Berlusconi alle dimissioni ci pensa davvero
17/09/2009 - Ma una maggioranza silenziosa contro di lui in Parlamento c’è già. Ed è pronta a prenderne il posto, se davvero il premier decidesse di fare un passo indietro. Governo di salvezza nazionale alle porte? è possibile che la tranquillità psicologica
Ma una maggioranza silenziosa contro di lui in Parlamento c’è già. Ed è pronta a prenderne il posto, se davvero il premier decidesse di fare un passo indietro. Governo di salvezza nazionale alle porte?
“Non è possibile che la tranquillità psicologica del presidente del Consiglio sia garantita per legge: ove fosse necessario, bisognerebbe garantirla con una legge costituzionale, non con una ordinaria come il Lodo Alfano. E poi, secondo questo ragionamento, non dovrebbero esistere nemmeno i giornali“. Così i costituzionalista Alessandro Pace controreplica all’uscita di ieri dell’Avvocatura dello Stato nella persona di Glauco Nori, il quale ha scritto nero su bianco che la legge fortamente voluta dal Guardasigilli è necessaria per evitare «danni a funzioni elettive» che potrebbero provocare «addirittura le dimissioni», e comunque guasti «in gran parte irreparabili».
CALANO DALL’ALTO – Un ragionamento “architettato per conto della presidenza del Consiglio” – come scrive Giovanni Bianconi sul Corriere – quello dell’Avvocatura dello Stato; nel quale quindi è facile riconoscere la manina dei vari suggeritori giuridici di Palazzo Chigi, quelli che hanno la responsabilità della geniale campagna mediatica di questo settembre, che ha portato ada avere ancora maggiore attenzione alla questione dei rapporti tra Silvio e la stampa, sia in Italia che all’estero. Ma non è un’ipotesi peregrina, quella delle dimissioni del premier: ne avevamo già parlato, visto che l’indiscrezione gira dalla scorsa settimana nei palazzi del Potere e tra quelli che sono vicini a Palazzo Chigi. Anche perché un ricorso alle urne spariglierebbe le carte in questo momento: chi gli fa la guerra nel Popolo delle Libertà non sarebbe pronto a riorganizzarsi per correre da solo; la Lega dovrebbe tornare a più miti consigli; l’opposizione è ancora senza un leader credibile, e addirittura il suo primo partito non ha ancora scelto il segretario. Ma Silvio sa anche che le dimissioni può anche darle, ma non è suo compito sciogliere le Camere. E i presidenti della Repubblica, l’esempio di Scalfaro è ancora caldo, sciolgono le Camere solo quando non è possibile trovare una maggioranza alternativa in Parlamento. Invece una “maggioranza silenziosa” contro il premier si va rapidamente formando.
MAGGIORANZA SILENZIOSA – E non trama nemmeno troppo nell’ombra, ormai. Ieri, al Senato, Emma Bonino lo sussurrava ai suoi assistenti : «Le possibilità che per qualche ragione il governo cada, a questo punto, sono del 50%…». La sera stessa, Gianfranco Fini si incontrava con Francesco Rutelli, dopo una telefonata con Pierferdinando Casini. Il presidente della Camera, con chi gli parla, è piuttosto chiaro: stavolta non ha intenzione di fare un altro passo indietro, come ai tempi del predellino. Allora c’erano le elezioni, oggi ci sono gli attacchi di Feltri mascherati da consigli di rientrare nei ranghi, attacchi che Silvio non si è dato nemmeno pena di rintuzzare, ultimamente. La guerra è aperta, e quello che ha detto Berlusconi a proposito dell’ex leader di An, dipingendolo come un professionista della politica, ne è la semplice conferma. Fini può contare su una settantina di parlamentari, ovvero venti in più rispetto ai firmatari della lettera partita dall’iniziativa di Italo Bocchino. Stavolta è quella buona: o arriva un tangibile passo indietro da Berlusconi, oppure il presidente della Camera è pronto a fare il Bruto della situazione. Magari approfittando della sentenza della Corte sul Lodo Alfano, che arriverà proprio al momento giusto.
ALTRI CONGIURATI – Un altro congiurato è un insospettabile: Giulio Tremonti. Ne parla Massimo Giannini su Repubblica: Il ministro dell’Economia, fino a qualche tempo fa, era il «genio dei numeri». Ora, per il Cavaliere, è già diventato il «difficile genio». Una sfumatura, ma dà il segno di un distacco, o quanto meno di un sospetto. Tremonti non fa nulla di visibile, per alimentarlo. Ma continua a scontentare tutti i colleghi ministri che battono cassa al Tesoro, e soprattutto accumula nuovo potere, attraverso le nomine pubbliche. Intanto accresce progressivamente la sua «caratura». E i suoi vezzi cattedratici, come dice Giuliano Ferrara, non fanno ombra al suo rango politico sempre più alto. In questi mesi ha curato a fondo i rapporti con la Chiesa. L’intervista di due giorni fa al «Corrieredella Sera» è indicativa: il ministro fa il pacificatore , apre a Fini e propone una «tregua» non solo e non tanto al Pdl, ma al Pd «che uscirà dal congresso», offrendogli un molto preminente da interlocutore responsabile. A chi parla, Tremonti? A Massimo D’Alema. Il quale è l’unico che potrebbe portare il Partito Democratico ad accettare di trovarsi in coalizione con tanti “diversi” uniti solo dalla possibilità di costruire una maggioranza alternativa al Cavaliere. Ne pagherebbe le conseguenze dal punto di vista elettorale, ma di questo il Lìder Maximo non si è mai preoccupato troppo.
E DOPO SILVIO? – Un governo di emergenza, o salvezza nazionale dunque. Questa la formula che immaginano i nemici di Berlusconi. E il rischio che paventano i consiglieri del Cavaliere. Un’ipotesi, per ora soltanto un’ipotesi in attesa che i giudici della Consulta si pronuncino sul Lodo Alfano. Lo faranno tenendo presente anche le parole dell’Avvocatura dello Stato, probabilmente. Ma avendo anche in testa che i giudici si pronunciano sulle leggi, e devono essere indifferenti alle eventuali conseguenze politiche della loro decisione. Quella è una sensibilità che dovrebbe appartenere alle cariche elettive: e sono loro stessi a parlare per interposta persona di dimissioni. Chissà che alla fine la requisitoria non finisca per trasformarsi in un autogoal. L’ennesimo.













Silvio, attento. Più tempo passa e più i professionisti della politica si organizzano per mettere a punto una maggioranza alternativa in caso di tue dimissioni. Se devi darle… dalle subito.
Premesso che siamo veramente nella fantapolitica, e leggo questo genere di analisi (da sempre) come fossero una puntata di star trek, trovo questo racconto avvincente. In fondo che credo sia questo il vero succo. Che una storia di fantasia sia bella da leggere, prima che credibile.
da come si stanno muovendo persone ed eventi, non sono proprio sicuro sia fantapolitica…anzi…
Quindi il ragionamento sarebbe: un qualunque presidente del consiglio non dovrebbe mai dimettersi solo perche' la magistratura ha trovato prove di coinvolgimento in questioni poco carine.
Cioè quello che accade in ogni democrazia non deve accadere in Italia. Credo siano queste le comiche finali.
scusa, dov'è questo ragionamento?
Complimenti per l'articolo, molto esaustivo..
Dario è sempre il migliore di noi, ammettiamolo.
Come dice Ste, il “racconto” è avvicente…
Ma non è così fantasioso come molti immaginano.
C'è solo un punto però: “Voi non conoscete la potenza della belva”.
Berlusconi finirà (speriamo presto) ma non finirà, purtroppo, quello che ha costruito (che gli hanno lasciato costruire) in questi vent'anni.
Quello, ce lo terremo per un pezzo. Comunque vada a finire
C.