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pubblicato il 21 settembre 2009 alle 09:43 dallo stesso autore - torna alla home

Domenica sera, di ritorno dalla festa dei popoli padani a Venezia, decine di militanti leghisti sono rimasti bloccati sull’autostrada per Varese a causa di un mega incidente. Non tutti però hanno passato delle ore fermi in macchina. A un certo punto, un SUV Touareg scuro dall’aria familiare ha sorpassato a gran velocità la coda sulla corsia d’emergenza, scortato da una macchina della Digos.Dentro, riconoscibile dai suoi riccioli “ribelli” o “pasoliniani” a seconda delle descrizioni più o meno apologetiche, viaggiava Renzo Bossi, il secondogenito ventunenne di Umberto Bossi. L’erede è cresciuto, e sembra avere imparato i vizi romani della casta, prima delle virtù padane“. Lo scrive Lia Quilici all’inizio dell’articolo “La trota del Po“, su L’Espresso di questa settimana a pagina 65.

Considerato che l’ultimo modello base-terra-terra di suv Touareg costa trentanovemila – diconsi: trentanovemila – euro, secondo l’ultima offertona della Volkswagen, e che per legge quel tipo di automobile dovrebbe essere guidata solo da chi ha la patente da almeno tre anni. Considerato anche che Renzo Bossi è nato nel 1988 (ha giusto giusto compiuto i 21 anni, e quindi ci rientrerebbe se avesse preso la patente al primo tentativo, ma considerato com’è andata alla maturità…). Considerato pure che già qualcuno sarà stato abbastanza incazzato, mentre se ne rimaneva incolonnato sull’autostrada, a vedersi scortare il figlio di papà con la Digos sulla corsia di emergenza, come un Alberto Tomba qualsiasi. Considerato tutto ciò, insomma, è un vero peccato che l’articolista non specifichi se Il Trota, come lo chiamava affettuosamente papà, era effettivamente alla guida, e non un semplice passeggero.