Tu chiamala se vuoi… evasione
23/09/2009 - Crescono l’evasione e l’elusione fiscale. Solo lo 0,2% dichiara di possedere redditi oltre i 200.000 euro. I lavoratori dipendenti risultano più “ricchi” degli imprenditori e dei liberi professionisti. Lo conferma (dopo di noi) pure l’inchiesta del Corriere della sera. E
Crescono l’evasione e l’elusione fiscale. Solo lo 0,2% dichiara di possedere redditi oltre i 200.000 euro. I lavoratori dipendenti risultano più “ricchi” degli imprenditori e dei liberi professionisti. Lo conferma (dopo di noi) pure l’inchiesta del Corriere della sera. E il governo intanto vara lo scudo.
Sapete quanti italiani hanno dichiarato di aver guadagnato nella loro denuncia dei redditi dello scorso anno più di duecentomila euro? Appena 75.689: meno dello 0,2% dei circa 41 milioni di contribuenti, poco meno, quindi, di due su mille. Di questi “super ricchi” poco più della metà sono lavoratori dipendenti. Dirigenti d’azienda, funzionari pubblici di rango più o meno elevato, magistrati. Poi c’è un altro 25% di “pensionati d’oro” che negli anni passati ha svolto, più o meno, le stesse mansioni. I lavoratori autonomi che hanno invece dichiarato un reddito superiore a 200mila euro sono poco più di ventimila. Cifra che scende ancora per quelli che si dichiarano “percettori di reddito d’impresa”: soltanto 6.253 in tutto.
DATI PARTICOLARI - Va precisato che si tratta di dati provvisori e che fra i numeri dei contribuenti veri e propri e quelli delle dichiarazioni ci possono essere alcune differenze, dovute al fatto che lavoratori dipendenti possono avere anche redditi da lavoro autonomo. Ma le proporzioni, salvo qualche aggiustamento, sono in ogni caso giuste. Il Fisco inoltre ha comunicato che la dichiarazione media del reddito da lavoro autonomo (prevalentemente professionisti) è stata pari a 37.124 euro contro i 19.334 euro del reddito da lavoro dipendente. Qui c’è una seconda sorpresa. Perché se è normale che un lavoratore dipendente dichiari più di un pensionato, è difficile da comprendere come il reddito medio di una ditta individuale possa essere inferiore a quel livello. Esattamente, 18.987 euro. Come non è facile spiegare un’altra particolarità. Stando sempre ai dati forniti dall’Agenzia delle Entrate, un numero esorbitante delle circa 940 mila società di capitali italiane avrebbe chiuso il bilancio in perdita. Addirittura il 45%, quasi una su due, del totale verserebbe in questa situazione.
IN ROSSO - Le imprese in rosso sono state quasi mezzo milione ed hanno accumulato un buco di 53,5 miliardi di euro. Ben 127.490 euro in media. Le società in utile, invece, erano appena 520.459, con profitti per 151,1 miliardi. Se tutto questo avveniva nell’anno precedente a quella che è stata definita “La crisi finanziaria più grave dal crack 1929”, è veramente difficile immaginare lo scenario che si potrebbe presentare con le dichiarazioni di quest’anno (sui redditi del 2008, quindi). Una situazione, quella delle società di capitali, che stride anche con quella delle società di persone, dove i bilanci in rosso sono sicuramente più rari. Queste sono poco più di un milione e rappresentano in prevalenza le piccole e le piccolissime imprese. Circa 148 mila hanno chiuso il bilancio in perdita, una fetta inferiore al 15% del totale. Le società di persone hanno prodotto nell’anno in esame un reddito di 32,4 miliardi. Se a questa somma si aggiungono il reddito delle ditte individuali (39 miliardi circa) e gli utili delle società di capitali si ricava che il sistema delle imprese ha prodotto redditi in “positivi” per 222 miliardi di euro, una somma di poco superiore alla metà del 398 miliardi di redditi dichiarati dai lavoratori dipendenti.
ALLO STATO - Quanti di questi soldi sono finiti effettivamente nelle casse dello Stato? Si stima in 60,7 miliardi il gettito fiscale garantito dalle imprese. Ben 50,7 miliardi riguarderebbero l’Ires delle società di capitali, mentre l’Irpef pagata dalle società di persone si sarebbe attestata intorno ai 6 miliardi, contro i 4 versati (sempre di Irpef) dalle ditte individuali. Le piccole e piccolissime imprese artigiane e commerciali, che rappresentano la stragrande maggioranza delle società di persone e delle ditte individuali avrebbero in pratica pagato una decina di miliardi di euro di tasse. Ovvero il 7% dell’Irpef netta (142,5 miliardi) che sarebbe finita all’Erario. Numeri che secondo gli esperti offrono pochi margini per interventi fiscali a favore del sistema delle imprese che da più parti si continuano ad evocare.
LA LOTTA ALL’EVASIONE - Secondo l’istituto Nens La lotta all’evasione fiscale sta andando male, e questo non è un caso: dal primo decreto di finanza pubblica del maggio 2008 al decreto anticrisi (DL 185/08) di novembre dello stesso anno, sono state smantellate le principali misure antievasione approvate in precedenza dal Parlamento. Si è eliminato la tracciabilità dei compensi dei professionisti; si è innalzato l’importo massimo per rendere non trasferibili gli assegni, si è abolito la trasmissione telematica dei corrispettivi, si è cancellato l’obbligo di tenere un elenco clienti-fornitori facendo così capitolare la co-responsabilità nel pagamento delle imposte tra committente, appaltatore e subappaltatore. Infine, si è ridotto – come detto – drasticamente le sanzioni. L’evasione, quindi, aumenta. “Lo Stato continua a perdere entrate anche nel 2009 – sostengono gli esperti del Nens - e questo creerà presto nuove pressioni sui saldi di finanza pubblica proprio in un momento in cui servono più risorse per finanziare misure di sostegno all’economia”. Una certa curiosità desta poi la notizia pubblicata poco tempo fa dal sito Consumatori.it secondo il quale risulta che circa due yacht su tre che circolano nei mari italiani sono intestati a nullatenenti o a prestanome ultra-ottantenni. L’indagine rivela che si sta allargando a dismisura il fenomeno dei “ricchi nullatenenti”, in altre parole falsi indigenti che vivono spendendo migliaia d’euro per beni superflui e non dichiarano al fisco quanto guadagnano in realtà.
COME AL SOLITO – Enzo Biagi scriveva una quindicina d’anni fa nel suo libro “I come italiani”, citando Corrado Alvaro: “Pochi italiani sono arrivati a capire che il male di uno è il male di tutti, e per uno che soffre la prepotenza e la malvagità, tutto il popolo finisce per soffrirne”. Dalle denunce dei redditi non si direbbe. Pagano solo i lavoratori dipendenti, anche perché non possono farne a meno, ed è su di loro che il fisco si accanisce […] Non ci sono né i mezzi né la volontà politica, che è quasi sempre assente, per scoprire ed eventualmente riportare alle regole quella stragrande maggioranza che dell’erario, dello stato, del governo e delle autorità in genere se ne infischia. I gioiellieri guadagnano all’anno poco più di 18 milioni (valore in lire, n.d.r.) gli imprenditori superano appena i 19, i pellicciai 13. Tremeranno dal freddo. E lasciamo perdere i liberi professionisti, che sono così emancipati, autonomi emancipati e padroni di sé che proprio non si capisce chi possa pensare di mettere un limite a questa loro indipendenza. Niente di nuovo sotto il Sole, quindi.













Beh sì. Il tuo ragionamento ha una logica, perversa, ma ce l'ha.
Però, stavolta, ha dimenticato il prefisso “catto”…
Non era chiaro il passaggio che dagli autonomi bisognava prima scorporare i liberi professionisti che alzavano la media.
Grazie per il chiarimento!
Dovere. Ho già la birra come vedi, cin cin
Catto-assistenzialisti mi piace
Non è un problema ma un sistema. Togliendo gli autonomi che bene o male “pagano” (io ho sempre pagato e non conosco artigiani che non abbiano pagato. Ho detto che non ne ho conosciuti no che non ci sono), coloro che veramente danneggiano il PAESE e il SISTEMA PAESE, sono coloro che portano i guadagni sui quali avrebbero dovuto pagare le tasse, all'estero. Si parla oggi di circa 500 miliardi di Euro. Questi, sono semplicemente gli imprenditori prestati alla politica i LORO amici e coloro che fanno le leggi per consentire/rsi di continuare ad agire impunemente, la famosa imprenditoria Italiana fra cui si annovera come primo in classifica il nostro ineffabile e Psicopatico Presidente del Consiglio. (se è vero che è il più ricco , è conseguentemente vero che è pure il maggior evasore, e ve ne sono le prove, solo che, si sono fatte le leggi per salvare LUI e pure gli altri.) Il resto, che sono milioni, diciamo che eludono, cioè si arrangiano per arrivare alla fine dell'anno fatturando il minimo indispensabile, spendendo però quello che eludono di pagare nel Paese. Non vorrei entrare in una discussione sterile e sciocca allo stesso tempo, non si dovrebbe fare, ma si fa, anche perché i mascalzoni che fanno le leggi per consentirsi e se stessi e agli altri di portarsi via i soldi, rincarano la dose sui polli che rimangono spennandoli con aliquote esagerate obbligando di fatto alla reazione che tutti conosciamo. Con gli esempi che sono sotto gli occhi di tutti, in fatto di corruzione e degenerazione è impossibile che si possa trovare una soluzione. (PS. non dimentichiamo i milioni di stipendiati che non dichiarano gli introiti che riescono a ottenere in nero)
Per quanto il provvedimento dello scudo fiscale sia discutibile, ritengo che abbiano ragione l'UDC e Casini quando sostengono che tutto sommato esso rappresenta una sanatoria in un momento di difficoltà economica. Certamente, per quanto esistano delle difficoltà economiche nel nostro Paese, è inammissibile che il Senato abbia approvato la sanatoria del falso in bilancio che favorisce senza dubbio criminalità e mafia. Certo che avere approvato questa sanatoria rappresenta un insulto per quegli elettori del PDL e della Lega che hanno votato questi partiti perchè convinti che avrebbero favorito la legalità contrastando criminalità e mafia. Un po' di coerenza politica ed etica nell'economia non guasterebbero nel nostro Paese… staremo a vedere cosa succederà alla Camera.
Che dire, come nella giungla vale la legge del più forte. I deboli hanno perso ancora una volta, o meglio sono stati sconfitti da un governo che non ha il minimo interesse a tutelare i cittadini. Quest'ultima trovata dello scudo fiscale ha molte zone d'ombra. E' vero fa in modo che molti capitali dall'estero tornino in Italia, ma a quale prezzo? E soprattutto a chi appartengono questi capitali? Io credo che sia un favore fatto alla criminalità organizzata e ai pochi milionari amici del premier. Il sistema fiscale italiano si dimostra ancora una volta iniquo.
Ricordo tempo fa lo sconto che è stato fatto a valentino Rossi rispetto alla cospicua somma che avrebbe dovuto versare all'erario e come lui molti altri notabili dello sport, dello spettacolo e dell'alta finanza sono stati graziati. E i poveri cittadini che corronno appresso alle cartelle esattoriali? I poveri e semplici cittadini che vengono sanzionati con il sequestro amministartivo della loro auto perchè non riescono a pagare le tasse? Siamo di fronte ad uno stato che corre appresso ai poveri cristi e regala i milioni ai paperoni.
Questo è ciò che hanno continuato a fare oggi i Senatori di Pdl e Lega, hanno votato la certificazione del diritto del più forte sul più debole anche in economia. Lo scudo fiscale è, come definita da Casini, una vera e propria sanatoria per recuperare qualche soldo in tempi in cui le vacche non sono nemmeno magre perchè se le sono già mangiate.
Non ho compreso bene come al solito la posizione di PD e IDV, ma quella dell'Udc di Casini è molto chiara e condivisibile.
Auspico, come fece Moro più di trent'anni fa, che nasca un nuovo senso del dovere.
Perché Casini era favorevole allo scudo fiscale. Negli anni del precedente governo Berlusconi (2001-2006) i due scudi varati allora furono sostenuti anche dall'Udc. Casini adesso ha solo chiesto di portare dal 5% al 10% l'aliquota.
Se su 1.000.000 di euro depositati alle Kaiman ne paghi 100.000 anziché 50.000 non mi sembra questo enorme salasso in più. Ricordiamoci poi che sono sempre capitali illegalmente sottratti al Fisco. Anche se su quei soldi non c'è alcun accertamento della magistratura, nulla vieta che quei capitali siano i proventi di racket, traffici illegali ecc.
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