Film e libro faccia a faccia: ecco cosa cambia. E perché non ci piace
Non è proprio la notizia del giorno ma Walter Tevis nel 1959 ha scritto un libro, The Hustler, da cui è stato tratto nel 1961 un film omonimo con Paul Newman, noto al pubblico italiano con il titolo Lo spaccone. Nell’ultima settimana mi è capitato sia di leggere il libro che di vedere il film e con 48 anni di ritardo vi spiego cosa non mi è piaciuto. In primo luogo due parole sulla trama (del libro).
TRAMA – Eddie “Fast” Felson è un giocatore di biliardo, anzi il giocatore di biliardo, il migliore. Ma per dimostrarlo al mondo deve battersi con Minnesota Fats, un algido grassone che non ha perso una partita negli
ultimi vent’anni. Eddie vince, e dopo ventiquattro ore filate è sopra di 18.000 dollari. Minnesota è alla frutta ma Eddie invece di ritirarsi con il maltolto decide di strafare. Finisce di ubriacarsi, ostenta sicumera e perde tutto. Eddie è distrutto, abbandona il suo manager Charlie che aveva cercato senza successo di portarlo a più miti consigli e va alla stazione. Qui incontra una tizia sciancata e bruttina, Sarah, che però a lui piace. Dopo qualche iniziale esitazione (siamo negli anni ’50 cribbio) alla fine lei cede e lui va a vivere da lei. Passano le giornate a bere e a fottere (“a fare l’amore”) mentre Eddie avvia un doloroso percorso introspettivo per capire cosa è andato storto con Minnesota. Per giocare di nuovo con Fats (è fuori discussione lasciar perdere) ha però bisogno di soldi e torna quindi a fare quello che faceva prima con l’aiuto di Charlie. Bazzica per la sale da biliardo di terza categoria, si finge un giocatore maldestro e propone scommesse folli che il pollo di turno accetta e che lui regolarmente vince. In cambio gli spezzano entrambi i pollici ed è costretto a lasciare le biglie per un po’ (senza nemmeno potersi rigirare i pollici). L’incontro con il pokerista Bert si rivela risolutivo per la sua carriera. Lo scaltro affarista svela al recalcitrante Felson che il suo problema non è la mancanza di talento ma la mancanza di palle. È una questione di carattere, Eddie, pensi di aver perso perché Minnesota sia più forte di te? Ma nemmeno per niente, hai perso perché volevi perdere, perché sei un perdente, ti sei ubriacato perché in realtà ti cagavi sotto dalla paura di vincere. Eddie non ci sta ma quella faccenda dei pollici lo convince che forse Bert ha ragione e accetta il suo delinquenziale patto di cooperazione (75% delle vincite a Bert e 25% a lui). In cambio Bert gli insegnerà tutto quello che sa, non del biliardo, ma della vita e gli troverà qualche pollo d’alto bordo da spennare. I due volano quindi in Kentucky per ripulire Findlay mentre Sarah, ah già Sarah, rimane a Chigaco a fare la calza. Bert le compra un vestitino, e che non rompesse rompesse i coglioni. Eddie stavolta non sbaglia nonostante Findlay lo faccia giocare a carambola, che non è la sua specialità, e i pollici gli facciano ancora male. Ma ha capito che vuole vincere e si sente pronto per incontrare Minnesota. Come da programma torna a Chicago e gli fa il culo, e Minnesota abbandona lo scettro del più forte con le parole: “Non posso batterti Eddie”. Eddie ha ripulito anche Fats ma una parte va a Bert e al suo giro di cui ora Eddie accetta di far parte. Da adesso in poi i pollici non glieli spezzeranno mica. E Sarah? Beh, Eddie la lascia prima dell’incontro per non avere distrazioni e lei non sembra aversene a male. In fondo, alla fin fine, l’aveva sempre saputo che non sarebbe durato.
AUTOCOMMISERARSI? – Fin qui la storia di Tevis, ma all’improvviso
uno sconosciuto: il film di Rossen. Intendiamoci, è un gran bel film o almeno questo è quello che avrei pensato se non avessi letto prima (due giorni prima) il libro. Di cosa parla il libro? Della storia di un uomo che lotta contro se stesso, contro la sua parte perdente. Minnesota è un comprimario, non è lui che Eddie deve battere ma quella parte di sé che ha paura di vincere. A scanso di equivoci Tevis riscrive paro paro lo stesso romanzo, quasi venticinque anni dopo, con La regina degli scacchi. Beth Harmon è un adolescente orfana, cresciuta in un orfanotrofio, per la quale l’unica cosa che conta nella vita è giocare a scacchi. Ha rapporti superficiali e poco soddisfacenti ma non le importa finché può studiare le varianti del gambetto di donna. La sua vita è sospesa in un vuoto autistico che pensa di riempire con fiumi di alcool. Solo quando riuscirà a risolvere il dilemma tra vincere o perdere e smetterà di bere potrà finalmente incontrare di nuovo e battere (stavolta) il campione del mondo. Sia Tevis che Beth hanno un unico scopo. Vincere. Non è uno scopo subordinato a qualcos’altro, è uno scopo terminale. Non vogliono affetto, non voglio sesso, non vogliono soldi. Il nemico è sempre interno ed è il braccino del tennista, la paura di non farcela, il desiderio archetipico di fallire (“autocommiserarsi è il più diffuso sport al chiuso” dirà Bert). La vita è solo questo, c’è chi vince e c’è chi perde, e il resto non conta. L’universo di Tevis è una tavola verde, una scacchiera di 64 caselle, può non piacere ma così stanno le cose. Non è fatto di altri se non nella misura in cui gli altri servono a vincere o a perdere.
I CAMBI – Eddie ha bisogno di una buona scopata e di un po’ di calore umano dopo la disfatta con Minnesota e li trova in Sarah. Dopo aver battuto Findlay Sarah non gli serve più e la molla. Per Sarah non è da meno. È zoppa e ha bisogno di un uomo per scaldarle il letto e vincere la noia e “usa” Eddie non meno di quanto Eddie “usi” lei. Non c’è giudizio morale o condanna, a Tevis semplicemente non gliene può fregare di meno, il centro della scena è altrove, sulla tavola verde o sulla scacchiera con 64 caselle. I suoi personaggi sono concentrati su un unico scopo, l’unico scopo possibile, provare la sensazione di onnipotenza della vittoria. Il resto è contorno, preparazione, festeggiamento. Mi aspettavo nello Spaccone di Rossen di trovare tutto questo. Beninteso, non è un bel messaggio, non è l’unico possibile, ma è un messaggio. Tevis non vuole essere prescrittivo ma descrittivo, così stanno le cose, così e se vi pare. Per qualcuno, almeno, è così. Il film di Rossen invece propone qualcos’altro. La trama è sostanzialmente simile ma viene dato uno spazio indebito al rapporto tra Eddie e Sarah. Un rapporto di tipo utilitaristico in Tevis (e utilitaristico non è necessariamente una parolaccia) diventa una storia d’amore in Rossen. Ricordate Eddie che parte con Bert per fare il culo a Findlay? Ebbene, incredibile a dirsi, nella versione cinematografica si porta appresso anche Sarah (nella versione libresca, tanto per dire, nello stesso intervallo di tempo va con un troione rimediato da Bert).






















Mi sono perso al quarto “Bert”.
No, scherzo. Bell'articolo comunque.
Complimenti bellissimo articolo.
Il film l'ho visto, il libro (dopo questo articolo) pernso che lo leggerò prossimamente… neanche sapevo che esistesse.