Il risiko delle Regionali potrebbe essersi risolto. Zaia, e non Tosi, sarà il candidato in Veneto. Ma le polemiche nella coalizione e sui giornali non lasciano tranquillo Silvio. Che potrebbe essere tentato di volere un referendum su di lui. L’ennesimo.
Il nodo-regionali interno al centrodestra sembra volgere al termine: due
candidati su tre nelle fila delle regioni del nord saranno appannaggio del partito di Bossi. La Lega, se dovesse essere definitivamente confermata questa impostazione, vincerebbe la sua battaglia del Nord, cominciata con le richieste della tripletta Piemonte-Lombardia-Veneto. Ma, si sa, in questi casi si chiede sempre 100 per ottenere 10. In Piemonte presumibilmente a correre per la poltrona di presidente sarà il giovane capogruppo leghista Roberto Cota. In Veneto il favorito sembra essere di gran lunga il ministro per le Politiche Agricole Luca Zaia, in vantaggio sull’ex forzista Giancarlo Galan, governatore dal 2000 che potrebbe trovarsi ora di fronte al problema di una nuova collocazione. La soluzione più probabile è quella di uno scambio con Zaia, che vedrebbe l’ex presidente dirottato al ministero leghista a Roma. Tra le altre possibilità pure quella di un posto da capolista in Veneto. Se si dovesse votare per le politiche nei prossimi mesi. E non è fantapolitica.
AL VOTO? - Segnali di una possibile imminente chiamata alle urne, infatti, sono già arrivati. Sarà la storia delle prossime settimane (indagini di Bari, sentenza della Corte sul Lodo Alfano, inchieste della stampa) a stabilire in che misura sia plausibile questa ipotesi. Nel frattempo, nelle segrete stanze di Palazzo Chigi e Palazzo Grazioli cominciano a pensarci su. In una riunione riservata il Presidente del Consiglio avrebbe chiesto di rinviare la riorganizzazione del partito. I continui botta-e-risposta con Gianfranco Fini (l’ultimo ieri) da ambienti vicini al Cavaliere non viene, infatti, percepita semplicemente come un fulmine a ciel sereno scagliato da Vittorio Feltri. Il direttore del Giornale avrebbe, invece, solo anticipato i tempi di una rottura col presidente della Camera che era nell’aria già da tempo. Meglio quindi tenersi pronti ad ogni evenienza ed attendere: la scadenza naturale della legislatura è davvero troppo lontana. Anche Il Riformista ha prospettato uno scenario simile: “Nella cerchia ristretta del premier, come nei momenti più bui del sexgate, lo scenario di elezioni anticipate non è un tabù”. Il quotidiano riportava due giorni fa le dichiarazioni di un azzurro molto vicino al Cavaliere: “Se venisse bocciato il lodo Alfano si aprirebbe una situazione ingovernabile: le procure inizierebbero la demolizione giudiziaria di Berlusconi, la sinistra e i giornali continuerebbero con gli attacchi personali. Questo porterebbe inevitabilmente a un logoramento dell’esecutivo, costretto a giocare sulla difensiva e quindi impossibilitato a realizzare il suo disegno riformatore. A quel punto l’unica soluzione sarebbe un ritorno alle urne, accorpando politiche e regionali”.
AL VOTO! - E la prova che non si tratti solo di suggestione è arrivata ieri
con le pronte dichiarazioni di qualche pezzo da 90 che con l’entourage berlusconiano non hanno nulla a che fare. Ecco l’uscita del leghista Roberto Calderoli : “Soltanto degli irresponsabili possono pensare al voto anticipato in questo momento. Elezioni anticipate, nel bel mezzo di una crisi economica mondiale di cui, proprio ora, si stanno vedendo i primi bagliori di uscita e per di più in un Paese che, per la prima volta nella sua storia, sta realizzando quelle riforme strutturali attese da sempre, e da tutti, sarebbero una vera follia degna di una Repubblica delle Banane. Il popolo non capirebbe e condannerebbe a morte la classe politica che dovesse avventarsi, per interessi di potere, su strade suicide. Ma la Lega non ci stara mai, perchè vuole completare le riforme e vuole l’uscita dalla crisi economica! Il Governo vada avanti sulla sua strada, che e’ quella giusta, a dispetto delle cospirazioni o dei cospiratori, veri o presunti tali: mai mula’, come ci ha insegnato Umberto Bossi”. Esce allo scoperto pure Massimo D’Alema : “E’ una pistola scarica. Berlusconi non ha il potere di convocare elezioni anticipate. Tra l’altro, tutti quelli che hanno voluto elezioni anticipate le hanno perse. E’ un dato statistico”. Dalle parti del Pdl si nega del tutto: “Silvio Berlusconi non pensa ad elezioni anticipate, ma ad allargare la coalizione”, dice l’ex democristiano Gianfranco Rotondi. Si pensa a un ingresso dell’Udc, ad onta delle polemiche con la Chiesa. Anzi, per chiuderle definitivamente. Dobbiamo credergli?
























e no,eh! è possibile o no avere una destra moderna come tutti gli altri paesi o ci toccherà morire berlusconiani.
forza gianfranco (fini)
Povero Berlusconi
si fa semre piu scemo
e non è un commento banale