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Editorialedi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 23 settembre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Da qualche tempo a questa parte a chi segue le vicende della politica economica e della finanza pubblica in Italia sembra di essere capitato sul pianeta Marte: azioni minimali contro la crisi rivendicati orgogliosamente come scelte strategiche e lungimiranti, rimozione dei numerosi dati statistici negativi a volte demonizzati a volte irrisi, totale indifferenza di fronte ai saldi negativi dei conti pubblici, cioè quello che lo Stato incassa e quello che spende.

Ieri si è raggiunta la summa dei monti (o dei Tremonti): mentre l’Istat ha segnalato il peggior dato dell’occupazione e della disoccupazione dal 1994 ad oggi, con una perdita secca di 380 mila lavoratori (senza contare tutti quelli sotto l’ombrello, non infinito, della cassa integrazione)  il governo ha presentato la finanziaria “light”, che non fa nulla o quasi. Ed ha giustificato questa scelta con un ragionamento che si può sintetizzare così: “Tutto quello che potevamo fare l’abbiamo fatto. E tutto quello che ci sarà eventualmente da fare più avanti si vedrà, se e quando ci saranno i soldi”.

Un ragionamento intriso di quella sana ed antica saggezza che dicono piaccia al “popolo” e che disturba le “elités di m.”  che tifano per la crisi. Però, la  prima affermazione è falsa: le risorse aggiuntive nette stanziate dal governo per la crisi ammontano (come riporta il Dpef di Tremonti) ad appena 3 miliardi di euro: nulla, mentre cifre enormi sono state stanziate negli altri paesi. E pur considerando lo stato catastrofico del nostro debito pubblico, anche a “somma zero” si poteva fare più che un po’ di elemosina a imprese, cittadini e “poveri”, sparsa  a pioggia in una stratificazione confusa di norme, emendamenti, decreti emanati in questi mesi. Ma soprattutto è falsa perché quest’estate erano stati promessi sfracelli: il “Piano per il Sud”, “la detassazione con compartecipazioni agli utili”, “il sostegno alla contrattazione di secondo livello” e molto altro. Tutto dimenticato, come spesso capita nel nostro paese.

La seconda affermazione è sorprendente. Il bilancio dello Stato, secondo l’art.81 della Costituzione italiana, è l’atto con cui il Parlamento “autorizza” il governo alla programmazione economica e finanziaria degli interventi. E’ una storica conquista delle democrazie di tutto il mondo contro i sovrani assoluti. Tremonti invece presenta la finanziaria dicendo che i veri provvedimenti “saranno presi in corso d’opera, mano a mano che si troveranno le risorse”, grazie al maxicondono dello scudo fiscale, ancora non approvato. Infatti è stato iscritto nel bilancio con un solo euro simbolico. Il parlamento voterà un bilancio in cui con risorse future e non determinate verranno poi (forse) fatti sgravi alle famiglie piuttosto che aiuti alle imprese, oppure rilanciato il sud, o qualcos’altro.

Questa non è una finanziaria light. E’ una finanziaria a vista, una finanziaria a futura memoria, una finanziaria inesistente. E’ la prova che in cassa non c’è un euro, che si aspettano i soldi del condono perché sono l’ultima risorsa. Perché i conti dello stato sono totalmente fuori controllo, altro che normalità: gli incassi e i pagamenti dello Stato, resi noti mensilmente da Banca d’Italia, mostrano un aumento vertiginoso nei primi 7 mesi del 2009 della spesa corrente, che determinano un valore negativo non solo del fabbisogno totale, ma addirittura del saldo primario (la differenza tra le somme incassate con le tasse e le spese correnti). Un semplice numero rimosso, che da solo simboleggia il fallimento di chi governa l’economia. In un qualsiasi paese normale, a chi continua a dichiarare con una straordinaria faccia di bronzo che “va tutto bene” resterebbe da fare una cosa sola: andarsene e chiedere scusa. Ma noi siamo in Italia.

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