Scudo fiscale, il regalo di Tremonti

14/09/2009 - 2. La regolarizzazione non consente l’anonimato, richiede il pagamento di imposte, interessi e sanzioni amministrative. 3. Le sanzioni, da concordare con l’amministrazione, possono arrivare fino all’80% delle imposte evase. In genere si attestano sul 15-20%, oltre al pagamento delle tasse

     
 

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2. La regolarizzazione non consente l’anonimato, richiede il pagamento di imposte, interessi e sanzioni amministrative.

3. Le sanzioni, da concordare con l’amministrazione, possono arrivare fino all’80% delle imposte evase. In genere si attestano sul 15-20%, oltre al pagamento delle tasse evase sugli interessi.

4. La regolarizzazione evita solo le conseguenze penali e comporta normalmente, a seconda dei casi, una riduzione delle sanzioni amministrative. Questa regolarizzazione, che non è per niente una amnistia fiscale, permetterà ai contribuenti interessati di mettersi in regola con le regole fiscali e di evitare così le eventuali conseguenze penali.

5. I contribuenti interessati. I residenti in Francia che detengono averi (conti correnti, depositi, titoli o attivi diversi…) nei paradisi fiscali non dichiarati.

6. Modalità di regolarizzazione. Sono due i passaggi previsti:

- pagamento immediato delle imposte dovute in relazione a questi averi (imposte sul reddito, imposta sul patrimonio, diritti di successione) nei limiti della prescrizione legale;

- applicazione di interessi di mora e sanzioni.

7. Condizioni per la regolarizzazione

- Origine lecita dei fondi (le somme non devono provenire da attività illegali, criminali, terroristiche).

NEL REGNO UNITO - New Disclosure Opportunity (NDO) 

1. La HM Revenues & Customs (HMRC), l’amministrazione fiscale del Regno Unito, consente ai contribuenti una New Disclosure Opportunity (NDO) dopo la Offshore Disclosure Opportunity (ODF) del 2007. L’opportunità è offerta per un periodo limitato, dal 1/9/2009 al 12/3/2010.

2. Non è ammesso l’anonimato. Anzi è prevista addirittura la pubblicazione dei nomi dei contribuenti che hanno commesso gli illeciti più rilevanti.

3. Che cosa si paga. E’ previsto il pagamento di tutte le imposte sui redditi (più gli interessi) relative ai rendimenti delle attività non dichiarate (e non relative allo stock delle attività) per 20anni, ridotti a 10 in caso di attività detenute con il Liechtenstein con cui è stato firmato un accordo ad hoc.

4. Le sanzioni. Sanzioni ridotte al 10% delle imposte dovute, in luogo del 50% (ovvero ridotte al 20% se il contribuente è un soggetto cui HMRC aveva comunicato la possibilità di avvalersi dell’ODF e non lo aveva fatto).

5. Le condizioni. E’necessaria una piena auto-denuncia di tutti i debiti fiscali non dichiarati, e non solo di quelli relativi a conti o attività offshore.

LE PERVERSIONI ITALICHE - In sintesi, affermano gli esperti del Nens, per sanare 100 euro di capitali evasi e detenuti all’estero, nel Regno Unito e negli USA si pagano circa 50 euro, in Italia, si pagano al massimo 5 euro. Se fossero stati regolarmente dichiarati, i 100 euro di redditi evasi dagli italiani avrebbero dovuto pagare imposte ordinarie intorno ai 43 euro. Inoltre, l’Italia si presenta in clamoroso ritardo nella procedura di rinegoziazione degli accordi con i paradisi fiscali intenzionati ad uscire dalla black list dell’Ocse. Proprio quest’atteggiamento rinunciatario nei confronti di questi paesi spiega il costo così modesto chiesto per la sanatoria all’evasore italiano. In altri termini, tanto più è efficace la negoziazione e più ampio il varco aperto nel segreto bancario, tanto più elevato può essere l’onere per la regolarizzazione. Infine, rischia pure di cadere la “scusa nobile” di condonare gli evasori al fine di far ritornare i capitali condonati in Italia e sostenere gli investimenti delle imprese in una difficilissima fase di crisi. Infatti, nei giorni scorsi, diversi quotidiani hanno riportato alcuni rumors secondo i quali al ministero dell’Economia ora si penserebbe di estendere la possibilità di regolarizzare i capitali mobili anche senza rimpatriarli (come negli scudi-condoni del 2002 e 2003) oltre l’ambito dei 27 paesi dell’Unione Europea. Insomma, oltre al danno la beffa. Prima sono stati cancellati i principali provvedimenti antievasione e sono state ridotte le sanzioni. Adesso è arrivato il condono a prezzi da saldo. E così la giostra dell’evasione può riprende allegramente a girare. Colpa di un provvedimento non solo ambiguo (ad essere generosi) ma, come si vede, dagli effetti estremamente perversi di cui, statene certi, molti organi d’informazione si guarderanno bene dal denunciare.

     
 

5 Commenti

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  2. libertyfighter scrive:

    Magari!! Magari fosse come dici tu. Io spero vivamente che lo scudo fiscale favorisca gli evasori fiscali. Gli unici veri patrioti italiani. Gli unici che si oppongono allo sfruttamento stile schiavismo che lo Stato italiano (o meglio, la politica e gli intrallazzati) impongono al contribuente italiano. Più evasori uguale più benessere. Più paradisi fiscali significano meno inferni fiscali.
    SALVA UN ALBERO. Non Richiedere lo Scontrino Fiscale!

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