L’università che lascia la ricerca in mezzo alla strada
di Tommaso Caldarelli - Via Palestro. Una delle scuole archeologiche più importanti del mondo. La Sapienza ordina lo sgombero. Senza fornire una sede alternativa.
RIMANERE INSIEME - Luigi Frati dovrebbe saperlo molto bene, visto che ha presenziato, nel palco d’onore, a moltissimi convegni organizzati proprio dai dipartimenti di Scienze dell’Antichità per presentare gli ultimi risultati degli scavi. “Data la situazione in Siria”, scrive Emma Cunliffe da Durham, con la guerra civile che imperversa, “è davvero improbabile che si possa tornare agli scavi sul campo, il che rende l’accesso agli archivi ancora più importante”. Gli studenti e i docenti hanno chiesto un incontro a Luigi Campanella, docente di Chimica che è presidente, però, del polo museale unitario della Sapienza: dunque, co-interessato al destino di Via Palestro. Nelle mail che gli studenti si scambiano commentando il risultato del colloquio, che ha avuto luogo più o meno una settimana fa, le voci sono sconsolate: pare che l’intenzione sia semplicemente quella di spostare il museo del Vicino Oriente “dietro il rettorato” per renderlo fruibile “al grande pubblico”. Un’intenzione forse lodevole, ma che secondo studenti e ricercatori rimane ancorata ad un’idea sbagliata di Università: “Perché per noi il museo non è il semplice luogo in cui vengono esposti tre oggetti ma è soprattutto un luogo di ricerca, studio e didattica”. In sintesi, gli archeologi e studenti di Storia Antica della Sapienza chiedono semplicemente che Museo, Archivi e Biblioteca rimangano concentrati in una sola struttura. Perché di questo ha bisogno la ricerca.
QUALE FINE? - Nel comunicato degli studenti in protesta questo è scritto chiaramente.
L’edificio di via Palestro non è insostituibile in quanto spazio fisico, ma è necessario garantire che le molteplici attività oggi svolte al suo interno trovino una sede alternativa e adeguata a comprendere la totalità degli organi di ricerca che, lavorando in sinergia, hanno determinato negli anni, il raggiungimento dell’eccellenza. Alle richieste formali avanzate al Rettore, Luigi Frati, e alle autorità competenti, ad oggi, non ha fatto seguito alcuna risposta. Quando via Palestro sarà dismessa, quale sede ospiterà tutte le attività in essa svolte? Per quanto tempo verranno sospese le attività didattiche e la ricerca in attesa di una nuova sede? Dove andranno a finire i nostri libri, le nostre aule, la nostra formazione? Il sospetto è che non ci sia eccellenza che regga di fronte ad interessi di carattere economico.
Nel consiglio di Dipartimento di Scienze dell’Antichità il professor Lippolis ha illustrato ai colleghi la questione per come la si conosce. “Il rettore”, ci dice al telefono, “finora si è dimostrato molto disponibile”. Però è la direzione generale che “gestisce il patrimonio”. Ad oggi, sul tavolo non c’è nessuna proposta concreta. Ci sono molte rassicurazioni. Ma quelle, a far sopravvivere “uno dei rari esempi di università che in Italia funziona” non bastano.











