Sputare nel piatto in cui si mangia è un errore. E adesso lo dice anche la scienza: ecco perché.
Michael Pollan, per chi non lo conoscesse, è un grande divulgatore. Giornalista, professore universitario, da alcuni anni si occupa di alimentazione. Il Dilemma dell’onnivoro è stato un grande successo editoriale e di vendite. In America e in tutto il mondo. Almeno in quei paesi dove può mettersi in pratica il fatto di essere onnivori. In quesi paesi in cui il numero degli obesi ha recentemente superato quello dei denutriti.
I DANNI DEL NUTRIZIONISMO - Da alcuni mesi è nuovamente in
libreria (in Italia) con In difesa del cibo. La sostanza del libro, che si ingurgita in pochi bocconi, si può tradurre in poche righe: “Se non ci fosse l’industria alimentare da mantenere, a decidere cosa mettere in tavola tornerebbe ad essere la mamma. E se cucina la mamma, che fa la spesa al mercato e non all’ipermercato, forse, si tornerebbe a mangiare meglio”. Senza tutte quelle preoccupazioni legate alla composizione chimica degli alimenti. A tutto quell’indigesto vocabolario nutrizionistico che abbiamo finito col metterci in bocca. E si sa che parlare con la bocca piena è cattiva educazione. L’industria alimentare muove oggi un fatturato di svariati miliardi di Euro all’anno. Per sostenere la domanda occorre creare sempre nuovi bisogni. Farsi trovare pronti con dei prodotti che li sappiano intepretare. Ma mentre questo vale per qualsiasi prodotto dell’industria capitalistica in generale, nel caso dell’alimentazione, è preferibile far precedere le campagne di marketing da una più persuasiva campagna ideologica. Legittimata possibilmente da fior di scienziati e medici al soldo delle principali aziende alimentari. Ed il gioco è fatto. Ecco che un esercito di massaie si trasforma in un esercito di ortoressiche. Questa è il risultato del nutrizionismo. Aver trasformato il rapporto col cibo come qualcosa di complicatissimo. Un ambito dove occorre essere guidati da uno esperto. Una volta c’erano i buongustai, i palati fini. A decidere quello che mangi non è più l’alternarsi delle stagioni o il perpetuarsi dei precetti e delle consuetudini legate ad antiche tradizioni culinarie. E’ il nutrizionista, è l’esperto. Quello che oggi demonizza il grasso, domani la proteina. Dopodomani il carboidrato. Ed in funzione delle sue subliminali indicazioni il consumatore dimentica cosa gli andrebbe di mangiare, e finisce con il nutrirsi di confezioni contenenti la migliore composizione chimica che gli è stata prescritta.
VITTIME DEL MERCATO (GLOBALE) - E’ il capitalismo seduto a tavola. Lui il bavaglino, alla massaia il bavaglio. Come succede nella finanza. Vengono abbassati i tassi di interesse per indurre a spostare i risparmi, sempre che ne siano rimasti, dalla Borsa al mattone. Domani, gli stessi tassi vengono rialzati per indurre a fare l’esatto contrario. E tu, con la tua borsa, quella con la “b” minuscola, dove metti i tuoi spiccioli o la tua spesa corri da un investimento all’altro come da uno scaffale all’altro. E sei fritto. Uh, fritto?! La frittura fa male! Le campagne contro i grassi, i carboidrati, o quelle a favore delle fibre sono state comlpetamente smentite. Si sono rivelate completamente infondate dal punto di vista scientifico. Ad esempio, molti studi hanno dimostrato come non esista nessuna correlazione tra l’assunzione di cibi grassi ed il colesterolo che provoca malattie cardiovascolari. La povera trippa, che non ha ucciso tanti paonazzi
frequentatori di fraschette romane, è stata però condannata con un processo sommario a rimanere in cella frigorifera. E tutto per colpa della falsa testimonianza degli scienziati dell’alimentazione. Stesso discorso per la dieta ricca di fibre. Quella che doveva ridurre l’incidenza del tumore al colon. Falso anche questo! Spostare la questione “cibo” dalla tradizione al laboratorio è servita a spogliare l’alimentazione di quel suo retroterra culturale ed etnico. Desegmentare il mercato. Farlo globale. Omogeneizzare il comportamento delle persone a tavola. E la loro relazione col cibo. Persone – consumatori. Mai convitati. Il capitalismo nel tempo si è sempre più arrogato il diritto di imporre regole e condizionare la vita e la salute delle persone. Per autosostenersi. Come dire: se è anche l’industria alimentare che ti paga lo stipendio e ti permette di acquistare i cibi non è il caso che la fai troppo lunga a lamentarti del sofficino Findus o del probiotico, della margarina o del burro. Non sputare nel piatto dove mangi!




Michael Pollan è un divulgatore, ma è un ignorante in tema alimentare e nutrizionistico.
Come bravo divulgatore, sa bene che il libro vendo solo se fa scalpore ed è schierato in modo netto contro le multinazionali.
Ma le conclusioni a cui arriva sono del tutto insulse, visto che arrivare ad andare contro risultati scientifici per accusare le multinazionali può essere pericoloso, per la salute.
La verità è in mezzo e per quanto le accortezze alimentari per evitare tumori, colesterolo, diabete o pressione alta, devono essere seguite. Non per questo una bravo consumatore deve buttarsi nelle braccia di multinazionali che cercano l'affare con prodotti spesso poco salutari, per seguire quelle accortezze alimentari. La scelta è vasta e basta sapere scegliere.
“Ad esempio, molti studi hanno dimostrato come non esista nessuna correlazione tra l’assunzione di cibi grassi ed il colesterolo che provoca malattie cardiovascolari.”
Se non sussiste nessun nesso tra cibi grassi e il colesterolo, cos'è dunque che provoca la colesterolemia?
A casa mia cuciniamo: roba fresca e di stagione, niente scatolette, niente surgelati, niente che sia stato trattato dall'industria alimentare, o che venga da troppo lontano. Nessuno di noi ha problemi di salute, sovrappeso, cellulite, anoressia, niente di niente. Non spendiamo molto, mangiamo piuttosto bene, facciamo le marmellate e le conserve, invitiamo a pranzo gli amici, e non fatichiamo in cucina questo granchè. Mai capirò a cosa servano le diete, e il conteggio delle calorie. Secondo me questo tizio ha scoperto l'acqua calda.
Va considerato che questo tizio vive e lavora in America. Lì molte cose che si fanno normalmente in Italia (specie in provincia dove tutto è ancora molto poco artificiale) non sono così scontate. In America c'è un alto tasso di obesità, non esiste la ritualità del cibo che c'è in Francia, e mediamente si mangia piuttosto male ai fini della salute.