Speciale

L’unico uomo per cui la storia non arriverà mai

16 settembre 2009

E così alla fine è successo. Nella giornata di oggi è morto Silvio Berlusconi, l’emblema di vent’anni di politica italiana dal dopo tangentopoli in poi. Fiumi di parole potrebbero spendersi sulla sua figura, fiumi di parole che ripercorrerebbero le strade della polemica di questi lunghi venti anni. Ed è proprio qui la spiegazione, facile, della vittoria di Berlusconi come uomo e come politico in Italia: le parole.

Toccando uno dei tanti temi che ne hanno intersecato la vita, è impossibile di Silvio Berlusconi dare un giudizio che non possa incorrere nei tanti “però” “eppure” “ma” che da sempre hanno costellato la sua storia umana e politica.

In questa nebbia di certezze si è formato e amplificato il suo potere personale: salvo dall’indeterminatezza che da sempre contraddistingue ciò che di lui si sa (o si crede di sapere), è riuscito – questo è sì un grande merito – a tacciare ogni accusa annegandola in un mare di contingenze e verità terze facendo proprio all’ennesima potenza quel “la situazione era un po’ più complessa” di Andreottiana memoria.

E’ riuscito a far diventare l’Italia talmente bipolare da far sì che il meccanismo – appunto il bipolarismo – diventasse più importante del fine, del perché, della politica intesa come problema, ragionamento e in qualche caso anche genio.

3 commenti a L’unico uomo per cui la storia non arriverà mai

  1. notate come la Balacco renda l'onore delle armi al suo nemico pubblico, in punto di morte. Che gran signora!!

  2. la storia bipolarismo più importante del fine è interessantissima

  3. Frank

    Puntualizziamo: in fase di montaggio dell'articolo abbiamo rimosso le bestemmie in dialetto lucano, i “fuck berluskazzen” e le sue foto mentre brinda con gli amici della Casa del Popolo e si tuffa nuda nella fontana del paese.

    Noi del comitato di redazione di Giornalettismo vorremmo mantenere un certo contegno in questo momento di dolore.

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