I neonazisti si finanziano con Youtube
di Tommaso Caldarelli - "Attraverso AdSense i video estremisti ricevono denaro", scrive il Guardian. Ma Google precisa: non è così
Come per tutti gli altri contenuti sulla rete, beninteso, è facile per i video di gruppi neonazisti caricati su Youtube generare prezioso traffico e dunque, finanziamento grazie al sistema AdSense. Il problema è che, essendo l’algoritmo di pubblicità di Google calcolato sulle “affinità di contenuto”, nei box delle pubblicità dei video estremisti finiscono gli annunci delle major discografiche come la Virgin Records, che magari non gradirebbero essere accostate in questo modo a contenuti estremisti.
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NEONAZI SU YOUTUBE - Scrive il Guardian che “gruppi estremisti come Blood & Honour e Combat 18 non fanno che giovarsi dell’aggiunta automatica delle pubblicità ai propri video.
Gli accordi del programma AdSense di Google permettono ai membri di Youtube che mettono online video senza copyright di ricevere una quota delle pubblicità che appaiono a lato del video”. Molti di questi video sono in assoluta violazione dei canoni di Google e di Youtube che “proibiscono l’hate speech”, ovvero un linguaggio discriminatorio nei confronti di minoranze etniche, politiche, religiose o di altro tipo. Come si sa, Google non vuole )e dice che in ogni caso non potrebbe umanamente) filtrare preventivamente tutto il contenuto che viene caricato, e che si affida – e incoraggia – gli utenti a segnalare con il noto “flag” i video inappropriati.
MALCONTENTO - “Passiamo in rassegna tutti i video segnalati dalla comunità degli utenti”, spiega Google, “e rimuoviamo tutti i contenuti inappropriati”. Il punto è che nel frattempo quei video sono stati visibili, e come si sa, in calce al video, nei commenti, si possono trovare moltissime informazioni e link che nel caso dei video neonazi conducono a materiale estremista. Virgin Media, interrogata dal Guardian, si dice piuttosto preoccupata che il suo nome possa essere associato in maniera diretta o indiretta a contenuti neonazisti: “Abbiamo una politica molto stringente riguardo le pubblicità, perciò siamo piuttosto preoccupati riguardo gli ad che appaiano su contenuti inappropriati su Youtube. Siamo impegnati con i nostri partner pubblicitari e con Google per capire cosa si possa fare per prevenire questo tipo di esiti”.
Edit: in riferimento all’articolo, un portavoce di Google ci fa sapere che:
Desideriamo chiarire che nel caso in cui la pubblicità compaia su un video di YouTube perché questo video contiene elementi (audio o video) i cui diritti non appartengono a chi ha caricato il video e il detentore dei diritti ne reclama il possesso attraverso lo strumento di tutela del Copyright Content ID, i proventi della pubblicità non vanno all’utente che ha caricato il video, bensì al detentore dei diritti che lo ha reclamato attraverso Content ID.
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