Economia

Berlusconi il comunista?

26 settembre 2009

Spiace contraddire il socio Phastidio e l’ottimo Carlo Stagnaro, ma non siamo noi ad essere comunisti. E’ Silvio Berlusconi che sembra  diventato comunista, da socialista che era.

E’ in ottima compagnia, visto quello che è accaduto a Giulio Tremonti: un altro socialista brevemente  diventato liberale e ritornato socialista in  salsa corporativa, come il mai abbastanza vituperato Alberto Beneduce, nazionalizzatore e becchino dell’economia italiana, prima come simpatizzante socialista e poi come  fascistissimo socializzatore da destra, senza dover cambiare una virgola delle proprie ricette.  Oltre a quanto già fatto notare da Carlo, vorrei aggiungere alcune considerazioni.

REALTA’ VERSUS PROPAGANDA - Le affermazioni del nostro premier sono innanzitutto smentite dalla realtà dei fatti: se la preoccupazione berlusconiana è che i prezzi sono troppo volatili e una regolamentazione,fino al divieto dell’uso di derivati, sarebbe la cura,   il rimedio previsto è  molto peggiore del male.  Numerosi studi chiariscono come i mercati più volatili non siano quelli più liquidi e dotati di strumenti finanziari derivati, ma proprio quelli dove tale attività è vietata o dove  i governi intervengono pesantemente, come nel caso del riso. L’esempio più estremo di fallimento dello Stato è quello delle cipolle;  nel 1958 il Congresso USA  vietò la “speculazione” in derivati; il risultato fu un aumento della volatilità e non una sua diminuzione; il mercato è tuttora uno dei più instabili. Se invece la speculazione è maligna soltanto quanto spinge i prezzi in una determinata direzione, il discorso diventa  incoerente e contraddittorio:  innanzitutto, quale sarebbe la speculazione cattiva? Quella che spinge i prezzi al ribasso o al rialzo? La speculazione “al rialzo” disprezzata per gli effetti sui prezzi degli idrocarburi è la stessa speculazione che viene salutata come patriottica, quando spinge i pezzi di  titoli di Stato e cartolarizzazioni di immobili, massimizzando così le entrate per il Tesoro e riducendo la spesa governativa per gli interessi sul debito.

12 commenti a Berlusconi il comunista?

  1. Giul

    sprecandole in spesa assistenziale…
    dire che hai semplificato è dire poco

  2. pietro60

    anche La Malfa ha qualche dubbio, leggi la lettera al Corriere della Sera:
    Caro Direttore,
    lo scorso 4 settembre ho inviato al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una lunga lettera per illustrare le ragioni del mio disagio nei confronti soprattutto della politica economica del Governo, tanto più in questa difficile crisi mondiale. Proprio la politica economica era stata, all'indomani dell'ingresso dell'Italia nell'euro, uno dei motivi determinanti che mi indussero a proporre al PRI di lasciare la coalizione di centrosinistra e di entrare nella coalizione guidata da Berlusconi. L'ingresso nell'euro rendeva indispensabile e urgente una profonda svolta nella politica economica italiana perché con l'euro non sarebbe stato più possibile tutelare la competitività industriale del Paese attraverso periodiche svalutazioni del cambio della lira con cui si coprivano le nostre debolezze strutturali.
    Le due linee portanti del programma del centrodestra erano la riduzione della pressione fiscale e le Iiberalizzazioni. Viste le dimensioni del debito pubblico la riduzione delle imposte presupponeva una decisa riduzione della spesa corrente ed in particolare una contrazione dell'area delle amministrazioni pubbliche che soffocano le capacità di azione dei cittadini. Invece tra il 2001 ed il 2006 non vi è stata alcuna riduzione della spesa pubblica corrente; la pressione fiscale è rimasta quella che era; il progetto di liberalizzazioni che avevo sottoposto al Consiglio dei ministri come responsabile del progetto Lisbona, venne accantonato nel 2006 e mai più ripreso.
    Ancora più deludente il bilancio di questo primo anno e mezzo di legislatura. Accantonato ogni progetto ambizioso di riordino della Pubblica amministrazione (compresa l'abolizione delle Province) per ridurre la spesa corrente e quindi ridurre la pressione fiscale, il Governo ha finito per limitarsi ad una politica del giorno per giorno. Ma questo non ci garantisce affatto l'aggancio alla ripresa mondiale quando avverrà perché comunque l'Italia non è sufficientemente competitiva.
    Non abbiamo condiviso la riforma federalista dello Stato dalla quale scaturiranno inevitabilmente, per il modo con cui essa è stata articolata, nuovi oneri per la finanza pubblica. In mancanza di una vera riorganizzazione di tutta la macchina politico-amministrativa, la promessa di devolvere al centro-nord maggiori risorse fiscali assieme alla necessità di garantire al Sud le risorse di cui gode attualmente porterà sicuramente ad un aumento del deficit o della pressione fiscale.
    Su un piano più politico, ho molti dubbi su vari aspetti della politica estera, mentre una lunga serie di errori sta mettendo in crisi quel delicato equilibrio fra lo Stato laico e la Chiesa cattolica che fu uno deí frutti migliori della collaborazione fra DC e partiti laici nel dopoguerra.
    Il tempo entro il quale l'Italia deve cambiare strada si sta facendo sempre più breve. Il mondo non attende le nostre pigrizie e le nostre esitazioni. Nuovi paesi si affacciano sul mercato e gli spazi per l'Italia tendono a ridursi perché le imprese hanno costi, tra cui quelli fiscali, troppo elevati. La scuola e l'Università, da cui nasce l'innovazione, versano in condizioni disperate. Il sistema pensionistico richiede, per essere sostenibile, un a/lungamento dell'età pensionabile. La Pubblica amministrazione è insopportabilmente estesa e costosa.
    Ecco perché sono giunto alla conclusione che per noi una fase si è chiusa ed è necessario aprire una riflessione sul modo nel quale realizzare nel Paese la svolta politica indispensabile per fermare il declino italiano che dura da quindici anni e preparare un degno futuro per i nostri giovani.
    Mi creda.

  3. pietro60

    C'è da dire, che se poi si legge quello che scrive CDB la sitazione è quella ben descritta da uno slogan che pubblicizzava una grigliata organizzata dalla croce rossa italiana:
    si finisce dalla barella nella brace……….

  4. procellaria

    “ottimo Carlo Stagnaro”??? e qui si interrompe la mia letture dell'articolo

  5. redmail

    Il liberalismo è avveduta difesa dei ceti abbienti, spacciata per equilibrato accesso alle risorse per ogni censo.
    Difesa del concetto di merito, come espressione eufemistica della ben più reale nascita con la camicia e difesa del suo corso. Hasta la victoria siempre.

  6. comicomix

    L'articolo è molto interessante, anche per uno che sta dall'altra parte… ^_^
    Meriterebbe una trattazione molto approfondita, e non è questa la sede…magari ci si sente via mail…:-)

    Solo qualche osservazione.
    Lo statalismo non è (e i fatti di questi mesi lo metttono in luce) una prerogativa esclusiva della sinistra. In Italia abbiamo avuto il fascismo, per esempio, che era certamente di destra ma non era né liberale né liberista, anzi.
    E' l' “anomalia” italiana…Molto si è discusso del fattore “K” e troppo poco del fattore “F”, che comunque è una componente non secondaria della destra italiana…

    I liberali in Italia sono (purtroppo) una sparuta minoranza. E la socialdemocrazia da noi è stata spesso confusa con l'assistenzialismo e lo statalismo.

    Da persona di sinistra molto interessata ed a volte persino “convinta” da alcune idee del liberalismo (non del liberismo, sinceramente), sono sconsolato, ovunque guardi.

    Che QUESTO governo non sia neppure lontanamente liberale (ma neppure socialista, neanche alla lontana) l'avevo capito da subito, sinceramente.

    Un sorriso e un caro saluto

    C.

  7. che bellino Silvio nell'immagine

  8. Z

    La storia secondo Rand.

    Gli ultimi quattro secoli, nel caso in cui non te l'abbia detto nessuno, hanno visto lo sterminio e l'assoggettamento delle popolazioni amerinde, la prosperità economica occidentale fiorire a debito sul colonialismo, le guerre, i genocidi e l'inquinamento globale. Un debito mai saldato.
    Hanno visto la fine del mito della frontiera, il fallimento del capitalismo liberista ottocentesco, svariate crisi di sovraproduzione sistematicamente risolte con le guerre o col debito pubblico, fino a quest'ultima svolta neoliberista che ci ha portati alla più grande crisi economica della nostra generazione. Dalla quale il sistema ancora una volta tenta di salvarsi a spese dei più deboli.

    E l'idolatra, nudo, di fronte alla verità, volge lo sguardo altrove.

    Incolpare il socialismo dell'attuale crisi economica somiglia molto a ciò che fece Stalin quando individuò in Trotzky il capro espiatorio verso cui rivolgere il furor di popolo.

    Vedi bene che, di cazzata in cazzata, finisci per essere comunista pure tu.

  9. Z

    Dimenticavo la cosa più ridicola dell'articolo.

    Solo un economista può prendere una variabile intrinseca al sistema come parametro di verità assoluta, del resto, se non lo facesse, dovrebbe rendersi conto di aver inseguito una chimera per tutto il corso della sua esistenza.

    Allora dimmi. Cos'era il var fin solo al 2007?

    Che aspettative riponi in un parametro che un anno prima della più grande crisi economica a memoria di vivente segnalava calma piatta?

    Ah, ma nel 1958 presagiva l'anomalia sul mercato delle cipolle.

    Meno male.
    Mi sento molto più tranquillo.
    Senti, cosa dice la volatilità sul mercato della noce moscata? Sabato prossimo vorrei fare il brasato…

  10. jcfalkenberg

    Carissimo Comicomix, lungi da me pensare che lo statalismo sia soltanto prerogativa della sinistra. Il tuo commento sul fascismo è assolutamente pregnante, ma forse sono di parte: costituisce una parte di un post in scrittura ieri ma di cui ho dovuto posticipare la pubblicazione. Stiamo entrando troppo in sintonia :)
    Se volessimo parlare di destra statalista, separata dagi imitatori del socialismo, dobbiamo tuttavia rifarci ai reazionari alla de Maistre e ad un'ala dei Tories precedenti alle Corn Laws. Si trattava di correnti in declino già a metà dell'ottocento, che purtroppo contagiarono alcune correnti del nascente socialismo, permettendone la sopravvivenza di alcune loro posizioni come opinioni rispettabili. Da lì, tornarono ad infettare la destra illiberale molto rapidamente. Già la destra “bismarckiana”, ad esempio, imitava proposte socialiste pur detestando i socialisti. In Germania quanto in Italia.
    Ritengo quindi valido il tuo argomento, ma credo che l'esempio fascista non sia del tutto dirimente, per quanto almeno pertiene socialismo e sinistra. Il fascismo mi pare un movimento estremamente influenzato da una certa sinistra. Non soltanto Mussolini fu una figura tutt'altro che marginale nel partito socialista, ma la permeabilità fra un certo fascismo e l'alveo socialista fu tutt'altro che ridotta: sono numerosi gli esempi di passaggi da una sponda all'altra, da Beneduce a Scalfari.
    E' purtorppo vero che questo Governo dimentica d'essere liberale in troppe occasioni; non sarei sicuro che non sia socialista, almeno nell'accezione meno nobile del termine.

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