Dei drammi del Milan e quelli dell’Inter, delle memorie della vecchia nonna Juve
Il gioco del calcio non è mai stato nobile manco per niente. Neanche nei momenti più disinteressati. Ed è questa la sua essenza, il motivo del suo fascino. Prendete i ritiri dall’attività. La moda sino all’anno scorso prevedeva il tirare a campare sino a quarant’anni. Una cosa nobile, tristanzuola forse, eterna, uno stillicidio compassionevole in taluni casi, uno strazio rimandato in altri, una decisione savia, da adulti. Prendete la moda invece di
quest’anno. I ritiri brevi. Come quello di Adriano. Il ritiro per noia del sor Ronaldigno. Quando la fine di una carriera sembrava oramai acquisita per tutti come un percorso naturale ma rispettoso dell’attaccamento alla maglia, alla squadra, alla competizione, ecco saltare su quello che ti spoetizza. Che ti fa sentire inutile con le tue fumisterie, che ti svela il lato oscuro della tua passione, peggio, il lato oscuro di una tua abitudine, il vero pericolo di un sogno, quello di essere svegliati. Noia. Basta. Che barba. Nausea di tutto. Mancanza di motivazioni. Come lo capisco. Io la chiamo pigrizia, lui però deve fare un comunicato stampa e quindi deve mentire di più e meglio. Ma lo sbadiglio è uguale. Ma che classifica, che cultura. Basta. Vado via, non gioco più, vi lascio, vi mollo, vi lascio in ammollo. Non ho neanche trent’anni e sono già stufo. E quel che è più grave nel caso del Ronaldigno in questione è che viene a smontare l’ultimo mito superfluo, tenace a placarsi. Quale ? Ma come. Cosa disse Zeman quando iniziò tutto, quando iniziò la cacciata dei mercanti dal tempio illudendosi ci fosse un tempio ? Il calcio, disse o almeno mosse le labbra, non è roba per uffici finanziari o farmacie finché. E su quel finché s’appuntarono tutti il motivo per cui continuare a sperare ( di non arrivare secondi). Finché, dopo una pausa à la Celentano, esisterà un fanciullino che in un paese di solo pallone darà calci a una mela non stancandosi mai. Ecco. Signori, la frittata è fatta. Il ragazzino s’è rotto le balle e quel che peggio.
DRAMMI ROSSONERI – Ci siamo persi nel frattempo pure le farmacie e le finanze. Assis(t) si chiama il manager che dovrà salvare la baracca scongiurando la morte del fanciullino. Oppure diventiamo adulti senza più scuse. A proposito di psichiatra. Galliani al Milan ne ha invocato uno: la squadra è come quei vecchi mariti che ormai funzionano solo con le badanti, solo se sentono parlare una lingua diversa dall’italiano. E per questo prima della gara col Bologna che comunque tanto Italia non è fan risuonare, pateticamente, per sicurezza la musichetta della Cempions a mo’ di Viagra. E per questo riforniscono Minchiazzini del Boulougne di un turbante per farlo sembrare anche se italiano un musulmano. Finisce che Inzaghi, proprio lui, stecca. Come un ragazzino. Meno male. Meglio così. Agli amanti del calcio non potrà che far piacere la bocciatura di Inzaghi, uno che per carità segnare ha sempre segnato ma che ormai è la caricatura di se stesso. Appena ha la palla tira. E gli altri ? Appena il Milan non gli passa la palla scontentando il partito Inzaghista, quella soiree di amanti del prosaico recordman composta da quando sta al Milan per lo più da juventini (e non è un caso), Sedorf la becca e segna. A proposito di record. Di statistiche ed arbitraggi non me ne importa proprio niente, è noto.
IL LEIT MOTIV – Essendo una rubrica sul campionato, bisogna pure parlarne. A Cagliari pare abbian fischiato un rigore contro l’Inter. La statistica ringrazia. Non so le maestranze Saras. Lì in Sardegna ora che l’ultimo juventino, Briatore, è caduto in disgrazia oramai l’asservimento a Moratti che li ha assunti, sfamati e avvelenati è molto forte. I sardi sono purtroppo per loro molto orgogliosi e dunque troppo riconoscenti. I due regali a Milito ne fanno prova. Mourigno ha scartato e poi s’è fatto scartare. Poco male. Col Napoli mercoledì basterà anche Baresi. Tanto quel che aveva da dire Mou l’ha detto. La regola del secondo tempo ormai è nota. Dalla gara con il Parma. Primi tempi in un modo, poi entra Balotelli a metà gara e si vince. Il Napoli appunto nei secondi tempi crolla ed allora. Poi Mou tra una portata e l’altra se l’è presa con il calendario. Che favorisce la Juve facendola giocare il sabato per il martedì. Tre lunghi giorni di riposo tra campionato e coppa. Esattamente come tra domenica e mercoledì ma questo ce lo spiegherà Baresi. Che favorisce il Napoli nella fattispecie dell’infrasettimanale poiché ha avuto una giornata di riposo in più. I soliti napoletani sfaticati. A proposito dei quali, vi servo gli arbitri. Avvertenza: le compensazioni sono come le belle donne, uniche e sempre eguali. Servito il bugiardino, eccovi il motivetto che vi piace tanto. Per gli amanti delle compensazioni abbiamo: torti subiti a Palermo, goal irregolare di Quagliarella il turno dopo col Livorno, rigore fasullo preso a Genova nella bisboccia Campagnaro-Sculli, goal regolare annullato a Di Natale sabato sera. Insomma. Sembra proprio che tocchi all’Inter profittare. D’altronde.
Questo Napoli è sordo e grigio. Gioca unica in Italia (da quando Mazzarri è rimasto ai box), forse al mondo, il 3-5-2. Era il modulo del precedente allenatore. Donadoni giunto con meritata fama di offensivista l’ha conservato forse per noia forse per pigrizia nonostante lo sgradimento del pubblico e la chiara illogicità. A Napoli persino i bambini s’interrogano da mane a sera su di un modulo che prevede due esterni, i due quinti di centrocampo, programmati per padroneggiare tutto l’out, difendere e crossare sin dal fondo per un attacco forte di testa. Formato in questo caso da Lavezzi e Quagliarella. Una schizofrenia che va ad aggiungersi al masochismo praticato in sede di mercato sui suddetti esterni. Leggi, Mannini. Il quale anche con il Siena ha segnato. Buon per la Samp, nella quale oltre ad una buona dose di fortuna e di Cassano bisognerebbe riconoscere merito a Del Neri. Uno che sembrava finito qualche anno fa e probabilmente lo era veramente. Oggi si gode la vetta della classifica dopo aver l’anno scorso pilotato verso la difficile cima della dignità un’Atalanta complessivamente povera che quest’anno affoga come del resto le due siciliane. Il Catania nonostante Ricchiuti appare francamente spacciato. A Catania han sempre cercato di mantenere i piedi per terra. Non si son mai fatti abbattere, si son salvati persino l’anno di Raciti quando mezza Italia li voleva morti per ragion di Stato. Quest’anno han preso un tecnico di neanche quarant’anni per imitar la bubbola di Guardiola, commettendo lo stesso errore che han commesso a Cagliari confermando Allegri, stan precipitando, ben gli sta. Tanto potè l’ideologia, ne ammazza più il nuovismo mischiato al giovanilismo che i cessi rotti dello stadio.




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