La recessione e la “Lost generation”
28/09/2009 - Quasi un milione di giovani che vengono chiamati “neets”. Non vanno a scuola, non lavorano e non fanno training. Un problema che il Governo, in scadenza elettorale, non sa come affrontare. I loro risultati scolastici sono i migliori di sempre,
Quasi un milione di giovani che vengono chiamati “neets”. Non vanno a scuola, non lavorano e non fanno training. Un problema che il Governo, in scadenza elettorale, non sa come affrontare.
I loro risultati scolastici sono i migliori di sempre, sono tecnologicamente più dotati
rispetto alle generazioni precedenti e dal punto di vista lavorativo meglio impiegabili, eppure nel Regno Unito i giovani stanno diventando le vere vittime della recessione economica. Una triplice sberla che si traduce nell’ avere meno lavoro per i laureati, nell’assalto alle università e nelle orribili prospettive che si stanno delineando per i sedicenni/diciottenni, è la macabra fotografia dei ragazzi del 2009.
I “NEETS” – “E’ una stagione difficilissima per i giovani, soprattutto se fanno il confronto con i loro fratelli maggiori che hanno avuto più vantaggi negli ultimi 10-15 anni”, afferma Frank Furedi, professore di sociologia all’ Università di Kent e aggiunge “il lavoro disponibile è quasi sempre solo part time e oltretutto sottopagato”. E quella cifra vicino al milione di giovani classificati come “neets” , che non sono né studenti né lavoratori, è destinata ad aumentare significativamente nei prossimi mesi. Ecco perché i sociologi già parlano di una nuova “lost generation”, simile a quella decimata dal declino economico dei primi anni ottanta.
LA STAGIONE NERA DEI LAUREATI – Le difficoltà maggiori le incontra chi lascia l’università per cercare un lavoro, quelli che inseguono un corso di laurea e quelli che hanno deciso di non continuare gli studi per cercare di inserirsi direttamente nel mondo del lavoro. Per quelli che hanno speso migliaia di sterline per sostenere i costi di una laurea ( e hanno accumulato debiti dalle 15.000 alle 25.000 sterline ), questa potrebbe rivelarsi la peggior stagione di laurea da decenni. Come se non bastasse, una serie di blue-chip company si sono viste costrette a tagliare i fondi per la Ricerca. Un’analisi ha mostrato che l’assunzione di laureati è diminuita del 13%. E quella effettuata dal Chartered Institute for Personnel Development (CIPD) ha rivelato che meno della metà degli impiegati sono stati reclutati fra i 18 e i 24 anni di età. “Molti dei miei amici sono distrutti” dice Emma Gilbody che è stata fortunata perché ha trovato lavoro in una fabbrica per un po’ di tempo e ha deciso di posticipare la laurea all’ estate 2010. “C’è chi non può essere assunta come segretaria perché troppo qualificata. E’ un incubo”. Eppure Emma è già preoccupata per il prossimo anno “quando sarò laureata ci sarà una coda di gente che starà cercando lavoro a partire da quest’anno”.
IL PIGIA-PIGIA PER UNA LAUREA – Ma potrebbe andare peggio. Potreste essere, per esempio, un diciottenne con un discreto numero di esami potenziali nelle mani, ma non avere un posto per poterli effettuare. Decine di migliaia di giovani britannici stanno trovando difficoltà pure nelle richieste per poter accedere all’ Università. Le ragioni sono molteplici, ma alla fine sono tutte riconducibili alla crisi economica che ha ridotto drasticamente il numero dei corsi disponibili. Non solo. Chi è stato licenziato, anche se non più giovanissimo sta cercando di iscriversi ai corsi di laurea. Risultato : ci sono più di 100000 giovani a caccia di pochi posti disponibili. Alan Smithers, direttore del Centre for Education and Employment Research all’ università di Buckingham, afferma “la scalata per i posti ai corsi è ironica perché il Governo ha già dichiarato di non avere fondi disponibili”. E questa non è l’unica difficoltà per un Labour che punta alla rielezione il prossimo anno.
UN’ALTRA LOST GENERATION ? – Casey Savage laureato al Trinity
College di Hartford con un ottimo punteggio non riesce a trovare un lavoro. “Ho avuto colloqui con 24 società differenti. A questo punto ho realizzato che le opportunità sono molto limitate”. E’ un refrain abbastanza familiare che ricorre tra i college e le università lungo tutto il Paese. E il gruppo Student Survey 2009 ha stimato che solo il 19,7% dei laureati nel 2009 che si sono impegnati a trovare un lavoro, attualmente ne hanno uno. “E’ importante non ripetere la stagione della lost generation” -afferma Fureda-“c’è una grossa fetta di società che non è impegnata in nessun tipo di attività sociale. La cosa più sbagliata è che ora 1 bambino su 6 sta crescendo in famiglie dove nessuno lavora. Finiranno per non avere idea di cosa significhi alzarsi al mattino e stare al passo”. Non solo, aggiungiamo noi. L’ ondata di violenza giovanile che ha colpito il Regno Unito nei mesi passati e gli allarmi sulla delinquenza dilagante nei sobborghi delle grandi città sono continui e preoccupanti. La mancanza di modelli positivi, la società vista come un nemico, le minori protezioni del welfare, sono la miccia che può innescare la bomba della violenza. Se poi alcune babygang offrono anche soldi e un impiego, al servizio dei trafficanti di droga, è fatta. Vedere alla voce Scampia.













Bel articolo, Brava Tess.
La crisi globale porta davvero a dire che tutto il mondo è paese.
Scusami la confidenza, ma oggi con questi articoli d'inchiesta tu e Left (il suo locale e il tuo di respiro internazionale) vi siete messi in testa di fare concorrenza a Bonini&D'Avanzo?
Grazie.
Concorrenza a Bonini/D'Avanzo ? Non ancora ma ci stiamo attrezzando
Le piu' normali conseguenze dell'incremento del welfare, della spesa pubblica, delle regole di assunzione, della tassazione sulle imprese. Sono tutte situazioni prevedibili che, la Tatcher probabilmente sarebbe riuscita ad evitare, visto che leggeva Hayek. Invece continuano ad esistere i paladini dello Stato sociale che in nome della socialita' ha soffocato la societa' e drenato risorse da tutte le parti per investirle nel clientelismo. Speriamo che i giovani inglesi capiscano che solo riducendo ad un infinitesimo i poteri dello stato (e con esso il welfare e il numero di regolamentazioni) potranno riprendersi.
Stranamente l'autore dell'articolos sembra chiedersi anche “come mai e' accaduto”….
Basterebbe studiare Mises ed Hayek. E ovviamente, non essere interessati al potere politico.
Ovviamente parlando della crisi più grande dal dopoguerra a questa parte, originatasi nel Paese liberista per antonomasia, dove l'welfare non esiste, la spesa pubblica è volta perlopiù a sostenere le imprese e la politica estera imperialista e militarista, dove non esistono regole di assunzione e dove la tassazione sulle imprese è tra le più basse al mondo e le cifre colossali del debito d'impresa e privato hanno fatto impallidire il debito pubblico italiano. E guarda caso proprio l'Inghilterra figlia della Thatcher, per la prima volta dopo decenni, ha sollevato l'Italia dall'onere di essere l'unico Paese tra i grandi europei a rischio default, esibendo un indebitamento complessivo superiore al nostrano.
Concordo sul fatto che i giovani debbano sperare in una riduzione ad un infinitesimo dei poteri dello Stato, perché a quel punto non ci sarebbero più i poliziotti a separarli dai grandi santuari della finanza londinese che si nutre del loro presente e del loro futuro a suon di debiti e carta straccia.
Piuttosto di leggere Hayek, prova a guardare fuori dalla finestra ogni tanto.
Veramente si parla di una crisi mondiale che nemmeno i liberisti americani sono riusciti ad evitare e infatti negli States hanno un problema pure più grosso. Però tu libertyfighter credi ancora a Babbo Natale. Buon per te
Stranamente… Si chiama Regno Unito e non Unione delle Repubbliche Socialiste della perfida Albione. E non venitemi a raccontare che, siccome Keynes era inglese… oggi l'Inghilterra è un paese keinesiano. Sarebbe come dire che la Germania è marxista perché ha dato i natali al barbudos di Trevir. Qui le responsabilità sono dovute ad un combinato disposto di liberismo e e svuotamento delle risorse dello stato sociale (o, visto che l'hanno inventato proprio da quelle parti, del welfare). Hayek non si tiri fuori dalle sue responsabilità ideologiche, come pure Mrs Tatcher e Mister Blair da quelle politiche. Per dirla col Vangelo:”è dal frutto che si conosce l'albero”.
La crisi mondiale è stato l'alibi perfetto per sputare sulle libertà, quelle economiche comprese, come il diavolo è l'alibi perfetto alle mancanze di un dio qualsiasi.
La politica monetaria inesatta, quella della Fed. Tasso d'interesse e tasso di inflazione non hanno camminato di pari passo, il boom immobiliare, e le successive conseguenze, ci sono stati dopo aver posizionato il tasso di interesse molto al di sotto di quello che doveva essere. Questo io lo chiamo intervento statale.
Questi ragazzi hanno un grande bisogno di lavoro, lavoro che non si materializzerà dal nulla e che le aziende saranno restie a creare con una tassazione elevata, derivante soprattutto da un Welfare ormai insopportabile dal punto di vista delle risorse, e banalmente truffabile… sono circondato da persone che prendono la disoccupazione ma lavorano con costanza come imbianchini con tanto di operai… ripeto con tanto di operai. Gli pagano anche la mensa ed i libri ai figli… che schifo.
A proposito di Scampia: crea un regime fiscale privilegiato in Campania, Calabria e Sicilia, tanto per citare i casi più gravi, anche zero tasse… Così per cominciare a togliere manodopera alla Mafia.
Poi liberalizza le droghe leggere, così per toglierli il business con cui entrano in affari.
I capitalisti possono sbagliare, è logico, ma il capitalismo è uno strumento, il socialismo, democratico o dittatoriale, destra o sinistra, sarà sempre un'ideologia contro le libertà dell'individuo.