Quando il ministro salva il boss dal 41bis
di Maghdi Abo Abia - 19/06/2012 - Il dicastero della Giustizia non è riuscito a motivare il prolungamento del carcere duro per Antonino Troia, già a capo della cosca di Capaci e tra i responsabili della strage in cui morì Giovanni Falcone. E il giudice gli ha tolto la misura
La cosiddetta “società civile” è in queste ore in preda allo sconforto dopo la decisione di revocare il regime di 41 bis, ovvero il carcere duro per i mafiosi, nei confronti di Antonino Troia, già capomafia di Capaci e condannato all’ergastolo per la strage che portò alla morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e di tre agenti della scorta.
BASTA COSI’ - Nel 1993 l’allora boss di Capaci venne condannato all’ergastolo in regime di 41 bis. Isolamento, scarsi contatti con i familiari, nessuna relazione con altri detenuti. E’ il trattamento tipo risevato agli esponenti mafiosi di spicco. La condanna all’ergastolo resta, l’alta sicurezza pure ma spariscono tutte le altre misure coercitive. A deciderlo il Tribunale di sorveglianza di Roma, unico organismo deputato a controllare le richieste in tema di 41 bis. In questo caso il Ministero della Giustizia avrebbe presentato lo scorso 30 novembre una domanda di proroga di questo regime “priva di adeguata motivazione”, in quanto si legge che il Troia ”ha una posizione di vertice in Cosa nostra” e alla quale erano stati allegati tre decreti di sequestro a carico di esponenti di varie famiglie mafiose.
IL SUO TEMPO E’ PASSATO - I giudici non hanno però ritenuto la motivazione adeguata. “Quanto al profilo criminale -hanno risposto i giudici nelle sei pagine della sentenza- Troia è stato giudizialmente riconosciuto capo della famiglia mafiosa di Capaci e in quanto tale responsabile della strage del 23 maggio 1992 e della commissione di altri quattro omicidi consumati a Capaci nel 1991. È quindi delineato un ruolo sicuramente di rilievo accertato sino al 1992″. Vuol dire che ormai è assodato e pacifico che si tratti di un boss. Ma il fatto che fosse sulla piazza nel 1992 non giustifica il regime di carcere duro anche nel 2012, specie se mancano le evidenze di un perdurare del suo ruolo di riferimento.
SENZA ATTIVITA’ MAFIOSA NIENTE 41BIS - Uno dei requisiti che prevedono la proroga del 41 bis è rappresentato dalla “perdurante operatività della famiglia mafiosa” la quale non risulta comprovata. Nessuna delle vicende riportate nel decreto del Ministero appare difatti riconducibile alla famiglia di Capaci e ancor meno alla persona di Troia. Vuol dire che non esistono prove che sia ancora sulla piazza. Insomma, non basta dire che ha ancora un ruolo. Va provato, e se chi di dovere non ce la fa, allora niente più 41 bis.














adeguata è una valutazione soggettiva che non esclude affatto la presenza di una motivazione….
Quanti soldi ha preso il miniatro per non decidere?
quanti soldi ha preso il ministro per non decidere
non ho parole!