Sport

Fuori i secondi, parte…seconda

23 settembre 2009

Storia della Coppa del Mondo focalizzata sul cammino di chi è arrivato ad un passo dal titolo, solo sfiorando la gloria eterna, finito spesso per questo nel dimenticatoio.

Cecoslovacchia 1934: la Coppa del Mondo sbarca in Europa e precisamente in Italia. Stavolta sono le squadre europee a rispondere in massa e le sudamericane a nicchiare, con sole 4 superstiti delle 7 dell’edizione d’esordio: fra le tante rinuncia l’Uruguay, anche per ripicca. Le iscrizioni sono 32, con presenze pure da Africa (Egitto) e Asia (Palestina e Turchia). Si decide di far disputare una fase eliminatoria per dimezzare le partecipanti: soluzione inedita sia per Olimpiadi che per Copa America. Alle qualificazioni deve partecipare anche l’Italia, che si sbarazza facilmente della Grecia disputando la sola gara d’andata casalinga: gli ellenici, sconfitti 0-4, rinunciano al ritorno.

ARRIVANO I FORTI - Analogo destino per la Cecoslovacchia, una delle più forti compagini europee dell’epoca e quindi automaticamente una delle favorite al titolo. Alcuni suoi membri sono entrati nella leggenda del calcio: il portiere e capitano Plánička, il cannoniere Nejedlý, l’ala sinistra Puč, il centromediano Čambal, solo per citare i più noti. Per arrivare alla fase finale deve fronteggiare un’unica avversaria, la Polonia, abbinatale a tavolino. L’andata è a Varsavia, il 15 ottobre 1933, e la Cecoslovacchia s’impone di misura: alla mezz’ora in vantaggio con Silný, raggiunta su rigore da Martyna al 52’, infine rete vittoria di Pelcner a poco meno di un quarto d’ora dal termine. Fin da subito le reti nel finale paiono il marchio di fabbrica di questa squadra. Come detto, i cecoslovacchi non disputano il ritorno, giacché i polacchi 6 mesi dopo non si fanno vedere a Praga. Qualificata con poca fatica, la Cecoslovacchia è scelta come testa di serie per i sorteggi della fase finale. La formula adottata è quella snella dell’eliminazione diretta ed essere una delle 8 teste di serie significa evitare al 1° turno gli avversari più ostici. Il sorteggio prevede la compilazione dell’intero tabellone, dagli ottavi alla finale. La Cecoslovacchia è baciata dalla fortuna: non incontrerà ostacoli difficili fino alla semifinale, dove dovrebbe incrociare la Germania (come avverrà). Inoltre è posta dalla parte opposta rispetto all’Italia: quindi affronterà eventualmente solo in finale i padroni di casa, dal canto loro assai sfortunati sotto questa veste. Tolti gli USA (o il Messico) degli ottavi, agli Azzurri potrebbero capitare le peggiori avversarie possibili: Austria, Brasile, Spagna, Ungheria.

PARTITI – Si comincia il 27 maggio a Trieste, contro la Romania, ma le cose non girano subito bene: all’11’ la Cecoslovacchia è sotto per la rete di Dobai e deve attendere la ripresa per ribaltare la situazione con Puč e Nejedlý nella prima metà frazione. I quarti vanno di scena il 31 maggio a Torino, contro la Svizzera ed è un’altra sfida equilibrata: ancora una volta sono gli avversari a segnare per primi con Kielhoz al 18’ ma almeno in quest’occasione si va al riposo sull’1-1 per merito di Svoboda, che raddoppia ad inizio ripresa. Jaeggi al 78’ trova il 2-2 ma è sempre Nejedlý a siglare il definitivo vantaggio a 8’ dal termine. La semifinale del 3 giugno a Roma contrapposta alla Germania è la gara che crea meno problemi. È anche la giornata di Nejedlý, autore della tripletta decisiva per il 3-1 finale, alla quale Noack all’ora di gioco aveva risposto col provvisorio pareggio, anche se per 70 anni la rete del 2-1 sarà a volte attribuita a Krcil. Particolare non irrilevante, giacché senza quella segnatura Nejedlý non sarebbe più capocannoniere in solitaria ma si fermerebbe a quota 4 col tedesco Conen e l’italiano Schiavio. Sì, proprio Schiavio, autore del 2-1 che regala il primo titolo mondiale all’Italia nella finale del 10 giugno a Roma. Ultimo atto al quale, come visto, la Cecoslovacchia è arrivata a punteggio pieno, ovvero sempre vincendo ma sempre di misura (eccetto contro i tedeschi) e segnando tre volte, in 4 gare, nel quarto d’ora finale.

3 commenti a Fuori i secondi, parte…seconda

  1. Vabeh, ma si sa che gliel'abbiamo rubata :-)

  2. Ma è vero che se in finale fosse arrivata la Germania noi avevamo ordine di farli vincere?
    Mi pare di ricordare una cosa simile ma non vorrei fosse stata una “coloritura” di un qualche romanzo o fiction su Pozzo.

  3. radoilfigo

    Premessa d'obbligo: nel 1934 non solo non ero nato io ma nemmeno i miei genitori. Fino al 1982 devo rifarmi ai documenti d'epoca e resoconti vari (poi posso integrarli con “materiale mio”). :-)

    Detto questo:
    - gregory: effettivamente la conclusione a cui sono arrivato è che il titolo del '34 assomiglia molto a quello inglese del '66 o a quello argentino . Considerando poi la gara colla Spagna nei quarti (gol irregolare per carica su Zamora) e qualche sospetto anche sulla semifinale coll'Austria (dove però il fallo sul portiere avviene a pallone che ha già varcato la linea) i borbottii eventuali cecoslovacchi sono più che giustificati.
    - kelith: è la prima volta che sento un'ipotesi del genere. Ma mi pare un po' strana. Innanzitutto la Germania non aveva ancora la fama attuale e scorrendo i risultati dell'epoca (compresi anche quelli durante la guerra contro anche i vari paesi che occupava) noto che con una certa regolarità si prendeva delle legnate mica da ridere. E poi non riuscì nemmeno a vincere le Olimpiadi del 1936 disputate a Berlino dove fu buttata fuori già al secondo turno dalla Norvegia.

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