Ieri come oggi cervelli straordinari, frustrati dall’indifferenza dello Stato. Giovan Battista Cavalcaselle e Giovanni Morelli
“La mia vita ed i miei studi furono sempre rivolti alla patria ed alle belle arti. Fino dal 1849 fui obbligato ad espatriare, e nel mio esilio attesi sempre a tali studi. Visitai i musei di Spagna, Francia, Belgio, Baviera, Sassonia e Inghilterra”. La frase racchiude l’intera vita dell’autore, Giovan Battista Cavalcaselle (Legnano 1820-Roma 1897), uno dei più grandi conoscitori di arte, se non il più grande, del XIX secolo, attualissimo e insuperato ancora oggi. Egli da giovane aderì incondizionatamente agli ideali mazziniani, tesi alla formazione di uno Stato italiano unitario, partecipando, nel 1848, alle
Cinque Giornate di Milano. Trasferitosi successivamente a Padova si arruolò nella Legione studenti e volontari, prendendo parte attivamente alla difesa di Venezia, fino alla sua caduta. In seguito alla resa della città lagunare, fuggì in Svizzera, riuscendo a spostarsi attraverso l’Europa grazie ai passaporti procurati da Mazzini stesso. Cavalcaselle si stabilì quindi in esilio a Londra, favorito dalla conoscenza, avvenuta a Berlino, del giornalista inglese Joseph Archer Crowe, che aveva studiato pittura a Parigi. Sorse tra i due una profonda amicizia che si trasformò ben presto in attiva e proficua collaborazione. All’estero Giovan Battista Cavalcaselle fu immensamente apprezzato per le sue qualità di conoscitore e storico dell’arte, un apprezzamento che indusse Charles Locke Eastlake, direttore della National Gallery di Londra, a invitarlo a collaborare all’allestimento del museo britannico, così come Gustav Waagen lo invitò ai Musei di Berlino, nonché alla Galleria di Liverpool da Johann David Passavant. Nel 1867 Giovan Battista Cavalcaselle fu nominato, finalmente, Ispettore al Museo del Bargello di Firenze, a cui seguì la prestigiosa nomina a Soprintendente ai restauri nelle province italiane. Dopo il trasferimento della capitale da Firenze a Roma, Cavalcaselle fu insignito con l’autorevole incarico di Ispettore Centrale per le Belle Arti.
POLITICA E ARTE – Giovan Battista Cavalcaselle rappresenta il prototipo pioneristico di storico dell’arte, inteso nell’accezione moderna. Egli costituisce una delle personalità più rilevanti dell’Ottocento nel campo della tutela e della conservazione dei beni artistici, prolifico nella proposizione e costituzione di organi addetti alla sorveglianza delle soprintendenze e delle norme di restauro. Egli applicò una straordinaria metodologia nello studio analitico dell’opera d’arte esaminata, applicando le sue competenze nel disegno. Tratteggia il dipinto in maniera da suggerirne la partitura compositiva, gli spazi, la posizione dei personaggi raffigurati, quindi correda lo schizzo con una serie di notazioni analitiche riguardanti la gamma coloristica, il timbro delle vesti, delle carni, dei capelli, il variare dei lumi e delle ombre, la presenza di fondi dorati, nonché la provenienza e, soprattutto, lo stato di conservazione, comprese ridipinture, rifacimenti, lacune, mancanze vistose di strati pittorici, infine natura e stato del supporto. In pratica un lavoro che oggi viene svolto attraverso l’ausilio delle fotocolor e bianco e nero, radiografie, fotografie a luce radente, riflettografie e tutta una serie di diavolerie tecnologiche. Se moltiplichiamo il singolo schizzo per le migliaia di dipinti conservati in collezioni pubbliche e private, affreschi e monumenti, ne conseguono migliaia di appunti conservati per ordinamento topografico nei numerosi Taccuini del conoscitore oggi conservati presso la Biblioteca Marciana di Venezia e in via di una
pachidermica e temporalmente biblica digitalizzazione. Le indicazioni di Cavalcaselle sono preziosissime ancora oggi, godono in gran parte di una validità incontestata, la cura per la descrizione testuale del dettaglio ci fornisce inestimabili informazioni sulle condizioni di salute dell’opera risalenti a un secolo e mezzo fa, sono indispensabili per ritessere le trame delle antiche operazioni di restauro, valutare l’entità degli interventi e delle riprese, un ausilio di una ricchezza straordinaria sfruttata appieno dai restauratori contemporanei.
HOW TO… - I Taccuini svelano il metodo dell’autore, ripercorrono il suo peregrinare lungo la via dei musei europei, lungo la via triste dell’esilio, si stratificano con il trascorrere del tempo, raggiungendo il culmine con il viaggio compiuto nell’Italia centrale con Giovanni Morelli, su incarico del Ministero della Pubblica Istruzione, iniziato attraverso l’incontro dei due studiosi alla stazione di Bologna il 27 aprile 1861. Giovanni Morelli nacque da una famiglia protestante di Bergamo. Dal 1833 al 1838 studiò medicina all’Università di Monaco dal momento che in Italia era impedito ai protestanti di accedere all’istruzione superiore, e si laureò in medicina con l’anatomista Ignaz Döllinger, ma non esercitò mai la professione. Fino al 1840 visse a Parigi, dove abbandonò la scienza definitivamente e incontrò il commerciante Otto Mündler, che lo approcciò alla conoscenza delle opere d’arte. Gli studi di anatomia e l’osservazione fisionomica indussero Giovanni Morelli ad elaborare un complesso metodo di osservazione e riconoscimento della paternità nei dipinti, il cosiddetto “metodo morelliano”, congegnato sull’attribuzione di un’ opera al suo autore attraverso il riconoscimento di alcuni dettagli pittorici costanti, quali il ricorrere costante di una «palpebra inferiore sempre molto marcata» o «le unghie larghe con orlo bruno chiaro» oppure la maniera peculiare in un artista di dipingere le orecchie, le dita della mano e del piede che permette di discernerne i caratteri peculiari. E’ un metodo che si abbevera alla fonte del positivismo, ma che mostra ben presto i suoi limiti, che affiorano dai Taccuini stesi dal conoscitore nel corso del viaggi tra l’Umbria e le Marche compiuto assieme a Cavalcaselle. Traspare l’inferiorità conoscitiva del Morelli, ma entrambi si adoperano, viaggiando tra mille difficoltà, affinché lo Stato Italiano riesca a conservare il maggior numero di opere d’arte, allora oggetto di rapina e di svendita in quel gran centro commerciale di dipinti in cui si trasformò lo Stivale, battuto e percorso dagli avidi agenti dei principali musei londinesi e berlinesi, nonché da torme di collezionisti avidi di portare nelle loro dimore il fiore dell’arte italiana.
























Mi dispiace per Greg, ma anche oggi niente escort; forse alla prossima…..