Non è tutto bio quel che luccica

15/06/2012 - Benvenuti nel meraviglioso mondo del biologico. Un business che vale in tutto il mondo qualcosa come 55 miliardi di euro. Un piatto ricco che alletta i truffatori. E che alimenta numerose frodi. Come difendersi?

Non è tutto bio quel che luccica

Il sequestro di 1700 tonnellate di soia catalogata come biologica ma in realtà transgenica operato dalla Guardia di Finanza di Ravenna ha ridestato l’attenzione su cosa ci finisce nel piatto, specie quando parliamo di alimenti biologici.

IL SEQUESTRO - Ripercorriamo i fatti avvalendoci dell’aiuto del Resto del Carlino. La soia sequestrata proviene dai Paesi dell’est europeo e una volta sbarcata nel porto di Ravenna veniva dichiarata nelle certificazioni come cereale biologico. Queste documentazioni attestavano una falsa purezza e qualità ingannando quindi i consumatori sulla loro autenticità e sulle caratteristiche organolettiche dei prodotti. Il sequestro è arrivato a seguito di controlli compiuti con l’aiuto dell’Asl locale, controlli che hanno stabilito la presenza eccessiva di organismi geneticamente modificati.

FRODE IN COMMERCIO - Questa era praticamente il doppio rispetto alla soglia limite consentita dalla normativa europea vigente, di cui parleremo più avanti. Inevitabile quindi il sequestro di quasi 500 tonnellate di prodotto ancora stoccato nel porto romagnolo. A quel punto poi è bastato rintracciare il resto della merce distribuito tra i vari grossisti del Paese, anche se la maggiore quantità è stata recuperata tra Veneto e Lombardia. In poche ore sono stati recuperati i restanti 1.200 chili di merce biologica solo nel prezzo. Inevitabili anche le denunce. Sono una dozzina gli indagati con l’accusa di frode in commercio e truffa.

 

3 Commenti

  1. cristiosfbaro scrive:

    stic

  2. Il bianco di Gavi e il nero del pozzo scrive:

    Scusate ma…. qualcuno ha davvero creduto a tutte le balle che ci stanno raccontando da anni sui cibi biologici?
    Non esistono! La “merda” (leggasi concimi e veleni), naturale e/o chimica su cui e con cui crescono ortaggi, frutti e animali, è l’elemento base per ingrassare i conti dei cosiddetti “salvatori della nostra salute”, ed è la stessa merda sulla quale hanno da sempre coltivato quello che ci hanno fatto mangiare da sempre.
    Basta pensarci un solo attimo e chiedersi: ma allora, tutto quello che ci hanno venduto prima dell’invenzione del “biologico” era tutto velenoso? E quindi è tuttora velenoso ciò che ci presentano sui banchi di mercati e supermercati in cui non c’è la dicitura “biologico”?
    Quindi è chiaro, sia che ci hanno avvelenato per anni, sia che continuano a farlo ma a più caro prezzo, solo che col “biologico”, oltre che continuare ad avvelenarci allo stesso modo e metterci ulteriormente le mani in tasca, ci mettono anche qualcos’altro…. nel di dietro! Ho reso l’idea?
    E se si hanno ancora dei dubbi, facciamoci spiegare e convincere su come è possibile che i cibi “biologici” non vengono attaccati da parassiti! E facciamoci pure spiegare come mai, se non si usano prodotti chimici (veleni) il biologico costa di più e non di meno!

    Non sarà il caso che la Magistratuta inizi a specializzarsi anche in questo campo? Non sarà il caso che il Governo attivi tutte le istituzioni già ampiamente pagate da noi, affinchè in galera comuncino ad andarci anche molti produttori e commercanti di questa ennesima colossale truffa?
    Ex contadino del “Gavese”.

    • Roberto Pinton scrive:

      Caro signor contadino del Gavese, non so da cosa dipenda il fatto che Lei abbia dovuto smettere di svolgere l’attività di agricoltore: inadeguatezza tecnica? difficoltà gestionali? difficoltà di mercato? vincita al Gratta e Vinci? Fa niente.
      Come dovrebbe sapere, per effettare un diserbo meccanico su un ettaro di carote servono circa 3.000 euro di manodopera in più rispetto a un diserbo chimico. Come dovrebbe sapere, la resa per ettaro di cereali che non siano sottoposti a forte concimazione azotata di sintesi, ma solo a accorte rotazioni e a una fertilizzazione organica, può arrivare al 30% in meno (di più, per il mais). Come dovrebbe sapere, alcune fitopatie non sono risolvibili con i mezzi tecnici autorizzati per l’uso in agricoltura biologica. Come dovrebbe sapere, ci sono i costi delle certificazione e quelli della conversione (per i primi due anni il raccolto non è valorizzabile come biologico). Costi maggiori=prezzi maggiori, non c’è trippa per gatti.
      Dopo di che, se vorrà smetterla di strillare di merda, di di dietro e di truffa solo per dare aria alla bocca, possiamo provare a fare qualche ragionamento serio.
      Se desidera, le posso spiegare a parte cosa significano sia “ragionamento” che “serio”.
      Mi stia bene.

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