Rio+20, il summit che fa male all’ambiente
20/06/2012 - Nessun accordo stringente e troppe fratture, la comunità internazionale non sa trovare la via per la crescita verde
di Dario Ferri
A 20 anni dal meeting Onu che lanciò la sfida contro l’inquinamento atmosferico il mondo si ritrova a Rio de Janeiro per trovare una soluzione ai problemi che affliggono l’ambiente. Il vertice stava per fallire, ma un accordo è già stato trovato, e sembra la consueta intesa che non risolve nulla.
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RITORNO A RIO - Anche spiagge e favelas ‘blindate’ a Rio de Janeiro dove oggi si riapre dopo 20 anni il summit Onu sullo sviluppo sostenibile del pianeta terra. Un vertice di grandi numeri a cui parteciperanno fino a venerdì 193 delegazioni mondiali, 50mila persone, solo 45mila sono attivisti, un centinaio di capi di stato e di governo, tutti controllati da 15mila forze dell’ordine. Il tutto per adottare una politica comune per l’ambiente racchiusa in un documento di 50 pagine su cui ancora non sembra esserci accordo. Alla spicciolata stanno già arrivando nella capitale brasiliana i leader tra cui però si contano molti assenti: non ci sarà Obama, ne’ Cameron ne’ la Merkel. Ci sarà il presidente francese François Hollande che presenterà le proposte della Francia sulla condivisione globale delle risorse disponibili. Oggi i tecnici dei diversi paesi, da giorni già nella capitale brasiliana, si sono riuniti per analizzare il testo che dovrà essere approvato entro venerdì e dal titolo “Il futuro che vogliamo”
FRATTURE GLOBALI - L’intesa finale non appare facile: l’Europa si lamenta di non aver ottenuto impegni abbastanza stringenti dai paesi in via di sviluppo. Ma secondo gli ambientalisti il testo era comunque insufficiente ancora prima di arrivare al tavolo negoziale. Quello che chiedono i Paesi in via di sviluppo e’ invece di creare le premesse per la crescita della parte più povera del mondo tramite un sistema di aiuti da parte dee paesi più ricchi. Impostazione naturalmente respinta da Usa, Europa, Svizzera e Corea del Sud. Al contrario l’Europa propone un processo di transizione che porti verso un economia verde nei Paesi in via di sviluppo. Su come applicare la ‘green economy’ i Paesi quindi si dividono, tra coloro che chiedono strumenti e coloro che invece vogliono dettare le regole. Tra i ‘big’ presenti alla tre giorni ci saranno, oltre Hollande, anche il presidente cinese Wen Jiabao, il premier indiano Manmohan Singh e il presidente sudafricano Jacob Zuma. Obama sarà rappresentato dal segretario di Stato Hillry Clinton mentre Cameron e Nerkel hanno delegato i propri ministri dell’Ambiente.
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