L’Istat ha pubblicato i dati del secondo trimestre 2009 delle forze di lavoro. Dati provvisori, per l’incompleta raccolta delle informazioni nel comune dell’Aquila conseguente al terremoto avvenuto in quel territorio. Peraltro la dimensione di tale dato è tale da non inficiare i risultati generali. Rispetto allo stesso periodo del 2008 l’occupazione cala di 241 mila unità, pari all’1% Rispetto al periodo gennaio marzo 2009, al netto dei fattori stagionali, l’offerta di lavoro si riduce dello 0,2%. Nel secondo trimestre 2009 il numero di occupati risulta pari a 23.203.000 unità, in forte calo su base annua (-1,6 per cento, pari a -378.000 unità). E’ il dato peggiore dal secondo trimestre del 1994.
CALA L’OCCUPAZIONE - Il risultato è frutto della persistente e consistente caduta dell’occupazione autonoma delle piccole imprese, dell’accentuarsi del calo dei dipendenti a termine e della nuova riduzione del numero dei collaboratori. Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni è sceso dal 59,2% del secondo trimestre 2008 all’attuale 57,9%. Cresce invece il numero delle persone in cerca di occupazione (i disoccupati) che sono 1.841.000 unità (+137.000 unità, pari al +8,1%). Il tasso di disoccupazione aumenta, passando dal 6,7% del secondo trimestre 2008 all’attuale 7,4%. Rispetto al primo trimestre 2009, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione aumenta di un decimo di punto. Non molto, ma c’è una spiegazione, non molto positiva del fenomeno. Che si capisce leggendo i dati a livello territoriale.
DATI TERRITORIALI - L’occupazione cala nel Nord, tranne che a Trento, Bolzano e in Emilia Romagna, dove il numero degli occupati aumenta per il contributo fornito dagli occupati italiani con almeno 50 anni di età e dagli stranieri. Nel Nord aumenta in modo drammatico la disoccupazione (+30%). Nel sud, invece, il calo dell’occupazione si manifesta in misura più accentuata che al Nord, crollando del 4,1%. Ancor più grave, paradossalmente, è la riduzione della disoccupazione nel Sud, perché il dato è frutto soprattutto l’incremento degli inattivi (+434mila unità), ed dovuto a fenomeni di scoraggiamento: mancata ricerca del lavoro di molte donne per motivi familiari, al ritardato ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Nel Centro si segnala invece un marginale aumento degli occupati (+0,2%, 10.000 unità) dovuto sia alla maggiore crescita tendenziale degli occupati stranieri sia alla relativa più lunga permanenza sul posto di lavoro degli occupati italiani con almeno 50 anni di età.
DATI SETTORIALI - L’agricoltura registra una modesta contrazione del numero di occupati (-0,7% -6.000 unità), concentrata nelle regioni meridionali. La notevole riduzione tendenziale dell’occupazione nell’industria in senso stretto (-3,9%, pari a -197.000 unità) riguarda sia i dipendenti sia gli autonomi nell’insieme del territorio nazionale. Le costruzioni tornano a segnalare un calo degli occupati (-2,1%, pari a -41.000 unità), soprattutto dipendenti del Nord-est e del Mezzogiorno. Già in discesa nel precedente trimestre, il terziario segnala una nuova riduzione tendenziale dell’occupazione (-0,9%, pari a -134.000 unità) a sintesi del protrarsi del calo degli autonomi e dell’interruzione del processo di crescita dei dipendenti; entrambi i fenomeni si verificano in misura significativa nel Mezzogiorno.
JOBLESS RECOVERY – Ci sarà tempo per un ‘analisi meno frettolosa, ma i dati sono chiari. Al di là di qualche timido segnale positivo di alcuni indicatori congiunturali (da confermare) il crollo dell’occupazione è ben lungi dall’arrestarsi. Anzi, il peggio verrà, secondo molti, verso la fine del 2009. E qui, con questi chiari di luna, con l’occupazione che si riduce e il tasso di attività che specie al sud cala, forse i ministri Tremonti e Sacconi faranno bene a essere cauti, quando, a proposito di mercato del lavoro e risorse per la cassa integrazione, ci dicono che non ci saranno problemi. Perché, non dimentichiamolo, questi dati sono “drogati”, per le imprese manifatturiere di medio-grandi dimensioni, dalla cassa Integrazione. Se quelle risorse vengono meno, cominceranno guai ancora più seri.



sempre preciso Carlo.