di Davide Prevarin (Devilmath)
postato alle 08:58 del 23 Aprile 2008 in CulturaTorna alla home

Giovane, sexy, polacca cerca amicizie in vista di un prossimo viaggio in nel belpaese. Ma purtroppo, parla solo l’inglese. Un piccolo esperimento condotto per testare la conoscenza delle lingue da parte della nostra gioventù. Con risultati sconfortanti.

Dovevano essere “impresa, informatica, inglese” le famose tre “i” del secondo governo Berlusconi, ossia la ricetta per modernizzare l’Italia. E, a proposito della terza, l’inglese, ci siamo sempre chiesti se questi benedetti ragazzi avessero imparato qualcosa. Così, abbiamo deciso di svolgere una piccola indagine sul campo. Niente sondaggi telefonici però, nessuna raccolta dati dalle pagelle dei licei, nemmeno un’analisi quantitativa di raccolte di sonetti shakespeariani in lingua originale venduti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: ci siamo affidati, molto più empiricamente, a quei fantastici siti per rimorchiare che vanno molto in voga tra i ggggiovanidoggi. Ovvero, www.bellisinasce.it e it.netlog.com. Ci siamo così travestiti da HeleStar alias Helena Ciolek, giovane e bellissima ragazza polacca (in realtà una complice italianissima: le foto sono quelle che corredano l’articolo) acqua e sapone in procinto di venire in Italia per un viaggio studio, registratasi alla community online desiderosa di conoscere nuovi amici del Belpaese. Unico problema: la nostra Helena non capisce una parola in italiano; per parlare con lei è necessario esprimersi in inglese e, naturalmente, per fare colpo ci vuole un pizzico di creatività, perché nessuna ragazza rimarrebbe ammirata da un “ciao come stai?” o da “la penna è sul tavolo”. E allora, vediamo come i nostri simpatici Kikko, Suadente82, Spaghetto78 e DragoKnight90 si sono comportati, nell’atto del corteggiamento via internet.

CIAO CIAO BAMBINA - La maggior parte degli sciupafemmine nostrani guarda solo le figure e, quando legge, non ci capisce moltissimo. Non si contano quelli che vogliono sapere di più sulla zona di Roma dove abita Helena perché conoscersi va bene, ma bisogna far di conto col prezzo del petrolio e col traffico. Strafregandosene della richiesta di contatto in inglese, i più si son fatti avanti puntando sul sicuro: in italiano. Lasciamo perdere i casanova seriali, quelli che scrivono “ciao, sei bellissima” a tutte sapendo che c’è un ritorno positivo dell’1 per mille, e ci dedichiamo agli approcci più complessi. Ad esempio, un quasi quarantenne che dimostra un armamentario piuttosto originale: dalle lodi alla perfezione dei recettori del viso (“sono stupendi… se vuoi poi ti spiego cosa sono i recettori” - che dev’essere facile in inglese o in polacco) alla rassegnazione per la più italica consuetudine buorocratica (”ma esiste da qualche parte un modulo particolare da compilare per poi aver la possibilità ed il piacere di poterti conoscere ?”). Immancabili i poeti del filone romantico (“Se l’intensità del tuo sguardo rispecchiasse quella del cuore, ti basterebbe un semplice sorriso per aprire tutte le porte del paradiso…”), ma ce ne sono parecchi futuristi (“che tette!”; “bella figa”) e anche qualcuno che prende spunto dalla fantascienza (”Sguardo limpido d’aprile di dolcissime emozioni.. sicura di essere Terrestre? Oppure appartieni ad un altro pianeta.. Aliena!”). Ma la parte del leone la fanno i direttisti, quelli che vanno al sodo senza tanti giri di parole: anzi, le parole le risparmiano al massimo perché hanno assimilato il limite genetico dei 160 caratteri degli sms. E infatti scrivono in quella curiosa lingua che impazza sui telefonini: “per come la penso io rappresenti la ragazza perfettaa… veramente sei bellissima….. ma vivi in italia….. xke ho visto ke sei polacca… correggimi se sbaglio… spero ke mi risp….. ci sentiamo baci”. Al polacco, tutto sommato, un poco ci somiglia.

UOZZAMERICANBOY - Intrepidi conquistadores che hanno scelto di prendersi un rischio, comunque, se ne son visti, anche se gli esiti sono stati piuttosto imbarazzanti. In molti mettono le mani avanti dichiarandosi non ferratissimi nella lingua “inventata” da Chaucer: “not speak english..you very beatiful.. parle vous franceise?” lascia il dubbio che anche col gallico ci sarebbero state delle difficoltà. E al giovane ventunenne che si lancia in un improbabile: “hi, you want speack whit me? i have msn you?” risponde un più esperto ultratrentenne che confessa “it’s very beatiful girl…compliments”. Naturalmente i compliments arrivano a stormi attirati dalle foto e dalla diffusa convinzione che l’inglese sia una lingua comprensibile al di là della grammatica e dell’ortografia. Teoria che regge fino a quando si butta lì un “hi, how are you?”, ma che crolla inesorabilmente quando si va oltre il convenevole. Prendiamo il caso di questo temerario studente siciliano che ha deciso di affrontare una chat potendo contare solo su un traduttore on line e sullo sprezzo del pericolo: “Whites i have of the friends polack a Lublin..Nows you shalt call at study at Rome? Optimal selection!! very much beautiful… Nows i teach italian .. and you english but also polish!”. E non si può neanche biasimarlo troppo perché quando gli abbiamo chiesto se lo avesse imparato a scuola, la risposta è stata inequivocabile: “Yes but our professor at inglish he’s gay… All coquet.. he’s unversed… We’ve also however exaggerated… I hopefully to go at London for hear the english… But Lodz how long he’s apart as Lublin?” Un poco di colpa il professore gay ce l’avrà pure avuta, ma il sospetto che ci fosse non poco d’altro si è fatto consistente e abbiamo abbandonato. Anche perché non si può non dedicare tempo a chi ti chiede di farti capire un po’ (“Search at make apprehend me anyway an little”), c’è un sacco di gente che aspetta (“I attend you“) e altra che si offre per dare una mano per il viaggio (“hi Helena how r u? I writed u a message last days…if u need something to your travel to rome, I’ll be very very happy to help u!!!). Tanto, alla fine, se non capisci qualcosa e qui non sei mai stata (”you are never advent in Italy?”) puoi pure contare sulla nota disponibilità della gente dello stivale che offre un rassicurante “Not imports… Interpret”.

QUALE LEZIONE TRARNE? - Nessuna, se non che i figli delle macchiette di Alberto Sordi assomigliano come gocce d’acqua ai loro genitori. Ci provano e si arrangiano, insomma. L’unica vera soddisfazione è che ci siamo divertiti come matti all’idea di un centinaio di connazionali che si strozzava il papero (cit.) davanti al video tenendo contemporaneamente in mano un dizionario d’inglese.

(ha collaborato Mauro Senzaterra)

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