L’omicidio di Pordenone visto con gli occhi di tutti. Giudici e giudicati.
Gli occhi dell’uomo che mi guardano sprizzano paura. La sua pelle è ebano, i suoi jeans scuciti e sporchi, la sua maglia puzza. Mi vede: testa rasata, giubbotto in pelle quando è ancora caldo, anfibio, jeans stretto stile british: mi vede e abbassa lo sguardo. Ma il suo è un errore: non sono chi pensa. Lo chiamo, lo fermo, mostro i palami delle mani: rivolti verso l’alto, aperti. Capisce, ma la sua paura è lì, costante. Mi frugo nelle tasche dei pantaloni e cedo quello che ho: pochi spiccioli, null’altro. Mi offre calze e calzini in cambio. Non accetto: io non saprei che farmene, per lui sono una fonte primaria per la sopravvivenza. Mi ringrazia, capisce ciò che penso, ma la paura rimane lì, immutabile, unica difesa contro altri che non sono me.
OCCHI DA ORIENTALE - I suoi li rivedo dopo. Non sono i suoi, ma sono identici: con loro recano lo stesso sguardo. Li incontro più volte nella mia strada. Domani cambierò abbigliamento, penso. Ma poi scopro che guardano tutti così, terrorizzati. Deve essere successo qualcosa che non so, che non conosco. Il giornale svela tutto. La foto nella pagina di cronaca mostra un viso bellissimo. Vedendolo, mille visioni si affacciano nella mente: Sherazad, Le mille e una notte, sultani arabi, harem proibiti, Istanbul e le sue vie, i deserti del Marocco. Il viso porta con sé la bellezza di una stirpe di conquistatori arrivati fino alle nostre rive, regnanti sulle nostre terre. Conquistatori di cui conservo tracce nel mio sangue, ma di cui non c’è traccia sulla mia pelle. Secoli sono passati dai quei giorni: lei lì, sul giornale, fa rivivere passati lontani, arcaici, sepolti dall’oblio della memoria. Gli occhi iniziano a leggere. Ieri, Montereale Valcellina, provincia di Pordenone, in un boschetto. Immagino faccia freddo, ma è solo una supposizione: in quei luoghi non ho mai messo piede. Non dovrebbe essere così: siamo a metà settembre e fa caldo ovunque. Non conta nulla però, sono solo disgressioni. Vicino al boschetto viaggia una Audi. Dentro Sherazad e un uomo, il suo. L’auto inchioda: un uomo le si è parato davanti. Tutto è veloce: la portiera del passeggero si apre, l’uomo inizia a colpire la ragazza con una furia omicida, l’altro cerca di difenderla come può, il coltello colpisce anche lui: all’addome, alle mani. La ragazza scappa, la fuga è vana. L’uomo le si avventa contro e le recide la gola. Poi corre via. I soccorsi arrivano poco dopo, ma Sanaa, “Sherazad”, ormai non ha più vita.
ODIO E POLITICA - Il movente assurdo. Come soltanto assurdo può essere il gesto di un padre che decide di uccidere la propria figlia. La colpa di Sanaa era quella di essersi messa con un uomo, il suo Massimo, che era italiano. E cristiano. Non erano tanto i tredici anni di differenza fra i due, lui 31 enne e lei appena 18 enne, che facevano imbestialire il padre. No, era la religione dell’altro. Era la volontà di Sanaa di essere italiana, di comportarsi come tale, di vivere non come a Casablanca, la sua città, ormai solo un lontano ricordo di bambina, ma come vive qui ogni ragazza della sua età. Era la sua volontà di ribellarsi a un padre padrone che non accettava leggi se non le sue e del suo popolo. L’uomo, il padre, colui che le ha dato la vita e poi se l’è ripresa, viene catturato poco dopo. Le prove sono tante, il ragazzo è ancora vivo, le porte del carcere si richiudono dietro le sue spalle. La bufera inizia subito dopo. Alcuni partiti gridano allo scandalo, altri fingono di abbassare i toni, ma si legge chiaramente quello che vorrebbero dire: bisognerebbe staccargli le palle a tutti questi musulmani. Qualcuno, penso, inizierà a farlo davvero. Cerco fra le notizie, ma non trovo nulla. Già, è ancora presto. Passa la giornata e tutto sembra tranquillo, ogni cosa scorre normale. Solo gli occhi che incontro per strada sembrano sempre più impauriti.




quello che ha fatto il 'culinaria' è orribile e spaventoso…e ancora più spaventoso che la moglie lo abbia giustificato e perdonato. Questo non fa parte di quello a cui sono stato educato e abituato.
Hanno paura?
Per quello che mi riguarda, fanno benissimo ad avercene!!!! Se non riescono ad adeguarsi da soli ai nostri usi e alle nostre leggi…c'è bisogno che qualcuno glielo insegni, anche a suon di cazzotti e manganellate!
Io vivo in Italia e benchè non mi piaccia molto come nazione, mi piacciono molte delle libertà che abbiamo. E se un nero o un mussulmano o un cinese cerca di destabilizzare questo equilibrio, una pizza in faccio con setto nasale rotto, è il minimo che si merita.
Ignoranza. Ignoranza e fanatismo, questo è ciò che gli è stato insegnato, e loro lo interpretano nella peggiore delle interpretazioni. Inoltre provengono da paesi dove è accettata l'onnipotenza del padre padrone, dove “”il padre”" ha diritto di vita e morte sui figli (in particolare le donne). Arrivano in un paese dove il libertinaggio è lo sport preferito dai giovani, dove i genitori si trasformano in “papponi” per far arricchire le figlie, dove i”giovani” si ubriacano e fanno i teppisti con il beneplacido delle famiglie che non riescono ad impedirlo ed allora, fingono di non saperlo. La reazione ESAGERATA e BRUTALE è normale in queste menti e non può essere considerata con gli occhi della nostra educazione. Prima di tutto, bisognerebbe che le autorità Religiose (loro) spiegassero che questa interpretazione del Corano è sbagliata, (ma non lo faranno per altri motivi, e probabilmente non è sbagliata), poi, dovremmo rivedere pure noi la “”nostra”" forma di vita, ma non lo faremo perché coloro che per interesse ci hanno portato a questa situazione non lo permetteranno. E' una bellissima religione, ti consente di interpretare a piacere, come le leggi del nostro Parlamento.