La tragica morte dei soldati italiani riporta l’attenzione sulla missione afgana, un’operazione militare dagli obiettivi sempre più incerti, che rischia di affossare la presidenza di Obama. Il 2009 rischia di essere il peggior anno della guerra in Afghanistan, per vittime civili e caduti militari. Poco meno di 8 anni fa, il 7 ottobre 2001, i missili su Kabul furono la risposta della comunità internazionale alla tragedia delle Torri Gemelle. Il mondo si unì agli Stati Uniti feriti, condividendo l’obiettivo di trovare i capi di Al Qaeda, smantellare le basi del network terroristico e distruggere il regime talebano complice dell’attacco all’America. Kabul cadde dopo poche settimane, grazie alla debolezza strutturale dello Stato afgano e alla diffusa corruzione che da sempre caratterizza la regione.
Il corrispondente del New York Times Dexter Finkins ricorda come l’assedio di Kunduz fu risolto regalando lussuosi trucks della Toyota ad alcuni capi dei talebani, che subito passarono agli ex nemici dell’Alleanza del Nord. I seguaci del Mullah Omar furono ridotti alla macchia, sull’infinito confine che unisce la nazione al Pakistan, ma l’Amministrazione Bush a metà 2002, dopo l’operazione Anaconda, cambiò l’obiettivo. L’Iraq, le sue inesistenti armi di distruzione di massa e la speranza di plasmare l’intero Medio Oriente secondo gli interessi statunitensi portarono al sostanziale abbandono dell’Afghanistan, e all’attuale disastro, culminato nella sempre più diffusa ribellione taliban e nella farsa della rielezione del sindaco di Kabul, Karzai, l’unico Capo di Stato la cui autorità finisce ai confini della capitale.
Con l’arrivo di Obama alla Casa Bianca, l’America ha fissato la data del (parziale) ritiro dall’Iraq, concentrandosi di nuovo sull’Afghanistan. Alle 60 mila truppe sul terreno se ne sono aggiunte 20 mila, un numero giudicato insufficiente dal nuovo comandante della missione, Stanley McChrystal. La sua richiesta di un ulteriore incremento dei militari americani, altri 40 mila, ha aperto un vespaio interno all’Amministrazione. Il Segretario di Stato Clinton, spalleggiato dall’inviato nella regione Holbrooke, si è dichiarata favorevole, mentre il Vice presidente Biden si è mostrato molto scettico.
Obama non ha finora preso una posizione, ma i segnali che provengono dal Congresso e dall’opinione pubblica sono univoci. Il presidente della Camera, Nancy Pelosi, ha espresso una velata opposizione alla richiesta di McChrystal, sostenendo come alla House non ci sarebbero i voti per approvare la proposta del generale. I presidente della commissione Relazione Estere del Senato, John Kerry, ha chiesto all’Amministrazione una nuova definizione della missione a Kabul, senza i quali i nuovi sforzi, economici e militari, sarebbero del tutto vani. L’ex candidato alla Casa Bianca ha espresso i molti dubbi che serpeggiano tra i liberal, che già avevano rischiato di far bocciare il rifinanziamento alle missioni in Iraq e Afghanistan a giugno del 2009.




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Era normale che si scatenassero nuovamente le polemiche sulla missione di pace in Afghanistan ed era normale che in tanti affermassero che questa non è una missione di pace, ma è vera guerra visto che sono già morti 21 soldati. Era altrettanto normale che alcuni politici avrebbero irresponsabilmente cavalcato l'onda di questa tragedia, affermando che sarebbe meglio ritirare i nostri militari. Credo che nessun italiano sia felice di ciò che è successo ieri a Kabul e di tutti gli altri attentati che hanno portato alla morte dei nostri soldati. Tuttavia non si può reagire a tutto questo semplicemente ritirando i nostri militari e dandola sostanzialmente vinta ai terroristi, gli unici che continuano a volere la guerra a discapito della popolazione locale che da loro ha sempre subito oppressione e torture. E' per tutti gli innocenti dell'Afghanistan e dell'Iraq e per la democrazia di questi Paesi che i nostri militari si trovano in missione e i risultati della loro presenza sono già stati tanti. Questo deve fungere da sprone per andare avanti finchè i terroristi non rappresenteranno più una minaccia. Se si andasse via ora, tutto sarebbe stato inutile, anche il sacrificio dei 21 eroi che hanno perso la propria vita in quei luoghi in nome della pace e della democrazia. Per fortuna, non tutti i politici italiani hanno approfittato di questa tragedia per farsi campagna elettorale: è comodo, come hanno fatto Bossi e Di Pietro, sostenere il ritiro delle truppe. E' responsabile invece chi, pur non essendo in maggioranza e al governo come Casini e l'UDC, continua a difendere la democrazia e ad onorare i soldati che hanno perso la propria vita per questo scopo.
Il momento della solidarietà, dell'unità nazionale e del dolore di tutto un popolo non può essere guastato da polemiche politiche inutili. Si avrà tempo e modo, con gli alleati internazionali, di programmare un piano per il futuro dell'Afghanistan, ma no alle dichiarazioni irresponsabili di Di Pietro ieri e del Ministro Bossi oggi.
Purtroppo ancora una volta ci sono esponenti politici come Bossi e Di Pietro che non si sono lasciati sfuggire l'occasione per riaprire la polemica sulla reale utilità della missione italiana in Afghanistan. Esponenti politici che non tengono conto di quanti ottimi risultati hanno ottenuto i nostri soldati durante questa missione e sopratutto non tengono conto del fatto che l'Italia fa parte di un organismo come la Nato e che ha firmato degli accordi internazionali che vanno rispettati. Tra le voci “fuori dal coro” vorrei che si ricordasse quanto ha detto Pier Ferdinando Casini e tutto l'UDC, i quali per prima cosa hanno espresso cordoglio verso i familiari delle vittime, e sopratutto hanno saputo tenere una linea coerente verso la politica delle missioni italiane in territori quali Afghanistan e Iraq. Purtroppo la coerenza e la responsabilità non sono qualità comuni a tutti i politici italiani.
Purtroppo la Lega e l'IdV si dimostrano ancora una volta partiti irresponsabili. Anche in queste difficili e dolorose situazioni. Non possiamo arrenderci di fronte al terrorismo. Dobbiamo riportare all'Afghanistan un paese democratico. Non possiamo stare a guardare. La ritirata sarebbe una vera e propria sconfitta, con ripercussioni pericolose sul piano militare. Sarebbe un incentivo ad intensificare l'azione violenta. In questi momenti certo è lecito addolorarsi, e riflettere, su cosa cambiare, che strategia adottare. Ma si possono discutere le modalità di contrasto non la ritirata. Assolutamente. Sono pienamente d'accordo con il presidente Casini, che ancora una volta ha dato la dimostrazione di essere un politico di grande responsabilitàe coerenza. Mattia Ventroni
Oggi è giorno di lutto, non di polemica o discussione. Sei nostri soldati sono morti, altri feriti. Ognuno di loro credeva nel valore della pace, della democrazia, della difesa della patria. Scavando un po’ più a fondo nella loro vite ci rendiamo conto di ciò che hanno lasciato: mogli, figli, famiglie, fidanzate, amici… tutto ciò perché il loro non è un semplice mestiere. Sapevano a ciò che andavano incontro, ciò che rischiavano. Ammiro la loro forza, il loro coraggio, il loro credere fermamente in ciò che fanno, al punto di perdere la propria vita. Non possiamo dimenticare ciò che loro hanno sacrificato proponendo un immediato ritiro dall’Afghanistan. Casini (Udc) sostiene che oggi sia “il momento di una rinnovata unita' dell'Italia che deve ricordare le profonde ragioni politiche e morali per cui siamo in Afghanistan” e che sia “sempre necessario riflettere da parte delle autorita' politiche e istituzionali ma esiste un obbligo di serieta' e senso del dovere che il Paese deve recuperare”. Dunque, come dice Napolitano, “questo e' il momento del cordoglio e dell'unita', poi verra' il tempo per riflettere e approfondire sulla natura della missione”. Un grazie a Matteo, Davide, Gian Domenico, Roberto, Antonio e Massimiliano.
Chiara Cudini
Rispondo prima ai vari talebani occidentali che poco capiscono, poco conoscono e molto inveiscono.
Samantha, marco, alessandro, mattia e chiara, i veri terroristi siete voi. La democrazia è una balla inventata dall'occidente per assoggettare, depredare, sterminare qualsiasi civiltà non sia conforme ai propri interessi.
Voi siete soltanto il coro manierista della tragedia in atto, quattro pappagalli ammaestrati che ripetono la litania di regime, nella totale assenza di un benché minimo barlume di senso critico.
Letto un commento di questa risma, letti tutti.
Piangete pure per i quattro maranza italiani che hanno perso la vita tentando d'imporre il vessillo dell'eteronomia occidentale in Afghanistan. Non fosse per la tragicità della questione, risultereste solo ridicoli.
All'autore dell'articolo: comincia bene, finisce molto male, con una sorta di apostasia incomprensibile.
Vengo subito alle critiche, dato che gli elogi mi stan sul gozzo.
Anzitutto lo scenario che prefiguri per il quale occorrerebbe coinvolgere la Russia antidemocratica di Putin è assolutamente apocalittico e di una realpolitik inaudita. Il tuo messaggio: il fine giustifica i mezzi…vinciamo la guerra, del resto chissenefrega. A questo punto mi domando: per quale motivo l'occidente si schierò a favore della lotta indipendentista dei talebani contro i sovietici non più di trent'anni fa? Le istanze civilizzatrici non erano le stesse?
Certo, lo erano, ma ai tempi si poneva l'accento sull'autodeterminazione dei popoli in funzione antisovietica, oggi si pone l'accento su quello stesso burqa che le donne afghane indossavano 30 anni fa per giustificare l'interventismo libertario occidentale.
Ipocrisia.
Andiamo avanti: Obama.
Obama non è dio.
Obama è un negro posto a tutela degli interessi dei bianchi nel mondo. Obama è per certi versi la più grande mistificazione della nostra contemporaneità.
Obama sa bene di non potersi inimicare i potentati che da sempre sorreggono la supremazia statunitense nel mondo. Allo stesso modo il sostegno popolare ad Obama è vincolato a rivendicazioni che non può mantenere senza contraddire l'elite bianca da sempre al potere negli USA…sono curioso di vedere come va a finire.
In quanto ai crimini dell'11 Settembre…ma per favore…
Bin Laden non ha mai rivendicato quella strage…tutto lascerebbe supporre che si tratti di una faccenda interna USA…
E' doveroso combattere Al Qaeda?
Doveroso da parte di chi?
Doveroso in base a quali presupposti?
Doveroso in base a quali interessi?
Perché doveroso?
Possibile che non ti sia posto queste essenziali domande prima di scrivere l'articolo?
L'ennesimo pappagallo?
Risparmiami la democrazia, te ne prego…
Allora…riassumendo…son morti quattro maranza italiani con i mitra e protetti dal blindato Lince.
Nell'attentato son morti 10 civili afghani, vere vittime di una guerra di potere, ma nessuno se li caga.
Tutto il cordoglio del quale siamo capaci è rivolto ai nostri quattro maranza che magnano a sbafo.
Allora: delle due l'una.
O questi maranza credevano in quel che facevano, ed in questo caso la morte per una causa giusta è il meglio che ci si possa aspettare dalla vita.
Oppure questi maranza erano parassiti che credevano di poter mitragliare giovani tredicenni afghane senza correre alcun rischio, a fronte di stipendi da nababbi…
Nel qual caso hanno avuto ciò che si meritavano.
Le cose, spesso e volentieri, son più semplici di quanto si creda…per chi ha il coraggio di dirle.
Caro Z,
menomale che riconosce la tragicità di questo momento. Ho 18 anni, molto probabilmente vedo il mondo con occhi molto diversi dai suoi. E probabilmente Lei ha più esperienza di me, ha qualcosa da insegnare. Però non trovo che valori, ideali, speranze siano morti nel cuore di ognuno. Nel mio, non di certo. E’ forse un male credere ancora in qualcosa? Se ci adattiamo tutti al mondo attuale, critichiamo, siamo pessimisti, cinici, il mondo sì che va a rotoli. La democrazia è una balla? Preferisce un regime? Cosa propone? … la mia sarà ingenuità, forse non ho ancora ricevuto un vero schiaffo dalla vita, dal mondo, dalla politica… ma penso che quando accadrà, mi aggrapperò ancora di più a ciò in cui credo… perciò sì, piango per i SEI soldati morti, per chi perde la vita per ciò in cui crede, per chi perde la vita sul lavoro, per chi perde la vita ingiustamente e per tutte le persone che, per qualche motivo, muoiono “prima dell’ora”. La prego quindi di non chiamarmi “terrorista” o “pappagallo ammaestrato” per il semplice motivo che credo ancora in qualcosa.
Chiara Cudini
Signor “Z”..
non so se la sua sia la Z,di Zorro,ma almeno il buon Zorro,era un bandito gentiluomo,credo che quanto successo non dovrebbe scavare un solco,visto che la morte,sia essa in un cantiere edile,sia essa in un blindato in una terra straniera,quando viene per mano di qualcun altro,sia sempre un fatto tragico.
Avere del senso critico,esser cittadini del mondo,e avere l'elasticità mentale di capire,che se le forze di pace europee,danno un bicchier d'acqua ai bambini di kabul,ridotti al medio evo,dai loro stessi connazzionali,per un bieco ideale di religione,che piu che illuminare,..finisce per abbagliare,be caro Signor Zeta,non so di che cosa stiamo parlando.
http://www.youtube.com/watch?v=rya6935J-u0&hl=it
Beh, che dire: caro signor “Z” la smetta di sputare sentenze sugli altri, forse sarà più vecchio di noi, ma non ha capito il nostro stile, il nostro modo di pensare, il nostro essere legati a valori autentici… O forse la freschezza giovanile la infastidisce?
Sono una docente di lettere,di un liceo torinese,
è avendo letto tutto questo vespaio,mi trovo in sintonia con Pinna,e Condemi,non vedo il modo di usare con disprezzo e apostrofare come talebani o pappagalli delle persone che commentano le cose. Zeta,come Zitto,nemmeno il buon Biscardi,avrebbe travisato il tutto. Mio figlio ha optato per l'obiezione di coscienza,ma se fosse stato al fronte,non sarebbe certo stato un cecchino,o un assasino mascherato,ma avrebbe solo spontaneamente deciso,nel 2009,di portare la Pace,contro queste forze del male. E se poi fosse tornato in una cassa di legno,e magari qualche amministrazione comunale,gli avrebbe dedicato qualche strada,be signor zeta,mi creda..il dolore lacerante,mi avrebbe convinto che comunque i veri eroi si vedono sul campo,non dietro un pc,con degli aggettivi infantili,come usa lei.
Annamaria da Moncalieri