Assaltano le navi senza alcun controllo. Non si sa chi siano, chi li mandi e come possano essere contrastati. Lontano dai romantici racconti settecenteschi, ecco i pirati del 2000
Controcorrente è la rubrica periodica - piaccia o meno – di riflessioni abr-asive su argomento a piacere del noto “pessimo elemento” Abr. Lettura raccomandata dai migliori specialisti in disintossicazione dal pensiero predigerito e rigurgitato dal mainstream “progressive”. Può causare allergia, sonnolenza e dare assuefazione
Contrariamente a quanto comunemente si pensa, la pirateria – non informatica, ci riferiamo a quella
classica marittima - non è mai scomparsa del tutto di mari del Pianeta: dai rifugi delle piccole isole dello Stretto di Malacca, tra le remote isole del mar di Giava o nel golfo di Aden. Il fatto che fa notizia non è la scoperta del sopravvivenza della “turpe attività”, quanto il tonnellaggio del naviglio preso di mira e il numero di navi prese in ostaggio. Come si sa spesso le dimensioni contano e determinano la “qualità” dei fenomeni, soprattutto nei dintorni di quella mera espressione geogafica, non più entità politica da decenni, che risponde al nome di Somalia: si registrano 92 navi da carico sequestrate nel giro del presente anno, non barchette a vela o entrobordo di turisti privati come capita da sempre in molti mari del mondo. Tra le navi mercantili sequestrate, una con 33 tank russi a bordo e una superpetroliera saudita dalle dimensioni di una portaerei, fatto avvenuto sabato scorso. Altre tre navi sono state sequestrate in settimana dopo questa.
LE VIE DEL MARE - Il sequestro più clamoroso, la superpetroliera con un carico di 100 milioni di dollari in petrolio, è significativo anche perchè non avvenuto sottocosta,mediante un seicentesco agguato tra le secche e gli scogli, bensì a 450km al largo delle coste keniote, implicando mezzi, dotazioni tecnologiche e padronanza marinaresca non irrilevanti . Altra cosa che allarma: lì passa una delle principali “autostrade del mare” mondiali, con un transito di 200.000 navi l’anno. Il business è certamente fruttuoso: si stima che i pirati, molti dei quali annidati nel territorio “indipendente” (cioè autogestito) del Puntland - la ex Somalia Britannnica per chi sa di storia – abbiano ricavato quest’anno 50 milioni di dollari in riscatti, cui vanno aggiunti i circa dieci che otterrano per restituire la superpetroliera. La cosa che fa specie è che stiamo appunto parlando di uno dei tratti di mare aperto più frequentati anche dalle Marine Militari più potenti del mondo come quella americana: dopotutto è la rotta da ovest verso il Golfo Persico. Ma si sa, il mare è grande, anche se la ragione della relativa facilità degli “abbordaggi” non è solo questa, ne parleremo più avanti. Sta di fatto che finalmente s’è composta una sorta di task force internazionale, di cui fa parte anche la nostra unità cacciatorpediere Durand de la Penne che già in questi giorni ha sventato un tentativo di arrembaggio a un cargo. Raccontata la notizia (“i pirati sono vivi e lottano tra noi”), rimangono due questioni aperte: chi c’è eventualmente dietro ai pirati, e come mai tutta questa relativa facilità di azione.
CHI C’E’ DIETRO? - La prima questione ha risposte vaghe ed indeterminate: siamo in presenza solo di lungimiranti e disinibiti “Signori della Costa” che han saputo sfruttare - o provocare - il vuoto di potere somalo per lucrarci abbontantemente, facendo un notevole salto di qualità dalla gestione dei traffichetti locali ad “affari” di volume internazionale? Si sa solo che quel Puntland non risulta fosse “penetrato” o controllato da
fazioni particolarmente amiche del fondamentalismo islamico. Il problema vero è che non si può dire con esattezza cosa stia succedendo laggiù: la principale intelligence occidentale, la Cia con le parallele agenzie militari, hanno da tempo trascurato il reclutamento di informatori locali per scelte strategiche (dopo gli anni Novanta si sono affidati del tutto alle ricognizioni tecnologiche e satellitari) ma anche per l’assenza di ambasciate e missioni in queste non-Nazioni. Quanto ai Paesi ex colonialisti che in teoria dovrebbero godere di rapporti “privilegiati” con quelle terre, come l’Italia nel caso di specie, hanno subito la devastazione dei Servizi mediante tagli e giochini di retrobottega politico, divenendo ciechi e sordi per ferite autoinflitte. Collegamenti evidenti con Al Quaeda non appaiono evidenti insomma, forse perchè i reparti speciali americani basati lì vicino a Jibuti hanno saputo mantenere “sgombro” il campo sinora, chi può dirlo? Sicuramente la “attrattività” del business e il potenziale enorme in termini di ritorno mediatico di operazioni terroristiche marine (vedi Uss Cole, o più anticamente il sequestro della Achille Lauro) non lascia tranquilli.
VA BENE LO STESSO? - La seconda questione: a cosa si deve la debolezza con cui si è contrastata sinora l’azione dei pirati, essa ha risposte variegate e interessanti. C’è da considerare che quell’ottanta per cento circa del movimento merci mondiale che avviene via mare ha sempre avuto usi costumi e operatività gestite in modo volutamente poco trasparente, con poco amore per la divulgazione di rotte, carichi etc. Paesi come Panama o la Liberia sembrano esistere apposta per fornire “bandiere”, cioè paraventi internazionali, agli armatori; i carichi e le navi con gli equipaggi sono tipicamente coperti da assicurazioni. Aldilà del pur prezioso carico, anche il personale di solito non ci rimette: il rimborso assicurativo in caso di “problemi” copre stile vitalizio le esigenze economiche dei pakistani, filippini e malesi che formano di solito gli equipaggi. Non vorremmo spingerci a delineare scenari quasi “win-win” tra armatori, marinai e pirati, ma se il fenomeno ha raggiunto le dimensioni di cui facevamo cenno prima di divenire un “problema”, un motivo c’era: tutto sommato nessuno ci rimetteva più di tanto e gli Sos non partivano.
























sniff sniff.
Non c’è scritto nemmeno una volta mainstream
sì, però se je menamo si frustra la libera iniziativa e il libero mercato dei mari! Ti pare bello?
Secondo me sono quelli di Greenpeace per autofinanziarsi…
Scherzo prima che mi quereli qualche zelande “gommone verde”
Ora che il giappone mi pare ha pagato il riscatto, questi si sentono forti… PIU’ PIRATI PER TUTTI…
Potremmo non so, salvarli come abbiamo fatto per Alitalia tipo. Mandiamogli Fantozzi, due piccioni etc etc
@loska: vero acc… la svolta buonista di abr
Del resto solo i vecchi rimba alla Camilleri ripetono sempre le stesse solfe: change yes we can! (ma non contateci sempre).
@greg.: se je menamo ai pirati frustriamo che? Il vero apsetto intrigante dal punto di vista “liberista” che nel post si accenna solo di sfuggita (un post un tema slo, no?) è che gli armatori temono che chiedere l’intervento Statale internazionale per debellare la pirateria implichi di converso un maggior controllo sui traffici …
@fabio: eccerto che si paga, tanto i carichi so’ assicurati! I pirati si sentono fortissimi e inattaccabili, anche se un assalto su due non andasse a buon fine, fin che possono contare su “santuari”.
@ri-loska: no, adesso arrivano gli Indiani, senza calumet della pace.
Ma secondo te Abr, è possibile contrastarli?
E come?
Io dico, da incompetente militare, che trovo assurdo che questi facciano il cacchio che gli pare e tutte le nazioni mondiali rimangano di stucco e un barbatrucco!
@tetsuo: sul post sostengo che sinora è andato bene così più o meno a tutti, ma ora stanno esagerando.
Quanto al fermarli so’ cavoli: col “buonismo” delle facce feroci si ottiene poco, un po’ meglio si va mandandoli ai pesci, la soluzione sarebbe smantellare i santuari. E’ la lezione del Vietnam, o di converso della cattura del Che. Politicamente (stile Italia con Gheddafi sugli scafisti e ci credo poco) o militarmente.
L’India interviene e la Cina no? Sta’ aspettando o ci sono altri motivi?
Questione di prossimità strategica, anche se la Cina ha grandissimi e crescenti interessi in Africa.
Probabile che il loro atteggiamento sia stile americano nuovo, non ci tengono a fare la figura dei pistoleros fuori casa per gli stessi motivi di immagine per i quali han santificato le Olimpiadi (attirare non spaventare). .
negli anni 80, imperversavano i pirati nigeriani.
questi tizi, assaltavano le navi alla fonda davanti al porto di lagos.
assaltavano anche le navi sovietiche, e allora le autorità russe inviarono un po’ di moroskaya pekota (fanti di marina) in incognito.
una notte, una barca dei pirati affondò.
questa era la versione ufficiale.
in realtà , i soldati russi avevano catturato vivi tutti i pirati che avevano assaltato la loro nave, e dopo gli avevano piazzati sulla barca che era affondata… una versione silenziosa dei giri di chiglia (metodo della marina degli zar per punire i riottosi).
da allora, le navi russe furono lasciate stare…
Dici che è un metodo da imitare?
.. l’approccio è quello che funziona (del resto, i russi .. chiedere referenze ai tedeschi dell’est nel ‘45 o ai ceceni).
L’impressione è che i pirati somali siano ascesi a livelli mai visti: non è più un collateral, han fatto il salto al professionismo per cui non sarà facile “convincerli” a smettere.
Finalmente un pezzo ”free american culture”! A parte gli scherzi Abr, bel pezzo. Il problema è secondo me riconducibile come scrivi, sia alla ”connection” spartitoria armatori, marinai e pirati( in questo caso per l’equilibrio strategico mondiale fortunatamente, meno rilevante ), sia a un contemporaneo emergere del terrorismo internazionale ”ipotetico” e velato ( questo più inquietante ed insidioso, come scrivi ). E’ questo il problema più serio, perchè penso non sia per niente estranea la ”pasta” del terrorismo internazionale dal ”piatto” in questione. Definibile come ”territorialità” e ‘’situazione”. A questo punto, hanno fatto bene i militari francesi ( precorrendo gli indiani ) a fine settembre, ad arrembare con ”teste di cuoio speciali” le barche dei ”pirati”, di fronte alla costa orientale africana, che quasi in un guizzo alla Entebbe, hanno fatto fuori bandane e burattini bandanati. Secondo me dentro le ”barche pirata” si potrebero annidare passaggi di armi e uomini alla Al-Zarkhawi per intenderci, in fase di ricollocazione ”dormiente” di cellule terroristiche. E in questo potrebbe essere anche non estranea ”la base” bin-ladeniana. Al-Quaeda è molto mobile sullo scacchiere africano e non solo. L’Africa è un ottimo snodo di collocamento e passaggio strategico del terrorismo di ogni genere( lontano nel tempo, il blitz dei tedeschi, contro gli uomini della Badher-Meinhoff a Mogadiscio). Ricordo altresì per ciò che riguarda Al-Quaeda, gli attentati a Bali e in altri luoghi in Indonesia e nel mondo, il massacro alla ambasciata americana in Kenia ( in cui perì gran parte del personale locale keniota e anche americano anni fa, prodromico del 9/11 ) e più simili alle scorrerie piratesche attuali, gli attentati alle navi americane di fronte alle coste dello Yemen, fatti con kamikaze provenienti dal mare ( guarda caso ). E gli avvicinamenti più recenti, dei barconi del dittatore sciita Akmhadinejad a una nave di marina americana di fronte alle coste iraniane, prontamente sventato da alcuni colpi di avvertimento ben piazzati. Caso per ora, mai ripetutosi. Meglio vigilare con l’intelligence internazionale e attivare per contro anche una politica di multilateralismo non ingenua, di cui Obama ha già enunciato, accenni e lineamenti programmatici. Vero sbocco, al finalmente si spera concluso programma del ”nuovo ordine mondiale” iniziato e voluto da Bush senior con Desert Storm, proseguito con la strategia della ”guerra preventiva” di Wolfowitz e Bush junior. Il che non vuol dire calare le braghe come si usa dire ”dalle parti del porto”. Per rimanere in tema. Ciao
Miii Bazooka, della serie la strategia mondiale in venti righe: brevi cenni sull’Universo!
Ci provo a emularti (ovviamente vedendo le cose dal versante mio!): identificare in sintesi estrema una causa primaria di tutto l’ambaradam?
Per me è la più che decennale assenza di un vero “ordine mondiale”.
Ai tempi della guerra fredda era inconcepibile il sussistere di uno “spazio” non presidiato da nessuno Stato come è oggi la Somalia. Altrove ci sono nuclei di malviventi, lì c’è un “ecosistema” dove il fenomeno ha assunto dimensioni inaudite rispetto alle altre aree infestate tipo Golfo di Guinea, Molucche-Filippine meriodionali o Mar Cinese meridionale.
Un ordine mondiale post guerra fredda con una unica potenza non poteva che essere UNILATERALE: dopo Reagan (bombe su Gheddafi), Bush Sr. (contro Saddam in Kuwait), Clinton (Bosnia, Kosovo-Serbia, Somalia) abbiamo OPERAZIONI DI POLIZIA INTERNAZIONALE. Nota bene il clamoroso insuccesos della Somalia: vuoi perchè il gioco non vale la candela, gli Usa si ritirano (e con loro tutte le Onu varie e avariate).
Come la crisi subprime, tutti i nodi clintoniani vengono al pettine oggi!
Bush Jr. invece, contrariamente a quanto si pensa da noi, non è un Dems. interventista ma un Rep. “isolazionista”: viene eletto perchè l’America VUOLE USCIRE dal ruolo di gendarme del mondo, serve focalizzarsi sul rapporto economico-strategico con Cina e Pacifico (una specia di dottrina di Monroe rimodernata), fuckoff Europa e Medio Oriente, s’arrangino se ci riescono.
Poi avviene guarda caso il 9-11, e tutto “torna come prima”: gli Usa costretti a spendere e spandere nel vicino oriente (europa, israele, arabia, pakistan) . Strano nevvero?
I consiglieri NeoCon (ex Dems. migrati) lo convincono che l’America HA UNA RESPONSABILTA’ nei riguardi del mantenimento dell’ordine mondiale (politico stregico e quindi anche economico, vedi fonti energetiche), che PARTE dal M.O. Da cui Afghanistan e Iraq.
Poi sarebbe toccato a Siria e Iran e magari anche a Sudan e Somalia. La soluzione del problema Israele sarebe derivata da tutto ciò come un frutto maturo che cade da solo.
Non sono riusciti a portare fino in fondo il “grande disegno strategico NeoCon”: molti nel Mondo l’ordine non lo vogliono, preferiscono “il fermento”. Han dipinto l’operazione Bush jr. come unilaterale (e vorrei anche vedere! Quante divisioni schiera l’Europa o l’Onu?) mentre invece era una assunzione di responsabilità.
E i boccaloni mondiali (sorry), quelli col riflesso condizionato yankee go home, ci sono cascati in pieno.
Ora vedrete, scommettiamo? Obama riprende Bush Jr. dove era rimasto (focus on Cina e Pacifico), succede un attentato micidiale (nuke su Israele o similari) per richiamare indietro l’America.Perchè il MULTILATERALISMO è roba da BOCCALONI GIORNALAI e politicanti populisti: nonsi fanno le nozze coi fichi secchi, l’Europa non può e non vuole spendere per difendere e difendersi, a amggior ragione in epoca di crisi economica.
Quanto ai pirati e alla Somalia, la mia tesi è che sinora stavano “under the radar”, ora hanno rotto e qualcuno si occuperà di loro finche non riscenderanno sotto il livello radar.
ciauz!
Così tanto vi piace l’ordine mondiale a senso unico? E lasciateli piratare in pace!
Spero tu non abbia ragione. Ma le tue analisi non sono sbagliate, anzi. I boccaloni italiani ( non ti preoccupare la birra la bevo in lattina
)hanno purtroppo il bastone del comando! D’Alema che scambiò la Baraldini in cambio di una sentenza assolutoria sul Cermis e Rutelli in versione clerico-radicale ambientalista con salsa cinefilo weltroniana( nota il w doppio sul cognome in fondo lui non vota di quà e di là dell’atlantico come la Melandri, ma compra immobili in Big Apple per la pupona prediletta). Sempre D’Alema e Clinton che cantano ”for his a jolly good fellow and I saw all of us” e l’Internazionale, uno suona il sax e si fa fare un ”blowjob” mentre gli cade il mondo attorno e sta bombardando Milosevic ( scusa Monica se ti disturbo sul lavoro, ma è così: dalla punta del cock alla punta del Cruise). L’altro fa Red Television scopiazzando italia 1(unoooo) e la Brambilla. Forse si, siamo mal messi. In più Mr. Emanuel senior se ne esce con una battuta d’esordio mandato sugli arabi, che se l’avesse proferita il Caimano meneghino, veniva la fine del mondo mass mediatica sul ”politically uncorrect language”. Speriamo bene. Tra poco è Natale. Ciao
Ah!? comprì: ”lotta dura senza premura”.Brutto vizio molto italico quello di saltare sulle ”battaglie” altrui, in mancanza delle proprie(inteso anche come, idee). Forse non ce rimasto altro, tu dici. Non credo.
@bazooka: già, alla fine tutti magnano bevono dormono pisciano e cacano …. e a volte pure fottono. Perchè mai dovrebbero essere migliori di chi li elegge? Ah tutta ’sto messianismo riversato nella politica!
@luciano: Mi par quelli che: “ma che danno procureranno mai gli immigrati?” e poi scopri che abitano nei quartieri esclusivi con tanto di guardianeria …
(uno di questi, mio conoscente, di sinistra, ha la coppia di servitori in casa, lei cuoca babysitter lui giardiniere autista riparatore tuttofare; clandestini, schiavizzati 24hx6gg. perchè “se non sono bravi li cambio, tanto se ne trovano che han bisogno .. “).
Hai ragione. Ma io quando fotto ( caco, piscio ecc…)non chiamo al d’Alema o Storace ( un pò di qualunquismo non guasta ogni tanto, và!
) con un certificato e gli chiedo di cacciare in un urna un cartoncino col simbolo da marcare. Non pecco di esibizionismo! Ah! Ah! Ah! Ciao
Mumbai, november 26. Cosa ti dicevo? Come volevasi dimostrare. Purtroppo. Ciao
Baz, dici che i terroristi hanno agito per via dell’attacco indiano ai pirati? Mah non credo, anche se il recente allineamento agli Usa, in via di rinforzo con Obama, non gli ha certo giovato.