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Editorialedi Mauro Senzaterra (Mthrandir)
pubblicato il 22 settembre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Angelo Bagnasco ha parlato. E l’ha fatto in modo diretto e senza tanti giri di parole, esattamente come è usa fare la gerarchia vaticana quando intende passare alla cassa.  Non ci si lasci ingannare dall’osso lanciato per far contenti i mastini che stanno a guardia all’etica altrui: quel richiamo alla necessità di onorare il mandato degli elettori con sobrietà e misura serve soltanto ad identificare il destinatario della missiva, ma leggerla come una scomunica o un j’accuse nei confronti di Berlusconi Silvio da Arcore è da dilettanti della propaganda. O, meglio, è un incipit più liturgico che sostanziale che serve a spiegare all’Uomo della Provvidenza che ”bisognerà rilevare che la socialità, e dunque l’etica, non potranno più essere, nella mentalità dei credenti, lasciate in seconda fila rispetto alla politica o all’economia quali optional marginali, ma devono essere coestese all’intera attività umana, anche a quella più arditamente complessa”.

Se il premier ha orecchie, è meglio che intenda: la Chiesa non sacrifica nessuno invano – leggasi Boffo Dino – e non è disposta ad accettare che le proprie richieste passino in cavalleria.  Naturalmente, è e rimane amica di tutti, ma nell’andreottiana misura in cui l’amicizia venga dimostrata con i fatti e non solo a parole. Del resto, la sua l’ha fatta e ora tocca ad altri alleviare il dolore della grave perdita. E se il governo pensa di potersela cavare con ciò che Frattini ha già garantito (finanziamento alle scuole private e fine delle illusioni sui diritti delle coppie di fatto) si sbaglia di grosso. “Nel rispetto delle prerogative del Parlamento  ci limitiamo ad auspicare che un provvedimento, il migliore possibile, possa essere quanto prima varato a protezione e garanzia di una categoria di soggetti tra i più deboli della nostra società, senza lasciarsi fuorviare da pronunciamenti discutibili”. “In questo senso il lavoro già compiuto al Senato è prezioso, perché dice la volontà di assicurare l’indispensabile nutrimento vitale a chiunque, quale che sia la condizione di consapevolezza soggettiva”. E se il TAR del Lazio ha già parzialmente sconfessato la posizione di Sacconi, chissenefrega: non è un problema della CEI, ma del Parlamento. Si dessero da fare a trovare una soluzione che l’agorà è piena di nuovi soggetti che si affacciano e vogliono partecipare e – non sia mai! – ma magari con qualcuno di questi si potrebbero scoprire insospettabili convergenze.

Come andrà a finire la querelle tra Chiesa e governo non è dato sapere, ma le condizioni offerte per la pace, anzi per la tregua, sono piuttosto pesanti. Niente che tocchi personalmente il Premier, ci mancherebbe, ma la Chiesa di oggi della pecorella smarrita se ne sbatte allegramente: oggi il target è il gregge e se qualcuno si perde, pazienza. Dovesse finire come chiedono i parrucconi della CEI, ci sarebbe da chiedere a Feltri e ai suoi eventuali mandanti – anche da parte di chi ha votato questa sgangherata maggioranza come chi scrive – chi abbia vinto l’unica guerra che da noi non si può vincere, cioè quella con i pastori del signore. Perché, sia chiaro a tutti, Dio è con loro. E non fa sconti a nessuno.

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