Farabuttista sarà lei
29/09/2009 - PICCOLI GOEBBELS CRESCONO – Delle otto pagine che sembrano dedicate al mio articolo non so moltissimo, se non che sono otto e vanno da pagina 107 a pagina 115 e tanto mi basterà per l’intera esistenza. Non per spocchia o
PICCOLI GOEBBELS CRESCONO – Delle otto pagine che sembrano dedicate al mio articolo non so moltissimo, se non che sono otto e
vanno da pagina 107 a pagina 115 e tanto mi basterà per l’intera esistenza. Non per spocchia o per snobismo, ma più pragmaticamente per la banale ragione che la curiosità sarà anche femmina, ma a quel prezzo (ventiquattro euro) si trovano compagnie più intriganti. A gratis, però, ci si può leggere la prefazione di Dario Guidobaldi che dev’essere uno dei carneadi che bazzicano la bocciofila pseudoscientifica della premiata coppia Glielmi-Maglione. “Il libro del quale mi accingo a fare la prefazione mi sembra molto interessante perché gli autori si propongono di rispondere alla domanda: “Chi comunica che” studiando le motivazioni inconsce e le malattie organiche che condizionano il “comunicatore”. L’inizio è volutamente ambiguo e – confesso – credevo si riferisse a Glielmi visto che, in quanto autore del saggio, anche lui indossa le vesti del “comunicatore” e qualche segnale strano si sarebbe potuto cogliere. Ma basta spingersi più in là per capire che si trattava di una pia illusione. Parla di me, Guidobaldi, e di tutti coloro che hanno partecipato alla “discussione” più strampalata che abbia mai letto sul web. O meglio, di tutti coloro che hanno mostrato di dissentire – legittimamente, per carità! – non tanto in base anche ad una semplice sensazione o intuizione, ma facendo del dissenso in sé lo scopo della conversazione col fine ultimo di identificare un nemico da abbattere. In questo senso saremmo dei farabuttisti dialettici organicamente malati a pieno titolo identificabili come campioni di applicazione delle tecniche di propaganda “inventate” da Josef Paul Goebbels. Ci vorrebbe un’altra Norimberga, altro che.
FARABUTTISTA A CHI? – Quello che Glielmi non dice e finge di non sapere è che il punto dell’articolo incriminato non era il cannone orgonico che fa piovere dove piove già o la vittoriosa battaglia con gli extraterrestri combattuta da Reich. E non era nemmeno il melanor o il DOR. Il punto si poteva cogliere, non senza qualche difficoltà, leggendo il titolo: il cancro si può curare con un accumulatore orgonico. Il resto era contorno, divertissement, e non aveva chiaramente alcuno scopo di divulgare scienza o roba che si pretende di farle assomigliare. Ci son voluti duecento commenti per chiedere prove su quel fatto specifico e per leggersi in risposta, da non più di tre o
quattro utenti esaltati che si davano il cambio di nick (ma non di indirizzo I.P.), elenchi bibliografici in cinese e in giapponese, pareri tecnici sulla salute mentale dei commentatori e a citazioni degli strabilianti risultati ottenuti nella coltura della lattuga in luoghi dove si coltiva da secoli. Sull’accumulatore orgonico che guarisce dal cancro, niente. Tranne la sparizione del riferimento alla rivoluzionaria tecnica apportata dall’orgone sul sito di Vecchietti. Allora, da farabutti sta a farabutti sta, la domanda diventa un’altra: perché, caro Glielmi, non chiede al preclaro collega la ragione di quella cancellazione? Modestia? No, certamente. La risposta gliela suggerisco io così ci può scrivere un altro tomo, stavolta tutto teso a dimostrare la cieca volontà persecutoria dei mezzi di comunicazione di massa nei confronti degli alfieri della rivoluzione scientifica non convenzionale. Vecchietti ha rimosso il riferimento esplicito per evitare la vendetta del sistema che non vuole che si sappia. Anzi, più farabuttisticamente, l’ha tenuto in una pagina “in costruzione”. Però ha aumentato a dismisura il corpo del disclaimer aggiungendo qualche parolina, anche in maiuscolo: “Le informazioni qui riportate NON sono il risultato di PROTOCOLLI TERAPEUTICI ma esperienze del tutto personali e volontarie.” È strana la gente, vero? Eppure, proprio perché sono e siamo farabuttisti ottenebrati, io dico che se Vecchietti ci crede e ha risultati dimostrabili in mano, farebbe meglio a parlarne e a sottoporli al vaglio della comunità scientifica: se sono buoni, non c’è barone che tenga né multinazionale complottista in grado di fermarlo. Al contrario, faranno a gara per accapararselo. Oppure, se vogliamo socialisteggiare, ceda le sue scoperte allo Stato, all’ONU o a chi gli pare. Fuori da queste possibilità, e su questo concordo, esiste solo il farabuttismo. Ma, in questo caso, non stiamo più parlando di me.













Non risponderò più ad interlocutori volgari che usano un linguaggio scurrile ed offensivo e che perdipù violano le norme sulla privacy.
Salve lo dici a tua nonna.
Dopo le mazzate che hai preso l'altra volta devi salutarmi con “Ave, mio Signore”, digitando in ginocchio sui controller della tua pleistescion.
P.S: se sono volgare anche con te e vìolo la tua praivasi ti levi pure tu subito dalle balle come quell'altro?
“Maxwell” non è un insulto o una bestemmia, forse non lo sapevi
Sono un farabuttista, studio i farabutti. Allego presentazione:
IL FARABUTTISMO DIALETTICO ADOLESCENZIALE INCONSCIO
di NICOLA GLIELMI
Prezzo di vendita € 24,30
Libro SAGGISTICA 276 pagine
Copertina Morbida – Formato 15×23 – bianco e nero
1a edizione 10/2009
LA QUESTIONE MORALE – La doppia morale ed il comportamento ambiguo sono sempre esistiti da tempi immemorabili. La Bibbia, in proposito, è un testo illuminante. La doppiezza morale e comportamentale, compreso l’agguato con spargimento di sangue, sono stati teorizzati come pratica di ragione di Stato da Niccolò Machiavelli per la conquista ed il mantenimento del potere. Non ve n’era di bisogno perché la Bibbia insegna perfino come “coricarsi” col proprio padre, ubriacandolo, al fine di avere un figlio, in realtà per soddisfare un grande bisogno sessuale. Prima di Machiavelli le nefandezze peggiori erano state giustificate non da una ragione di stato, ma dalla fede religiosa e/o dalla “volontà” tirannica, spesso capricciosa, del potente al quale era conferita una natura divina. Da ciò l’intreccio tra la religione e la conduzione degli affari che è antichissimo fin dall’origine delle varie civiltà. In qualsiasi modo si rivolti la storia umana risulta che il fine non è mai tanto buono da giustificare i mezzi, perché se questi non sono buoni, il fine non può essere migliore. Una criminalità strisciante, che spesso sfugge al codice penale, domina, oggi come ieri, la vita sociale. I furti sono giornalieri in ogni campo. Giornaliere sono le devastazioni all’economia, al territorio, al buon senso, alle regole comuni, alla coscienza delle persone. La loro anima è lacerata giornalmente e la malattia depressiva e quella schizofrenica serpeggiano silenziosamente nella popolazione, con aumento d’omicidi, di suicidi, di stupri di gruppo. Dominano l’indifferenza e la mancanza d’interesse fino all’apatia che è la premessa per la malattia depressiva e per quella cancerosa. Sembra d’essere di fronte ad una nuova torre di Babele per la confusione delle lingue e per i continui “errata corrige”. Sembra d’essere di fronte a gente senza scrupoli, di fronte a “banditi da un punto di vista politico” (Vittorio Foà). Si è, invece, davanti a persone che esercitano scientificamente l’arte della menzogna e della truffa secondo la scienza neurolinguistica. Si spera solo che non si ritorni alle guerre di religione. La tendenza naturale dell’uomo, per la sua sopravvivenza, è il desiderio della conoscenza. Questa per il prevalere della peste psichica, può trasformarsi nel fanatismo, nella menzogna, nella tendenza a “scandalizzarsi”, nella retorica intesa come pura tecnica di persuasione. La spregiudicata abilità argomentativa, con uso truffaldino di paralogismi, spesso è interpretata con ammirazione per la sua capacità persuasiva e per il conformismo opportunistico dell’uditorio. —– Raffaele Petra, marchese di Caccavone (Napoli, 1798 – 1873) meglio di altri descrive la doppia morale in “ ’A confessione ’e Taniello”.—- Taniello, ch’ave scrupole,- mo’ che se vo’ ’nzora,- piglia e da Fra Liborio – va pe’ se confessa’. — “ Patre – le dice – i’ roseco, – i’ pe’ niente me ‘mpesto;- ma po’ dico ‘o rasario,- e chello va pe’ chesto… — Patre, ’ncuollo a li ffemmene – campo e ‘ncoppa a’ ‘o bordello: – ma sento messe e predeche, – e chesto va pe’ chello. — Jastemmo, arrobo…. O prossimo – spoglio e le dongo ‘o riesto; – ma po’ faccio ‘a lemmosena,- e chello va pe’ chesto… — E mo’, Patre, sentitela – ’st’ urdema cannonata: – la sora vosta, Briggeta, – me l’aggio ’nzapaonata! …” — Se vota Fra Liborio: – “ Guaglio’, tu si Taniello? – I’ me ‘nzapono a mammeta,- e chesto va pe’ chello!…” —- Taniello, che ha gli scrupoli,- adesso che si deve sposare,- decide di andare da Fra Liborio – per confessarsi.– “Padre – gli dice – sono irascibile – e per niente divento una bestia;- ma poi dico il rosario,- e quello va per questo — Padre io sulle donne – campo e sopra il bordello – ma sento messe e prediche, – e questo va per quello. — Bestemmio, rubo… il prossimo – spoglio e poi lo bastono: – ma poi faccio l’elemosina,- e quello va per questo….– E adesso, Padre sentitela – quest’ultima cannonata:- la sorella vostra, Brigida;- io me la sono insaponata! …” Si volta Fra Liborio:- “ Guaglio’, tu sei Taniello? – Io mi insapono tua madre,- e questo va per quello!….”—— Taniello e Fra’ Liborio appartengono ad una categoria di persone che possono essere definite “farabutte”, così come alcuni noti personaggi che guazzano nel torbido delle parole, oltre che delle azioni. —– Nel presente lavoro mi propongo di studiare il “farabuttismo dialettico adolescenziale inconscio” da un punto di vista medico e carattero-analitico, con un’analisi dell’onestà fondata sulla scienza e sulla biologia, e non secondo categorie filosofiche e/o morali di una confessione religiosa e di un corpo dottrinario da questa derivato. —La sindrome che tratto va inquadrata nella grande malattia della “peste psichica” studiata da Wilhelm Reich e di quella è soltanto una minuscola particella esaminata al microscopio. IL FDAI è una malattia del carattere. E’ una forma di disonestà caratteriale delle cui cause il soggetto non ha coscienza. L’ideazione e il comportamento fraudolenti di un ragazzo finiscono per costruire la disonestà mentale dell’adulto, ma questa ne è l’effetto. La causa è inconscia perché è rimossa, mentre l’effetto, la disonestà mentale, è cosciente. L’ideazione ed il comportamento disonesti sono determinati da fattori che il soggetto ha rimosso e che, pertanto, sono inconsci. Come una persona ha coscienza di provare terrore di stare in spazi aperti o chiusi, ignorandone le cause, così una persona ha coscienza della sua disonestà mentale e/o comportamentale, ma ne ignora la causa, che è rimossa.