Settimana intensa per le nuove emissioni da parte di aziende italiane: dopo ENI e FIAT, oggi è il turno dell’emissione-monstre di Enel, che colloca 5 miliardi di euro totali oggi e ne dovrà piazzare altri 5 a cavallo d’anno.
La nuova emissione ENEL è per un totale di 4 miliardi di euro e 2.25 miliardi di sterline, in quattro tagli differenti. In Euro, vengono collocati 2.5 miliardi di bond settennali, con una cedola fissata al tasso swap maggiorato dello 0.95% e 1.5 miliardi di bond a dodici anni, con una cedola fissata al tasso swap maggiorato dello. In Sterline, vi saranno due tranche, con scadenza 2024 e 2040; il mercato inglese è dominato dai fondi pensione, che cercano scadenze molto lunghe per far coincidere il profilo del proprio portafogli con le passività a lungo termine derivanti dalle pensioni che si impegnano a pagare. L’ammontare degli ordini è almeno formalmente di molto superiore all’offerta: si parla di 20 miliardi di richieste soltanto per le tranche euro. tali numeri sono da prendere con una certa cautela: è sicuro che l’emissione andrà bene, ma è tradizione piazzare ordini molto superiore all’interesse reale, sapendo che si andrà a riparto e si riceverà una frazione di quanto richiesto. Per dare un’idea, il BtP trentennale emesso l’altro ieri ha avuto una domanda di 9 miliardi per un ammontare messo di sette.
Questa è soltanto l’inizio del piano di rifinanziamento del debito contratto per acquisire Endesa. Fra novembre e l’inizio del 2010 verranno infatti emessi altri 5 miliardi in due divise: dollari ed Euro. La tranche euro sarà riservata agli investitori individuali e quotata sui mercati regolamentati MOT e TLX , come i titoli di Stato. L’obbiettivo di ENEL è quello di ristrutturare l’imponente debito contratto per la campagna di acquisizioni culminata nell’integrazione della spagnola Endesa. Il debito totale è adesso di circa 55 miliardi di euro e buona parte di tale debito era in scadenza fra il 2010 e l’inizio del 2012; i nuovi bond permetteranno di ripagare tale debito a breve ed evitare il rischio di dover rinegoziare prestiti ingenti nel breve periodo.




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