Nel 2005 gli attuali ministri del governo Berlusconi, lanciavano al mondo la sfida del riformismo di ispirazione socialista. Con idee forti e proposte per l’Italia. Ma nel 2009 non sanno, non vedono, non sentono. E se ci sono, dormono
A volte leggere cose vecchie di qualche anno può riservare delle sorprese. Una vecchia rivista, “L’Ircocervo”, e precisamente il numero 2 di novembre del 2005, intitol
ata “La sfida dei Riformisti” ha un’introduzione che inizia così: “Il centrodestra, nato dall’iniziativa di Berlusconi, ha colto il punto fondamentale: la crisi è strutturale e i guai sono il frutto di un sistema malato, che deve essere riformato dalla testa ai piedi nelle sue strutture istituzionali, politiche, economiche e sociali. Non è un problema di buona o cattiva amministrazione. Il problema è riformare il paese in ogni ambito.” Parola di Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Fabrizio Cicchitto.
UN’ANALISI IMPIETOSA - Scrive Stefania Craxi, attuale sottosegretario agli esteri del governo Berlusconi, nel suo articolo: “Ciò di cui l’Italia ha bisogno è più libertà. Ne ha bisogno la nostra vita economica, come quella civile. L’Italia perde posizioni, la nostra economia perde colpi, la nostra vita civile perde fiducia, perché è ingabbiata dall’immobilismo e dalla conservazione, dalla prepotenza e dall’illibertà di quanti temono il futuro e preferiscono conservare i privilegi del passato.” Giusto. Ma chi sono questi infami, questa gente che non vuole cambiare, che non vuole costruire un paese moderno? Secondo Stefania stanno tutti nel centrosinistra, ovvio. Però, quando esce questa rivista, Sacconi è sottosegretario al welfare, Brunetta è deputato (assenteista) al parlamento europeo, Cicchitto è vicepresidente del gruppo parlamentare di Forza Italia, principale partito di governo.
LA SFIDA DEI RIFORMISTI – E al governo dell’Italia, da 4 anni, c’è Silvio Berlusconi, c’è il centro destra, c’è Forza Italia. E le cose non sono andate benissimo. L’Italia ha continuato il suo declino, e in più – complice una gestione non proprio “avveduta” della politica economica – sono stati vanificati gli anni del risanamento, la faticosa risalita dei fondamentali dei conti pubblici che nel periodo 1992-2001, dopo la montagna di debito pubblico accumulato negli anni della Milano da bere e del Caf. E di quelle riforme che servono all’Italia e di cui parlano i nostri campioni del riformismo, nei 4 anni di Berlusconi se ne sono fatte pochine. Lo ammettono anche loro, a mezza bocca. Ma la fede incrollabile non ammette repliche: “non c’è dubbio che lo spazio per un riformismo autentico, di stampo blairiano, si è creato solo nel centrodestra. E non è un caso che i riformisti più decisi e innovativi si siano ritrovati tutti in Forza Italia”. Riformisti del calibro di Brunetta e di Sacconi, per capirci.
IL PARTITO UNICO DEL CENTRODESTRA – La scelta di campo che vede accumunati in un grande abbraccio i nipotini di Matteotti e quelli di Mussolini, si spiega con i riferimenti politici e culturali dei nostri bravi ragazzi: Popper, Ratzinger, Turati, Nenni, Matteotti, De Gasperi, Saragat, La Malfa. Tutti arruolati come “naturale riferimento culturale” del nuovo che avanza, in compagnia di Bossi e La Russa. Tutti uniti sotto Silvio Berlusconi, nel “progetto del partito unitario del centro-destra, quali che siano i tempi della
sua graduale realizzazione.” Di cui i riformisti avevano chiara sin d’allora la natura: “questo progetto ha motivazioni assai precise e serie, e la sua futura aggregazione può fondarsi solo su un reale pluralismo ideale, politico, culturale. Il partito unitario non può avere a livello culturale un pensiero unico, perché esso ci costringerebbe o al silenzio, o all’abiura o al rifiuto e noi non intendiamo fare nessuna di queste tre cose.” Sacconi e Brunetta, i capitani coraggiosi. D’altronde che il PdL sia un partito plurale oggi è chiaro a tutti, a partire da Gianfranco Fini.
FATTI NON PAROLE – Ma lasciamo perdere il politichese, che non interessa più a nessuno. Diamo per superata la vecchia distinzione destra-sinistra, e parliamo di fatti. Se, come dicono i nostri riformisti, “lo spazio per un riformismo autentico, di stampo blairiano, si è creato solo nel centrodestra”, ben venga la conferma della scelta di campo “berlusconiana” pur di varare quelle riforme che servono al paese. E i nostri riformisti coraggiosi, capitanati da Sacconi e Brunetta, hanno idee chiare. Vediamo con ordine.






















“Nell' epoca attuale
er Pappagallo è l'unico animale
che ciabbia veramente un avvenire.
Io, ne convengo, fo le mosse bene:
però, senza la chiacchiera, che vale
la commediola de le controscene?
Qui nun ce manca che una cosa sola:
un cervello che pensi per davero…
Ma a che serve, in politica, er pensiero?
Basta la mossa e basta la parola.
Perfino l'Omo, che raggiona assai
quanno fa la politica sur serio
aggisce còr medesimo criterio
e quer che pensa nu' lo dice mai” (Trilussa)
Complimenti per la tua ironia…bravo!
The sound of silence…e tre!…
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Davvero complimenti per l'analisi spietata.
A voler essere maliziosi, si dovrebbe ricordare che sono socialisti ed orgogliosamente di sinistra, la differenza fra il piano, la sua realizzazione e le conseguenze inattese è qualcosa che manca dal loro arsenale intellettuale.
Un appunto: i media hanno riportato l'aumento del tempo pieno in Italia. E' una bufala o c'è del vero?
@Lucia:
Grazie. Viva Trilussa!
@aliantes:
Merci…^_^
@Jcfalkenberg:
L'osservazione è giusta. Ma io appartengo a quelle persone a cui piace misurarsi con le cose fatte più che con quelle dette. Ed è una fetta non indifferente anche della gente di sinistra, almeno in questa parte d'Italia
Sul tempo pieno: Sono aumentate le richieste, e la gelmini ha annunciato trionfalmente che 50 mila bambini in più resteranno nelle classi anche di pomeriggio. Le classi a tempo pieno passano da 34.317 a 36.508, con un aumento dell'8%… I genitori, però, sono andati a scuola con i loro figli e da un po’ di giorni raccontano una realtà molto diversa.
Sarebbe utile sapere quanti studenti ci sono in ogni classe, quante sezioni a tempo pieno non sono state autorizzate rispetto alle richieste delle famiglie, quante richieste di tempo prolungato nella scuola media
I dati indicano un 25% di classi attivate dal Ministero contro una richiesta delle famiglie che arrivava ad oltre il 30%. C'è una sperequazione nella distribuzione del tempo pieno tra le regioni: al quasi 46% di classi a tempo pieno della Lombardia si oppone un 5,8% della Campania.
Per parlare di realtà che conosco, l'Umbria non raggiunge il 18%, mentre oltre il 30% delle famiglie ne aveva fatto richiesta. A cio' va aggiunto che i costi per servizi delle attività pomeridiane gravano nella maggior parte dei casi sui bilanci comunali.
Altre incongruenze: l'eliminazione delle compresenze alle elementari ha riguardato le classi organizzate a ''modulo”, mentre quelle a tempo pieno hanno mantenuto i due maestri.
Molti fanno presente che non si tratta di tempo pieno, ma di doposcuola. Che a me sembra un'altra cosa.
Casi presi qua e là dalla cronaca di questi giorni: a Bologna il tempo pieno si fa, è vero, ma lo pagano i genitori, dai 150 ai 300 euro l’anno.
A Vado Ligure, nell’Istituto Comprensivo, i genitori hanno presentato le richieste in segreteria ma di tempo pieno non c’è traccia.
IN ogni caso, è una questione da approfondire meglio. Ma è sicoro che, rispetto alla prosopopea di puntare sulla scuola che si trova sofgliando quella rivista e quello che si sta realmente facendo, c'è una notevole differenza.
Grazie del commento. Ciaooooooooo
UN sorriso a tutti
C.
“A voler essere maliziosi, si dovrebbe ricordare che sono socialisti ed orgogliosamente di sinistra”
però fanno i ministri con Silvio, non con D'Alema/Prodi/Veltroni etc
Appunto
” Sarebbe utile sapere quanti studenti ci sono in ogni classe, quante sezioni a tempo pieno non sono state autorizzate rispetto alle richieste delle famiglie,”
a proposito di quanti alunni per classe. Ho letto sul blog di Lia-Haramlik che ci sarebbe un'incongruenza notevole tra direttive Gelimini e direttive sulla sicurezza.
Scrive Lia
” E, no, non sto delirando: è che la normativa sulla sicurezza dice: “Il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in: 26 persone/aula”. E il Decreto Gelmini impone di “formare classi prime (di nuova formazione) con un numero minimo di allievi di 27.” E qua ci si può anche rassegnare, a vivere in uno Stato schizofrenico, ma si vorrebbe almeno evitare di finire in galera. Ché, come è noto, è tutta una gara a chi ci lascia più soli e a chi ci lincia meglio, quando succedono i guai.”
Non so se ne avete parlato altrove, ma vi risulta? Se fosse vero, io approfitterei di questo spazio per rilanciare questa cosa, perchè mi sembra una cosa davvero assurda. Ok, parliamo della Gelmini, uno non si aspetta il massimo, ma qui manca proprio il minimo.