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Editorialedi Vincenzo Ricchiuti
pubblicato il 19 settembre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

I poveri so’tanti

(Aldo Fabrizi)

Flavio Briatore è morto, viva Flavio. Il direttore della Renault, lo”squalo per (fare) bene” come lo definisce il Giornale, a seguito delle recenti accuse di aver truccato una gara del campionato scorso s’è dimesso da ogni incarico. Motivo ? Salvare settecento posti di lavoro. Dicono, dalla possibile ritorsione in caso di permanenza in seno dell’abile serpe acquatica contro l’intera equipe da parte di Max Mosley, il presidente della Federazione dell’automobile. Che si sa, certe inclinazioni, a certi sadismi, con la sofferenza altrui non si farebbe scrupolo. Briatore s’è dimesso da ogni incarico e lascia per il momento la Formula 1. Avrà altre corse da indirizzare con un figlio ai box. Potrà stressarsi con la velocità del telecomando come tutti quanti gli altri. Scrivere memoriali o forse no, urlarlo dall’abisso a voce, farsi l’amante ora che è disoccupato, ad ogni ricorrenza dire che ce l’aveva detto.

Briatore nasce a Cuneo, provincia. Famiglia d’insegnanti ascendente terra da zappare. Lui a casa sua è fuori posto perché è nato ricco. Dentro. Non si contano le balle che racconta. Pare piazzi polizze assicurative in cambio di marchette. Dicono faccia il gigolò per le signore, che cerchi di piazzarsi lui in dote a qualche conto in banca. Ma che il divertimento sia sempre come dire. Assicurato. Il paese è piccolo, la sua nomea sempre più grossa. E le dimensioni contano. Ci si è diplomato. Probabilmente non gli dispiace affatto e di sicuro le voci più carogna le mette in giro lui: la pubblicità è l’anima, qualunque sia il commercio. Al geometra diplomato con la zappa piace vivere con tutto il resto. Tutto quanto gli è possibile. Comincia a trafficar in cibo, apre un ristorante, è la sua specialità: carne e ristoro. Ma il figlio della maestra di Verzuolo è sveglio. Capisce che i veri polli non stanno in cucina, ma nell’impresa. Dove ne trova in abbondanza, pronti da sempre e non li devi neanche cucinare. Prima gli vende aziendine decotte che poi lo Stato compra per buon cuore. Poi dopo il sogno di fregar lo stato parassita, terrone ed oppressore gli offre quello di fregar il fato sfidando ciò che nulla, neanche lo Stato, muove e puote. Li spenna con le carte. Anche se lui non c’entra niente.

Assolutamente. I bari erano altri, quelli che nascondevano le carte da giocare. Briatore no, mai ci ha nascosto nulla. La sua non è mai stata truffa: semmai un’offerta. Una dichiarazione d’amore. Onesta: fatto così, come mi vedi, come ciò che pensi, reagisci, esattamente come mi temi, adesso amami. Prendere o lasciare: nel suo caso prendere e lasciare. Dopo il chiuso delle bische del brividino fatto in casa per il commendatore, per fortuna che al nostro piaccia vivere comunque alla luce di qualcosa di forte. Piaccia vivere col sole.

Maldive, negozi Benetton, un amico, uno che non l’ha mai amato e non l’ha mai nascosto, uno che se l’è messo in casa, uno che se l’è messo in casa per salvarlo dalla pula, in casa sua, dappertutto, in azienda, prima nelle botteghe lontane dalla vista ma non dal cuore, poi nel posto più improbabile possa cercare un latitante l’Interpol cioè la Formula Uno, uno che non l’ha mai amato peggio, uno che poi se n’è pentito, e ha continuato, e ha smesso, e pur avendo smesso non ha smesso di sorriderne, e pur essendo diventato grande maledice la pazzia di aver fatto cose da savio, uno che riprenderebbe anche subito, domani e poi dopodomani è un pirla ma oggi lo odia ed è felice, uno che lo ha amato veramente perché l’ha definito. Il teppista perbene trova un campionato dei motori asfittico come quasi sempre è stato. Ferrari Ferrari Ferrari diventata un mito da quando sembra che sia maledetta e qualche sorella meno affascinante.

La Rossa rappresenta l’Italia. Le sconfitte l’han resa un totem, un culto obbligatorio a scuola, una roba totalitaria, tediosa e soprattutto molto oscura. A Briatore non va tutta questa uniformità, si chiede a gran voce perché l’Italia paese di milioni di squadre diverse e divise dal campionato di calcio al Palio di Siena debba essere ridotta a una. Si può fare un’altra Italia che gareggi, basta con l’uniformità e l’uniforme, non siamo mica a scuola, si può fare un’altra Italia che mica gareggi, vinca, dite di no, vi dico di si. Sarà una costante del mondo secondo Briatore, il mondo secondo, Briatore primo.

Sulla Naomi che è una stronza, sulla moglie da due anni in barca e lascia i buoi ai paesi tuoi, sullo stare in barca si ed in pantofola ma se stai in barca la pantofola la devi togliere altro che baciare, sul ricco è bello, sul ricco è bello e non va nascosto ma semmai spiegato, sul ricco che è ricco se fa il ricco, sul ricco che se è tale è perché vive come tale e se davvero è ricco, ricco non ci muore, ricco non muore mai, sul ricco è bello perché se ricco piace, perché se ho soldi ce l’ho scritto in faccia e la faccia è una, la faccia del ricco è una e se togli pure quella al povero che resta, che un milione forse lo puoi immaginare ma un Bilione chi l’ha visto mai e tu di prima no, ho avuto figa ed è stata in parte pure vostra, il cancro e non vi ho rotto i coglioni, no, Briatore, no. Gli han già detto di si prima ancora che abbia davvero ragione. Non gliela perdoneranno.

Ora scappa dalla Formula Uno moralizzata da uno che faceva il saluto nazista ad un frustino, un figlio d’arte che ha pagato per entrare e la fa pagare per uscire, fallito, trombato e poi spia, un ingegnere che tiene famiglia. Non avrà scuse, pretese od offese, nemmeno motivi se non per fortuna quelli a cui non ci si crede, non si difenderà. Fare, farà. Il contrario. Dirà niente, lasciandoci in balia della legge perché costa meno, lasciandoci soli e sconfitti dal non aver che certezze. Dirà niente, lascerà che la giustizia spicchi il mandato. Tanto quando sei uno squalo per bercela o andare (prima) a fondo. Tanto a che serve essere assolti quando sei Flavio Briatore. A che serve essere ricco e inseguito se non per avere la scusa per ricominciare.

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