Inchiesta

La Croce Rozza e i quei lavoratori precari mai regolarizzati

23 settembre 2009

In pochi ne parlano e nessuno lo sa, ma l’organizzazione non se la passa benissimo. Siamo andati a dare un’occhiata e abbiamo scoperto che le cose stanno ancora peggio di quel che pensassimo.

La Croce Rossa Italiana è senza ombra di dubbio la più importante associazione umanitaria presente sul territorio italiano e non solo. L’organizzazione dipende oggi da tre ministeri: Pubblica Amministrazione, Difesa e Salute Pubblica, eppure nessuno di questi si occupa realmente del cancro precario che si sta impadronendo di questo settore in quanto Croce Rossa è classificata come ente pubblico non economico. Un’associazione con più di un secolo di storia alle spalle che opera nei settori sanitari e socio-assistenziali tutelando la salute, sostenendo gli anziani, i diversamente abili e le persone con problemi di tossicodipendenza e senza fissa dimora. Da non tralasciare l’aiuto offerto dall’ente alla popolazione nelle situazioni di emergenza e pericolo, come è successo, e sta succedendo, per esempio, nel corso del post-terremoto abruzzese dove la Croce Rossa ha fornito assistenza tramite i propri volontari ed i propri dipendenti, sia civili che militari. La Croce Rossa Italiana, oltre al numero di volontari, si avvale di una pianta organica di 3.030 dipendenti, il 60% dei quali sono precari. Sono infatti i dipendenti che con l’impiego quotidiano permettono lo svolgimento dei principali servizi di assistenza alla popolazione che, come già detto, non si limitano al soccorso ma forniscono anche servizi importantissimi come, per esempio, quello offerto al CEM (centro di educazione motoria) di Roma, dove si assistono 45 ragazzi diversamente abili che da anni vivono nel centro e si accolgono anche le loro famiglie. In questo centro, il personale amministrativo è quasi tutto di ruolo, mentre quello che lavora nei reparti ha contratti di lavoro precario: i “regolari” sono appena 19 su 139. I 120 precari del CEM hanno una sola certezza: i loro contratti scadranno il 31 dicembre 2009. Se i contratti di convenzione non verranno rinnovati, addio CEM.

I GUSTI SONO GUSTI – La situazione è analoga per gran parte dei precari CRI, in tutto un esercito di 1.894 lavoratori, i quali sono sempre sull’orlo della scadenza e del rinnovo contrattuale. Infatti la Croce Rossa, nonostante sia un ente pubblico non economico, stipula contratti sulla base di convenzioni e lo Stato non è in grado di garantire personale per un servizio pubblico di primaria importanza. Ben due finanziarie (2007 e 2008, quest’ultima prevedeva addirittura che le persone in possesso dei requisiti per la stabilizzazione che non potessero essere stabilizzate per mancanza di disponibilità d’organico in Croce Rossa, avrebbero trovato “asilo” nel Servizio Sanitario Nazionale presso le Regioni) prevedevano la regolarizzazione di tutti i precari del servizio pubblico con almeno 36 mesi di lavoro continuativo presso l’ente, ma di queste regolarizzazioni, nemmeno l’ombra. Anzi, questa specificazione del contratto, in realtà, sarebbe addirittura superflua dal momento che l’organico di Croce Rossa prevede già una dotazione di personale di 3.030 persone. Eppure, mentre ribadisce di poter stabilizzare solo 126 dipendenti, la Croce Rossa continua a flirtare con le agenzie di lavoro interinale e con le cooperative dai cui rubinetti escono a getto continuo solo contratti precari: non è un mistero che chi lavora per le cooperative è troppo spesso sottopagato, se non lavora addirittura in nero, in cambio di turni di lavoro massacranti. Nonostante le due finanziarie e le dotazioni assegnate, quindi, i servizi ed il personale, anche qualificato (medici, paramedici, infermieri, psicologi, infermieri e fisioterapisti) della Croce Rossa rischiano costantemente di saltare nell’indifferenza generale.

SALARI MOLTO PRECARI – Una situazione che va al più presto risolta, anche perché questi 1.894 dipendenti sono fondamentali nell’organizzazione e nello svolgimento delle attività della CRI. Sono state poste all’attenzione del governo anche tre interrogazioni parlamentari provenienti dagli onorevoli Compagnon e Polledri, tramite le quali si invita il governo ad affrontare il problema della stabilizzazione dei lavoratori precari della Croce Rossa invece di proseguire sulla strada delle proroghe alle convenzioni, ma le risposte latitano. Così come latitano le componenti accessorie dei salari che, nel 2005 e nel 2006, i dipendenti precari non hanno mai ricevuto. C’è anche chi ha fatto causa all’ente e qualcuno ha anche ottenuto soddisfazione, ad esempio un torinese, precario storico (dal 1996), che ha ottenuto 40 mila euro di risarcimento dopo aver vinto il contenzioso con l’ente. Ma le proteste dei lavoratori precari della Croce Rossa Italiana si susseguono da anni senza che nessuno mai, né da destra né da sinistra, abbia mai voluto affrontare seriamente il problema.

2 commenti a La Croce Rozza e i quei lavoratori precari mai regolarizzati

  1. Visto che solo il primo non posso esimermi dal ricordare che “non si può sparare sulla Croce Rossa”. Eppure. Eppure la gestione della CRI è deficitaria in due sensi. Non solo rispetto al “dare lavoro” come questo reportage giustamente e correttamente fa notare. Ma anche rispetto al “come lavora”, ricordando che la CRI è stata commissariata più volte dal movimento internazionali per aver fatto disastri piuttosto che aver aiutato.

  2. Pingback: diggita.it

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>