La strana “morte” di Hosni Mubarak
20/06/2012 - L'Egitto è confuso e non sa come stia realmente l'ex raìs
Ma allora Hosni Mubarak è morto o no? La ridda di voci sul fu Presidente dell’Egitto ha generato solo confusione ed ora è difficile, se non impossibile, stabilire le sue condizioni di salute.
SITUAZIONE GROTTESCA - Il New York Times sottolinea questo mistero ricordando come Mubarak sia stato segnalato in coma, in rianimazione, morto, in cura. L’agenzia stampa nazionale Mena lo ha dichiarato morto nella tarda serata di ieri a seguito di un ictus che ha costretto le autorità a trasferirlo dalla prigione all’opsedale militare di Maadi. La situazione ha assunto contorni grotteschi quando i suoi due avvocati hanno dato versioni contrastanti sul suo stato di salute. Uno ha dichiarato che ormai era morto mentre l’altro ha detto che era semplicemente scivolato nel bagno della prigione.
LA GENTE NON CI CREDE - La situazione ha turbato e non poco la popolazione la quale ha accusato le autorità e l’agenzia di stampa Mena di voler confondere le acque così da non far più capire alla gente come sta Mubarak. Secondo alcuni giornalisti la salute di Mubarak è cagionevole già da qualche anno ma l’inatteso aumento delle notizie sul suo conto suona sospetto in quanto c’è una paura diffusa che si voglia “preparare” la gente alla sua uscita definitiva dal carcere.
CHE CI FANNO LI’ I FIGLI? - I giornali locali si sono così sbizzarriti nel cercare di inviduare alcuni membri della famiglia presenti all’ospedale di Maadi, lo stesso che ospitò Reza Palhavi, l’ultimo scià di Persia nel 1980. E grande è stata la sorpresa quando hanno individuato quello che sembra uno dei due figli del fu Rais, Gamal, il quale teoricamente non avrebbe avuto il permesso di uscire dal carcere, così come il fratello Alaa, per vedere il loro padre. Insomma. La situazione è parecchio intricata, al punto che alcuni blogger hanno invitato la popolazione a diffidare delle notizie di agenzia.
CONFUSIONE ELETTORALE - La notizia del peggioramento delle condizioni di salute di Mubarak è arrivata in un momento di estrema incertezza nel Paese. Il ballottaggio delle presidenziali ha portato due vincitori autoproclamati, Ahmed Shafik e l’uomo dei Fratelli Musulmani Mohamed Morsi, mentre la commissione elettorale non è in grado di dare un verdetto definitivo. Foreign Policy invece sembra fidarsi delle notizie provenienti dall’agenzia Mena e prova a lanciarsi in un coccodrillo di quello che è stato il personaggio più controverso dell’Egitto recente.
I DUE PREDECESSORI - Per quanto i suoi sostenitori continueranno a dire fino alla morte che Mubarak è stato per quasi trent’anni garanzia di solidità, prosperità e democrazia per l’Egitto, è innegabile che la sua figura è cresciuta troppo rispetto a quanto non fatto nei suoi decenni di Governo. Piacca o non piaccia, Gamal Abdel Nasser e Anwar Sadat, i due predecessori, si sono distinti in atti molto più importanti per il loro Paese, la nazionalizzazione del Canale di Suez il primo e la pace con Israele il secondo.
OCCASIONE PERSA - Mubarak invece verrà ricordato per le repressioni, la corruzione, la censura e la ferocia dei suoi uomini. E dire che quando divenne Presidente, il 14 ottobre 1981 dopo l’assassinio di Sadat avvenuto otto giorni prima, assicurò che avrebbe usato la legge di emergenza, la norma che in caso di necessità permette al Presidente di governare con poteri straordinari, con giudizio. Cercò inoltre di distaccarsi subito dalla politica di Sadat svuotando le prigioni e dando una sterzata al piano economico in quel momento in atto. Quando Mubarak divenne Presidente il Prodotto Interno Lordo dell’Egitto era di 40 miliardi di dollari, c’erano 430 mila linee telefoniche e l’aspettativa di vita media era di 57 anni.
SI VIVE CON MENO DI DUE DOLLARI AL GIORNO - Oggi invece il Pil è arrivato a 145 miliardi, le linee telefoniche sono oltre 12 milioni e l’aspettativa di vita è di 70 anni. Mubarak introdusse i capitali stranieri, la proprietà privata e l’idea che l’Egitto potesse diventare una terra vergine di conquista. Peccato solo che la classe media ha conosciuto un’erosione del loro potere d’acquisto senza precedenti, tanto che sono milioni gli egiziani che vivono con meno di due dollari al giorno. Il tutto mentre la classe economica e politica cresce indisturbata.
L’EGITTO RISCHIA IL COLLASSO - Ad abbattere Mubarak è stata la costruzione di un sistema politico che aveva trasformato l’Egitto in un’oligarchia. Anche le riforme studiate per venire incontro al popolo erano in realtà degli “aggiustamenti” a favore del potere centrale. E chi protestava veniva sbattuto in galera, sempre grazie ai poteri riservati dallo Stato di Emergenza, entrato in vigore nel 1981 e mai abolito durante la presidenza. Quindi mentre Mubarak cresceva l’Egitto si rimpiccioliva, e la gente vedeva accrescere la sua rabbia. Ma anche se Mubarak morisse per l’Egitto cambierebbe qualcosa? La democrazia è traballante, la politica è devastata, le infrastrutture cadono a pezzi, l’economia è al collasso, l’educazione è distrutta, il sistema sanitario pubblico è svanito, e la paura è che con la morte di Mubarak l’Egitto possa finire davvero in ginocchio.

























