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Internidi Massimo Zamarion (zamax)
pubblicato il 19 settembre 2009 alle 00:01 dallo stesso autore - torna alla home

I passi che hanno portato sin qui l’uomo che, nonostante tutto, è ancora alla guida del paese (e in qualche modo avrà fatto)

Continua, passo dopo passo, la lunga marcia della democratizzazione berlusconiana, non molto appariscente ma terribilmente reale per chi deve temerne gli effetti. Essa è così solidamente incardinata sul lato giusto della storia da proseguire il suo cammino senza trovare alcun serio ostacolo nonostante le bombe e bombette che ogni giorno le scoppiano intorno. Anzi, berlusconi 1978 La lunga marcia berlusconiana (e i suoi effetti)a ben vedere, è proprio il clima epocale di bonaccia, un senso generale d’ineluttabilità, a dare la stura a tante manifestazioni di nervosismo impotente, sia nel campo dei mori sia in quello dei cristiani. Tanto si strepita in un senso, tanto le cose marciano tranquillamente e impietosamente in direzione contraria. All’occhio superficiale può sembrare una cosa sorprendente che Berlusconi resti in sella in barba agli attacchi concentrici di cui è oggetto quotidianamente; che sopravviva baldanzosamente ad un’allure non propriamente presidenziale, e all’assedio oramai internazionale dei firmaioli democratici, sempre numerosi quando si tratta di sparare con frivolezza sulla Croce Rossa; che sia più forte delle proprie debolezze e stravaganze, del cerone e dei capelli tinti; più forte della crisi economica; più forte del neostatalismo municipale di certi legaioli dai denti robustissimi e di quello parafilosofico di certi guru del suo governo; ma questa blindatura è solo il meritato premio per l’uomo politico italiano che con più determinazione e coraggio ha imboccato la strada giusta.

SINISTRA - Il muro di Berlino in Italia non è mai completamente crollato: ci è voluto l’impareggiabile o inqualificabile conquistatore di giovani e romantiche femmine che tutto il mondo c’invidia per finire degnamente il lavoro. La glaciazione della guerra fredda aveva questo di comodo per l’establishment: che, almeno a livello di pubblica opinione e di riflesso nell’arena politica, certe questioni culturali, il Risorgimento, la Resistenza, le contiguità tra fascismo e comunismo, ampiamente dibattute fra gli studiosi, erano relegate a mere questioni accademiche. Ma fatta la breccia nel muro di Berlino e culturalmente in quello della priorità anticomunista, l’opinione pubblica ebbe agio – pericolosamente – di vedere la significativa prospettiva storica di quell’ampio viale che al Muro aveva portato e che quel baluardo per tanto tempo aveva nascosto al pubblico. Vecchie verità potevano finalmente acquisire un inedito peso politico, scomode per tutte quelle rendite di posizione che il Muro indirettamente aveva puntellato. Nei libretti di storia del futuro – quelli più stringati – si troverà scritto che Mani Pulite fu un tentativo da parte dell’establishment peninsulare – culturale ed economico – di fermare la storia. Dopo averlo sventato, aver tenuto duro, rimesso in moto il processo naturale di unificazione del paese, ché questo significano i mal di pancia di questi anni, oggi, portata quasi di peso dalle onde lunghe della riconciliazione con la verità storica, la controffensiva della plebe berlusconiana si concentra sui personaggi emblematici della casta laico-repubblicana. E così ora che si rumoreggia di una ripresa possibile delle inchieste sulle stragi mafiose in chiave antiberlusconiana, in mezzo a tanto fumo e nella “maturità dei tempi”, per usare un’espressione biblica, il dato nuovo e saliente riguardo ai fatti del 1992 è però che a finire nel mirino delle artiglierie del Cavaliere con sempre più decisione è proprio l’ideologo principe dell’antimafia, l’eccellente dottor Violante: il che significa che l’opera meritoria di demolizione continua.

DUNQUE… - E’ spassoso veder lamentarsi di “dossieraggi”, di “killeraggi”, di “trame oscure”, insomma delle vecchie “pratiche d’infamia” di volterriana memoria, gente che di queste cose si è nutrita fin dalla pubertà, che vi è cresciuta dentro tanto da fare dell’allarmismo democratico più o meno intimidatorio una specie di seconda e pavloviana natura: per questo non se ne accorge nemmeno. A differenza della truppa berlusconiana, temprata dal manganello democratico, costoro sono abituati solo a darle, e con gran comodità, e rimangono sbalorditi se il bonaccione brianzolo per una volta si ricorda di essere un autocrate. E si sentono dolorosamente feriti se il piccolo energumeno Brunetta, come tutti i politici di questo mondo, si butta nella berlusconi La lunga marcia berlusconiana (e i suoi effetti)mischia armato di appena un po’ di sana e solida demagogia populista: sai che tradimento! che crimine contro l’umanità! E dall’altra parte i berlusconiani sono talmente poco abituati a darle, che al primo colpo hanno affondato naviglio amico, il Boffo. L’Avvenire del Boffo-Ruini è stato sostanzialmente un discreto compagno di strada – per così dire – del politico Berlusconi, tant’è che gli articoli critici delle ultime settimane erano più il risultato di un cedimento alle lamentele di parte del mondo cattolico, che il segno di un cambiamento della linea editoriale. Gli è che il Feltri Furioso, oltremodo assorbito dal suo ruolo di cannoniere principe dell’armata berlusconiana, appena ha visto un bersaglio scoperto – a mo’ d’ammonimento – ha fatto fuoco.

LA VERITA’ – Berlusconi è forte perché si è fatto interprete della necessità di un epocale “resettamento” della vita democratica in Italia; per questo chi ha qualcosa da perdere da questo cambiamento evoca fantomatiche dittature e ciancia di popoli ipnotizzati; per questo le fantomatiche classi dirigenti dopo avergli fatto guerra con tutti i mezzi, e dopo aver chiesto l’armistizio, si illudono ancora di non dover pagarne il prezzo. Il berlusconismo è più forte di Berlusconi; il giorno della sua tanto auspicata eliminazione chi ne raccogliesse apertamente l’eredità, quasi un Antonio moderno col cadavere di Cesare tra le braccia, diverrebbe immediatamente l’uomo politico più forte del paese. Ma se la marcia berlusconiana ha prodotto pure un generale e comprensibile risentimento tra i vinti, ne ha prodotto pure uno di più sottile e malsano nel campo teorico dei vincitori. Che la vittoria nelle elezioni del 1994 abbia avuto effetti devastanti sulla psiche dei sopravvissuti della Balena Bianca non credo vi siano ormai più dubbi. Quando nell’anno fatale l’elettorato bianco saggiamente decise di ridere in faccia all’offerta suicida del polo di centro, la grigia forma di resa firmata senza nemmeno l’ebbrezza estetica di un tragico e preventivo harakiri dal becchino Martinazzoli, degno epilogo a sua volta dell’estenuante eutanasia che l’egemone sinistra democristiana stava mettendo in atto da un ventennio e più, in quel solo momento rivelatore tastarono con mano la superiorità di un dilettante coraggioso fornito una visione strategica nei confronti di tutte le tattiche dei professionisti dell’agone politico, quali essi si credevano.

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