di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 13:05 del 1 settembre 2008 in CulturaTorna alla home

DA DOVE VIENE IL DIRITTO? - “Un bisogno insopprimibile che appartiene a tutti”: se questo bisogno non si sente, è perché non si è abbastanza sensibili o perché non si appartiene alla categoria che sta per “tutti (gli esseri umani)”: in entrambi i casi, si è delle bestie. Al contrario – ed è il mio personale punto di vista – si è delle bestie nel non riuscire a decostruire il sacro, fino alle sue forme presociali e preistoriche, nelle pulsioni che legano l’uomo alla sua paura dell’“ignoto” (la sua più grande paura, come ha scritto qualcuno) e alla necessità di esorcizzarlo con pratiche nevrotiche e alienanti. Decostruzione tanto più necessaria – e oggi fatta urgente dall’arrogante “pretesa” degli assoluti contro il “relativismo” – per evidenziare la natura intrinsecamente antidemocratica di ogni credo. Non contesto la possibilità che un credente in questa o in quella fede – o anche un appartenente a questa o a quella confessione religiosa – possa essere un sincero democratico: affermo che un bene comune che non parta dal basso, ma che sia concepito come valore trascendente, annulla di fatto la democrazia, chiudendola in limiti che sono oltre il reciproco rispetto degli individui, per informarla di valori dati per eterni, intangibili, “non contrattabili”. L’ho più volte scritto altrove, e non posso che ripeterlo ora: si tratta di decidere donde discenda il diritto, se da un disegno antecedente e superiore all’uomo, e che l’uomo non può modificare se non entro certi limiti che dovrebbero essergli derivati dalle forme dello spirito, o se dal continuo farsi e disfarsi di verità mai assolute, perché in risposta ad esigenze sempre nuove e sempre relative.

COMMENTI (8)STAMPA - FALLO LEGGERE