Perché il Cavaliere ha perso la battaglia dell’audience

17 settembre 2009

Brucia di più perché è la sconfitta è inaspettata. Non si può che immaginare, l’irritazione di Silvio Berlusconi quando ha saputo di essere stato surclassato da Gabriel Garko nella guerra della fiction che aveva ingaggiato l’altroieri in un derby tutto suo con la sua “nuda proprietà”.

Non che non se la sia andata a cercare con il lanternino: scrive giustamente Antonio Polito sul Riformista di oggi che uno degli errori del premier è stato quello di volere a tutti i costi trasformare una cerimonia in un evento. E infatti, non si poteva che sorridere ripensando al titolo della puntata di Porta a Porta in cui è stato ospite: “L’Abruzzo e tutto il resto”. Semmai il contrario, veniva da dire mentre si seguivano le giravolte del Cavaliere, pronto a passare di punto in bianco dal servizio sulle vittime del terremoto in quel di Onna, alle infinite e stancanti polemiche estive sui cattocomunisti e sulla stampa piena di farabutti.

Il Grande Comunicatore ha fatto flop. Non è la prima volta e, nonostante le cornacchie gironzolino dalle parti di Palazzo Chigi, non sarà neanche l’ultima. Un po’ perché a lui piace perseverare: si è visto dalla baldanzosità con cui ha risposto “Auguri” a Pierferdinando Casini, che gli comunicava che l’UdC avrebbe corso da sola anche alle elezioni prossime venture. Preferisce fare il duro fino all’ultimo piuttosto che piegarsi per ricevere l’aiuto di gente di cui non si fida, perché ha paura che gli voglia fare le scarpe. Un po’ perché non sa fare altro: se c’è un problema comunicativo, nel berlusconismo come ideologia (che ha avuto grande successo in ogni elezione da quando il suo leader è sceso in campo), è proprio quell’assurda tentazione di ripetere sempre e comunque lo stesso messaggio, senza nemmeno cambiarne la forma di volta in volta. Una tecnica mutuata dalla pubblicità – ripetere per imprimere nella mente – che però, quando si tratta di far passare messaggi più complessi di “Comprate il detersivo tal dei tali”, finisce per mostrare il fianco.

Purtroppo, tra chi esulta nell’opposizione e chi piange nella maggioranza per il risultato dell’Auditel, nessuno si è reso conto che non è soltanto da imputare alla noia – o alla bellezza di Garko, e a Milan e Juve che giocavano in Champions – il flop del Cavaliere. Probabilmente comincia a diffondersi, dopo un’estate senza esclusione di colpi, nel pubblico “neutrale” – quello che non sta né con Repubblica né con Il Giornale – un diffuso senso di stanchezza nei confronti delle polemiche sulle escort e Papi. Forse Silvio ancora non se ne rende conto, ma il cosiddetto “popolo” non è che non sia interessato a quello che accade nel lettone di Putin. Ma quello che comincia a irritare è che di fronte a quello che si era promesso di fare, e quello che sta accadendo con la più grave crisi economica degli ultimi decenni, Silvio soltanto del lettone di Putin sappia parlare. Che lui senta il bisogno di farlo, è indubbio. Che gli altri siano costretti ad ascoltarlo, beh, questo francamente pare un po’ troppo. Anche in questa Italia qui.

7 commenti a Perché il Cavaliere ha perso la battaglia dell’audience

  1. Jon "farabutto" Stewart

    Ma non so. Io seguo con passione le vicende sia di “Lost” che del lettone di Putin. Anzi il giorno in cui il lettone di putin viaggerà indietro nel tempo come l'isola di Lost scommetto che il gradimento del Papi migliore degli ultimi 150 anni tornerà ad essere imbarazzante. Per ora di imbarazzante c'è tutt'altro.

  2. radoilfigo

    Usando una battura usurata: martedì sera il Presidente del Consiglio è stato battuto dal Presidente della Fininvest e da quello del Milan.

  3. Stamattina ho letto una dichiarazione di Garko che diceva più o meno che era sorpreso per lìottimo risultato e che lui lavora e lavorerà per fare sempre meglio…chissà la prossima volta chi vorrà “oscurare”.

  4. gloriademo

    interessante quando scrivi: sta roba non funziona se non devi solo vendere un detersivo…

  5. sangiovanniduedicembre

    sono anni che fra gli addetti ai lavori si parla di un sistema (sembra usato qualche volta in passato) che permette ad alcuni di alterare l'auditel (non complessivamente e al lungo, un solo intervento “spot” ) senza lasciare molte tracce: il percorso informatico dei dati ha qualche falla e se la si sa trovare e sfruttare …

  6. abramo_rincoln

    Tutte illusioni prospettiche.
    Siamo all'assurdo di godere perchè non l'opposizione, l'indignazione o la rivolta han battuto Silvio, ma lo ha fatto Piersilvio …
    Jena coglie perfettamente nel segno, sarcastico come sempre: ” Lunga vita al compagno Garko”.
    La vera riflessione “rivoluzionaria” da farsi sarebbe la seguente: il Paese preferisce la fiction alla politica, ai grandi temi (anche Il Grande Fratello surclassò il dibattito sulla Englaro)? Ottimo segno, significa che siamo “un Paese normale”.
    ciao, Abr

  7. pietro60

    ABR finge di non capire che la cosa divertente non è tanto chi ha battuto il Silvio come numero di spettatori, quanto il fatto che c'erano imbecilli che credevano di far guadagnare spettatori alla trasmissione spostando o cancellando altre trasmissioni, senza capire che i telespettatori sono individui senzienti, non pecoroni che si possono guidare a volontà, non c'è dubbio che l'Italia da questo punto di vista sia un paese normale.
    Molte persone si devono rassegnare al fatto che Berlusconi è un politico come tanti altri e quando tutti i giorni, al telegiornale, si deve ascoltare un quarto d'ora di discorsi sempre uguali del Silvio alla fine la gente si rompe le balle.

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