LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – “Basterebbe una semplice e determinante riforma: tutti i tempi sono perentori, finendola di ritenere tali solo quelli che riguardano il cittadino e non quelli della pubblica amministrazione che, invece,sono sempre ordinatori (cioè non sono vincolanti)”. L’idea non è nuova. Comunque, tra il 2001 e il 2005 il governo Berlusconi non ha fatto nulla. Pazienza, è il passato. Però
oggi, nel 2009, Renato Brunetta è il ministro competente in materia. Ha fatto molte dichiarazioni anti-fannulloni, qualche norma discutibile sulle assenze (confuse con l’assenteismo), ha varato la legge delega in materia di riorganizzazione, che riafferma principi già contenuti nell’ordinamento italiano, e in più introduce nuove norme in materia di valutazione che si sovrappongono a quelle già esistenti, creando confusione. Non c’è traccia però di un sistema coerente dell’organizzazione che aumenti efficienza (rapporto tra obiettivi e risultati) efficacia (rapporto tra obiettivi ed effetti) e economicità (rapporto tra costi e risultati) della Pa. E non c’è traccia di quella “semplice regola” dei tempi perentori. Misteri del riformismo.
LIBERALIZZAZIONI E MERCATO – In quella rivista del 2005 c’è dell’altro. “Occorrono riforme che puntino alla libertà di mercato, alle liberalizzazioni, premiando il capitale che crea profitto e non quello che punta alle rendite.” Parole sante. “Si aprano le finestre delle professioni, si abbattano le muraglie del monopolio o dell’oligopolio, e si vedranno fiorire iniziative nuove e promettenti.” Parole sacrosante. Però, di fronte alle timidissime liberalizzazioni proposte da Bersani, nel 2006 e nel 2007 i nostri riformisti si opponevano. Pazienza, è il passato. Ma adesso nel 2009, mentre ricoprono incarichi ministeriali o di partito di grande responsabilità, non fanno sentire la loro autorevole voce all’interno di quel partito riformista che è il PdL, intriso di “pluralismo ideale, politico, culturale”, tacciono. Non fanno una battaglia politica per queste riforme, lasciando passare provvedimenti di segno radicalmente opposto, dando ascolto alle sirene corporative dei farmacisti, con il ddl Gasparri-Tomassini, o alle norme su assicurazioni e tassisti previste nel cosiddetto decreto mille proroghe. Misteri del riformismo.
TASSE ED EVASIONE FISCALE - Sacconi, Brunetta, Cicchitto e compagnia avevano idee chiare anche sul fisco e scrivevano, nel 2005: “Il sistema fiscale è, in Italia, un’idrovora che assorbe ricchezza e restituisce inefficienza. A cicli perpetui si discute di riforma, ma, alla fine, si producono condoni. I condoni sono spesso necessari proprio a causa di leggi e pratiche fiscali pazzesche, ma, a loro volta, incentivano l’evasione e la convinzione che solo alcuni pagano tutto.” Chissà se se ne ricorderanno oggi, nel 2009, di fronte all’ennesimo vergognoso condono che è lo “scudo fiscale” in dirittura d’arrivo. E chissà che ne penserebbero i loro riferimenti ideali e politici, “Turati, Matteotti, La Malfa” della scelta di arrendersi all’ineluttabilità dell’evasione ed elusione fiscale, che è un furto non a Roma ladrona, m
a a tutti i contribuenti onesti, e soprattutto a quelli più deboli. Un buco nero che vale diverse manovre finanziarie e renderebbe disponibili risorse per abbattere il debito pubblico, fare investimenti utili al paese. Predicare bene e non razzolare affatto. Misteri del riformismo.
LA NATALITA’ E LA FAMIGLIA – Se una delle criticità è una società vecchia ed ingessata, è necessario puntare sui bambini. Nel 2005 i nostri campioni del riformismo scrivono: “Occorre avviare nuove politiche sociali incentrate sull’infanzia e sulla famiglia, che ribaltino la prospettiva tradizionale e investano sulle nuove generazioni, incoraggiandole ad avere figli”. Giustissimo. Occorre supplire alla “carenza di adeguati sostegni per i nuclei familiari, con particolare riguardo alla ancora insufficiente diffusione dei servizi di cura, all’infanzia e alla persona in generale.” Vero. E poi, cosa serve? “Occorre avviare un complesso di politiche, a partire dalla riforma del sistema fiscale che dovrà caratterizzarsi, a regime, per poche aliquote e per molte detrazioni, connesse a comportamenti socialmente rilevanti, come lo sviluppo del nucleo familiare”. Ed ecco le risposte nel 2009: azzeramento del Fondo nazionale per le politiche sociali e per l’infanzia, che comporta la chiusura di asili nido o innalzamento delle rette. E appoggio alla riforma Gelmini che penalizza il tempo pieno, nonostante la forte preferenza che le famiglie assegnano a questa modalità. Mentre della riforma delle aliquote fiscali a favore delle famiglie, nessuna traccia, neppure nelle dichiarazioni. Misteri del riformismo.
LE PENSIONI – Dopo i giovani, dobbiamo parlare di anziani e di previdenza, si devono essere detti Sacconi, Brunetta e gli altri. E scrivono, nel 2005: “la spesa sociale in Italia è sempre stata tradizionalmente condizionata dall’abnorme incidenza della spesa pensionistica, che rappresenta il 69,2% del complesso della spesa sociale, mentre la relativa media europea è del 54,6%”. Dati inconfutabili, ed infatti i nostri proseguono “La necessità di una rapida riforma del sistema previdenziale è sostenuta quindi da numerose ragioni: dare certezza a chi è già in pensione, costruire una copertura previdenziale integrativa per i nuovi assunti di oggi, realizzare un riequilibrio della spesa sociale in favore dei nuovi bisogni indotti dal cambiamento demografico, ecc…” Chissà cosa è successo tra il 2005 e il 2009. Perché nel frattempo Sacconi, il ministro competente in materia, nonostante il preoccupato rapporto del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale del suo dicastero sulla sostenibilità del sistema previdenziale, non fa nulla. Anzi, dice che va tutto bene così com’é. Forse è in vacanza, forse dorme. O forse anche questo è un mistero del riformismo.
IL LAVORO E LE TUTELE – “Il cuore delle politiche sociali per una società che vuole essere attiva è costituito dalle politiche del lavoro”, scrive Sacconi assieme a Brunetta n
el 2005. La madre di tute le riforme è la “riforma Biagi” (che, come vedremo, dovremmo invece chiamare “Sacconi”). Prosegue l’allora sottosegretario “Centrale in questo impianto è la riforma degli ammortizzatori sociali, che affida agli attori sociali – attraverso gli enti bilaterali - la gestione di forme aggiuntive di sostegno al reddito dei disoccupati”. Giusto. Peccato che poi, nel 2008 e nel 2009, disconoscendo le proposte del giuslavorista bolognese, barbaramente ammazzato dalle BR dopo che il governo Berlusconi gli aveva tolto la scorta, contenute nel suo libro bianco, il Sacconi ministro ha ripetutamente negato e continua a negare la necessità di tale riforma, proprio mentre la flessibilizzazione mostra i suoi punti deboli, con l’esplodere della crisi economica, accusando anzi di disfattismo chi sostiene il contrario. Misteri del riformismo.
IL VERO POSTO DEI RIFORMISTI – Si potrebbe continuare ancora, ma la lettura dell’Ircocervo (animale mitologico per metà caprone e per metà cervo che simboleggia il liberalsocialismo) del 2005 ci fa capire perfettamente quale sia il posto di “riformisti fannulloni” del calibro di Sacconi e Brunetta. Nel 2009, epoca che segna il tramonto delle ideologie, il superamento del dualismo destra-sinistra, della distinzione tra innovazione e conservazione, dalla distanza tra le idee e proposte forti di questo manipolo di eroi e gli interventi sonnacchiosi del governo in carica si capisce che il posto dei riformisti non si trova neppure nella distinzione tra pensiero ed azione. Perché il posto dei riformisti non è più un mistero, ma un ministero. Ed è chiaro quale sia: tirare a campare, comodamente seduti su di una lussuosa poltrona di governo.




“Nell' epoca attuale
er Pappagallo è l'unico animale
che ciabbia veramente un avvenire.
Io, ne convengo, fo le mosse bene:
però, senza la chiacchiera, che vale
la commediola de le controscene?
Qui nun ce manca che una cosa sola:
un cervello che pensi per davero…
Ma a che serve, in politica, er pensiero?
Basta la mossa e basta la parola.
Perfino l'Omo, che raggiona assai
quanno fa la politica sur serio
aggisce còr medesimo criterio
e quer che pensa nu' lo dice mai” (Trilussa)
Complimenti per la tua ironia…bravo!
Pingback: Lo scarabocchio di Comicomix
Davvero complimenti per l'analisi spietata.
A voler essere maliziosi, si dovrebbe ricordare che sono socialisti ed orgogliosamente di sinistra, la differenza fra il piano, la sua realizzazione e le conseguenze inattese è qualcosa che manca dal loro arsenale intellettuale.
Un appunto: i media hanno riportato l'aumento del tempo pieno in Italia. E' una bufala o c'è del vero?
@Lucia:
Grazie. Viva Trilussa!
@aliantes:
Merci…^_^
@Jcfalkenberg:
L'osservazione è giusta. Ma io appartengo a quelle persone a cui piace misurarsi con le cose fatte più che con quelle dette. Ed è una fetta non indifferente anche della gente di sinistra, almeno in questa parte d'Italia
Sul tempo pieno: Sono aumentate le richieste, e la gelmini ha annunciato trionfalmente che 50 mila bambini in più resteranno nelle classi anche di pomeriggio. Le classi a tempo pieno passano da 34.317 a 36.508, con un aumento dell'8%… I genitori, però, sono andati a scuola con i loro figli e da un po’ di giorni raccontano una realtà molto diversa.
Sarebbe utile sapere quanti studenti ci sono in ogni classe, quante sezioni a tempo pieno non sono state autorizzate rispetto alle richieste delle famiglie, quante richieste di tempo prolungato nella scuola media
I dati indicano un 25% di classi attivate dal Ministero contro una richiesta delle famiglie che arrivava ad oltre il 30%. C'è una sperequazione nella distribuzione del tempo pieno tra le regioni: al quasi 46% di classi a tempo pieno della Lombardia si oppone un 5,8% della Campania.
Per parlare di realtà che conosco, l'Umbria non raggiunge il 18%, mentre oltre il 30% delle famiglie ne aveva fatto richiesta. A cio' va aggiunto che i costi per servizi delle attività pomeridiane gravano nella maggior parte dei casi sui bilanci comunali.
Altre incongruenze: l'eliminazione delle compresenze alle elementari ha riguardato le classi organizzate a ''modulo”, mentre quelle a tempo pieno hanno mantenuto i due maestri.
Molti fanno presente che non si tratta di tempo pieno, ma di doposcuola. Che a me sembra un'altra cosa.
Casi presi qua e là dalla cronaca di questi giorni: a Bologna il tempo pieno si fa, è vero, ma lo pagano i genitori, dai 150 ai 300 euro l’anno.
A Vado Ligure, nell’Istituto Comprensivo, i genitori hanno presentato le richieste in segreteria ma di tempo pieno non c’è traccia.
IN ogni caso, è una questione da approfondire meglio. Ma è sicoro che, rispetto alla prosopopea di puntare sulla scuola che si trova sofgliando quella rivista e quello che si sta realmente facendo, c'è una notevole differenza.
Grazie del commento. Ciaooooooooo
UN sorriso a tutti
C.
“A voler essere maliziosi, si dovrebbe ricordare che sono socialisti ed orgogliosamente di sinistra”
però fanno i ministri con Silvio, non con D'Alema/Prodi/Veltroni etc
Appunto
” Sarebbe utile sapere quanti studenti ci sono in ogni classe, quante sezioni a tempo pieno non sono state autorizzate rispetto alle richieste delle famiglie,”
a proposito di quanti alunni per classe. Ho letto sul blog di Lia-Haramlik che ci sarebbe un'incongruenza notevole tra direttive Gelimini e direttive sulla sicurezza.
Scrive Lia
” E, no, non sto delirando: è che la normativa sulla sicurezza dice: “Il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in: 26 persone/aula”. E il Decreto Gelmini impone di “formare classi prime (di nuova formazione) con un numero minimo di allievi di 27.” E qua ci si può anche rassegnare, a vivere in uno Stato schizofrenico, ma si vorrebbe almeno evitare di finire in galera. Ché, come è noto, è tutta una gara a chi ci lascia più soli e a chi ci lincia meglio, quando succedono i guai.”
Non so se ne avete parlato altrove, ma vi risulta? Se fosse vero, io approfitterei di questo spazio per rilanciare questa cosa, perchè mi sembra una cosa davvero assurda. Ok, parliamo della Gelmini, uno non si aspetta il massimo, ma qui manca proprio il minimo.