatori, consulenti, manager, esperti e intrallazzoni che da Marino è stata tenuta lontana dal club. Conflitto d'interessi.
“il prox DG ci riesca e porti un po di cultura societaria”
Leggo che si pensa a Gerolin, scelta direi logica e razionale, il secondo di Marino a Udine.
Sentito anche di Baldini. Direi che finalmente con Baldini il presidente non potrà più lamentarsi di non spendere gli attivi di bilancio: sono sicuro che ora che De Laurentiis è sicuro di essere un vero esperto, Baldini sia proprio l'uomo giusto al momento giusto per i suoi zecchini d'oro.
“Quando sento che uno come marino è bravo e fa bene, allora perchè quelli come moggi sono sbagliati?”
Probabilmente perché la gente s'affeziona più all'esistenza dell'Orco che all'idea scialba del lieto fine. O perché la gente preferisce credere che in agguato alle loro mitizzate esistenze ci siano pericoli non altisonanti ma mediocri proprio come loro.
Non so perché diano dello sbagliato a Moggi, io sono un uomo pratico. Luciano Moggi conosce l'ambiente, ha vinto scudetto e Coppa Uefa qui, al Napoli in questo momento secondo De Laurentiis serve vendere per rientrare. Moggi è l'uomo adatto.
Se non lui, si dia un incarico ufficiale in società ad uno del suo giro, un dirigente che sta facendo benissimo a Bari e che potrebbe lasciare Bari con l'arrivo di Burton.
Anche lui conosce bene l'ambiente, anche lui ha lavorato già qui e sarebbe felice di tornare, si chiama Giorgio Perinetti, è più grasso e simpatico di Moggi e lavora benissimo anche senza soldi.
se potevo fare copincolla correggevo la punteggiatura delle prime due frasi del post. così com'è non riesco a partire…
La punteggiatura in questione, se parla del post, è perfetta.
veramente quella frase che inizia con “Che” c'è da leggerla 4 volte per capire come riferirla alla precedente (infatti bisognerebbe anche aggiustare un po di virgole)
ma non sono il tipo che insiste. contento lei.
sta tutto a posto, se lei ha bisogno di leggere 4 volte per capire due frasi di un pezzo di sport c'è di peggio