L’educatore pedofilo
di Dario Ferri - Un 48enne padovano, già condannato ad 11 anni per le molestie agli ospiti delle sue comunità, rischia pena ancor più grave
Giovanni Piovan, 48enne educatore padovano, il 23 maggio 2011 è stato condannato a 11 anni e 6 mesi di carcere per gli abusi ai danni dei giovani ospiti delle sue quattro comunità. Ora i magistrati del processo-bis chiedono una nuova condanna a 10 anni.
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LE ACCUSE – Ne parla Il Mattino di Padova in un articolo a firma di Cristina Genesin:
Stavolta sarà davvero dura tentare di spuntarla per Giovanni Piovan, il quarantottenne fondatore ed ex responsabile di due comunità per ragazzi in difficoltà situate nell’Estense, finito sul banco degli imputati per più episodi di violenza sessuale aggravata e per maltrattamenti nei confronti di tre piccoli ospiti. Poco più di un anno fa, il 23 maggio, la prima condanna per lo stesso reato: 11 anni e 6 mesi di carcere, ben oltre le richieste del pubblico ministero padovano Benedetto Roberti. Ieri lo stesso magistrato, impegnato nel processo- bis, ha sollecitato una nuova condanna a 10 anni di carcere. Nessuna attenuante. Nessuno sconto per Piovan – ex camionista, un passato da educatore di adolescenti in difficoltà e un presente da allevatore di capre a Baone dove vive – presente in prima fila con un mezzo sorriso stampato sul viso, in bocca un chewing-gum masticato nervosamente per tutta la durata dell’udienza, un’occhiata d’intesa lanciata ogni tanto in fondo alla sala verso la moglie, unica ad occupare le sedie riservate al pubblico. Nella sua requisitoria, durata più di un’ora, il pm ha concluso che «l’imputato non si è mai ravveduto, non ha proposto alcun risarcimento alle vittime e, forse, non ha mai capito la necessità di curarsi».
“CONTATTO FISICO A TUTTI I COSTI” – Le vittime del pedofilo hanno raccontato a tutrici e psicologi le violenze subite. Continua Genesin su Il Mattino:
Roberti ha ripercorso la nascita dell’inchiesta-bis avviata da una “costola” della precedente indagine già definita dalla sentenza in primo grado: dopo aver letto la cronaca dei giornali Massimo, una delle tre vittime (tutti nomi di fantasia per tutelare l’identità delle parti offese), classe 1994, s’era sfogato con la tutrice e con una psicologa della nuova comunità che lo ospitava, raccontando gli abusi. È il 2010. La segnalazione arriva sul tavolo del pm che avvia gli accertamenti. E il desolante e crudo quadro, già disegnato dalla prima inchiesta, si replica in ogni squallido dettaglio dove perversione, morbosità, controlli assenti o del tutto carenti avrebbero costretto dei bambini a vivere per anni in un inferno di violenze sessuali e punizioni azzerate solo dall’accettazione dei morbosi ricatti di Piovan, attirato dalle coppie di fratellini. Massimo e il fratello Luigi, un anno di meno, entrano in comunità nell’aprile 2004. Una comunità «che per loro è l’unico orizzonte, unica fonte di sicurezza» ha insistito il pm, ricordando che Piovan «cercava il contatto fisico a ogni costo con mani che scendevano nelle parti intime, approfittando della vasca per l’idromassaggio o della serata trascorsa sul divano davanti alla tivù…
LA LOGICA PERVERSA – Piovan – raccontano i pm – per abusare dei bambini creava un legame, poi assumeva una posizione di potere, infine faceva scattare i ricatti sessuali:
La sua logica perversa? Soddisfare gli impulsi sessuali approfittando della propria posizione». Con tecnica manipolatoria: «Creava il legame, assumeva una posizione di potere e scattavano i ricatti sessuali». Così era accaduto ad Angelo, classe 1994: Piovan, invano, aveva cercato di raggiungerlo nel box doccia. Dal 2004 al 2008 questi bambini hanno vissuto l’incubo già patito da altri tre ragazzini protagonisti, loro malgrado, del primo processo. Il pm ha rammentato concommozione le parole di Massimo agli investigatori: «Non voglio che altri bimbi subiscano quel che è successo a me…». Poi l’ultimo affondo con la richiesta di condanna pure per i maltrattamenti e di assoluzione per altri episodi di violenza. Reclamata la condanna a 1 anno e 4 mesi per l’ex figlio adottivo di Piovan (difesore l’avvocato Michele Godina), accusato di aver intimidito un testimone al primo processo. L’avvocato Paola Menaldo (parte civile per i fratelli Massimo e Luigi) ha chiesto un risarcimento di 150 mila euro. Ora parola alla difesa l’11 luglio (l’avvocato Patrizia Trapella), prima della sentenza del tribunale presieduto dal giudice Claudio Marassi.
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Se lo mettono in galera, assieme a certi detenuti,che hanno figli, loro saprebbero come curarlo.
… certo che dare in gestione i ragazzini a un pedofilo che dovrebbe invece essere curato da uno psichiatra fa pensare!
Il brutto è che questa comunitá vuole ancora lavorare…….che ciarlatani