I gay italiani chiedono asilo in Spagna
10/09/2009 - Il movimento omosessuale italiano lancia una straordinaria provocazione: una richiesta in massa di asilo politico per discriminazione per motivi sessuali alla Spagna. Boutade mediatica o vero terremoto legale? Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 (e secondo il protocollo aggiuntivo
Il movimento omosessuale italiano lancia una straordinaria provocazione: una richiesta in massa di asilo politico per discriminazione per motivi sessuali alla Spagna. Boutade mediatica o vero terremoto legale?
Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 (e secondo il protocollo aggiuntivo del 1977), si può richiedere asilo politico chi ha fondato motivo di temere la persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale o opinione politica. Dunque se la propria vita o comunque la propria incolumità fisica è messa a repentaglio a causa delle inclinazioni sessuali si può chiedere asilo in un qualsiasi paese che l’abbia sottoscritta. Ma la teoria può essere assai lontana dalla pratica e spesso le commissioni giudicanti dei paesi hanno considerato l’orientamento sessuale come un’appartenenza a un gruppo sociale definito. In Italia, un giudice nel 2007 (uno degli ultimi casi presi in considerazione) ha dato torto a un marocchino perché non era stato “ancora perseguitato” a causa della sua omosessualità e quindi poteva tornare tranquillamente in patria.
TUTTI IN SPAGNA? – L’Olanda, la Spagna e il Canada sono da anni in prima linea per riconoscere il diritto d’asilo a chiunque sia vittima di discriminazione sessuale. Hanno allargato esplicitamente il diritto d’asilo per discriminazioni legate al sesso e all’orientamento sessuale con leggi (Spagna e Olanda) e con pronunciamenti dell’Alta Corte (Canada). Insomma, hanno davvero trasformato un diritto generico in una protezione legale? I dati ci dicono che in Spagna dal 2003, su 6.946 domande, solo 204 persone (3,1%) sono state riconosciute come rifugiati e altre 340 hanno ricevuto protezione grazie alla legge sull’asilo. Insomma, anche nei paesi più progressisti, la strada da percorrere è ancora lunga.
L’ITALIA ALL’ANGOLO – L’Italia, come la Spagna deve sottostare a un precisi divieti di discriminazione contenuti in trattati e convenzioni, dalla Convenzione Europa per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali fino alla Carta di Nizza. Per le violazioni di questi trattati esiste la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, che può essere adita direttamente da tutti i cittadini sottoposti alla sovranità degli stati membri del Consiglio d’Europa. Ovvero chiunque, dopo aver concluso l’intero iter giudiziario nel proprio paese, può presentarsi davanti la Corte e chiedere che sia garantito il suo diritto, in questo caso a non essere discriminato.
INSOMMA NIENTE ASILO IN COSTA BRAVA – Ma questo comporterebbe tre gradi di giudizio da farsi in Italia con accuse decontestualizzate rispetto a un clima discriminatorio nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. L’incertezza dei risultati, unita alle lungaggini burocratiche e le spese giudiziarie ha indotto il movimento LGBT a muoversi, dopo le fiaccolate spontanee in diverse città e in vista della manifestazione nazionale del 10 ottobre, a chiedere asilo alla Spagna di Zapatero. Che sia una mossa mediatica, e solo vagamente politica, lo si legge anche nel comunicato stampa delle associazioni LGBT lombarde: “Non desideriamo fuggire ma chiederemo alla Spagna di farsi portatrice della nostra voce in Europa, affinché in quella sede si chieda ragione all’Italia del mancato recepimento delle numerose direttive in materia di uguaglianza di trattamento dei cittadini omosessuali”.
L’APPELLO NEL VUOTO – Simili iniziative, per quanto possano riuscire ad alimentare un dibattito mediatico o politico corrono il rischio di ghettizzare ulteriormente, sminuendo di conseguenza le ragioni e le motivazioni delle associazioni LGBT. L’esclusione sociale non è una prerogativa dell’universo omosessuale, ma comprende, purtroppo, anche gli immigrati, i senzatetto, e chiunque – nel corso degli anni e dei cambiamenti sociali, venga considerato un ‘diverso’. Considerarsi più diverso di altri non giova. Ne è la prova l’autogol delle associazioni LGBT romane per la difesa della Gay Street, pochi metri quadrati a ridosso del Colosseo. Lottare per uno spazio “protetto” è l’esatto contrario che cercare di venire riconosciuti come cittadini al pari degli altri. Chiudersi in spazi recintati, in gabbie più o meno fisiche, rende il mondo omosessuale più un fenomeno da circo che semplicemente delle persone con un orientamento sessuale differente da quello della maggioranza. Un errore madornale, che è costato molto negli scorsi anni a chi lottava per degli spazi sociali autogestiti e si è ritrovato solo e isolato rispetto al mondo circostante. Senza contare l’autoghettizzazione della sinistra italiana. Chi a destra si dice orgoglioso del suo razzismo e della sua omofobia dunque, non vedrà realizzarsi il suo sogno di un’Italia senza gay o lesbiche o trans nelle sue strade. Ma per questo ci sono sempre le ronde…













In nome della libertà, lasciamoli andare tutti in Spagna.
Sperando che ci restino, però…
Augusto Burbenzoni
Proporrei voli charter a go-go in Spagna, solo andata.
ma tutti questi omofobici-very-macho-mono-neurone-atrofizzato da dove diavolo son spuntati?
Se così stanno le cose, l'asilo in spagno lo chiedo pure io che sono etero. sempre meglio di essere circondata da una massa di trogloditi.
Mamma mia che schifo.
“Lottare per uno spazio “protetto” è l’esatto contrario che cercare di venire riconosciuti come cittadini al pari degli altri. Chiudersi in spazi recintati, in gabbie più o meno fisiche, rende il mondo omosessuale più un fenomeno da circo che semplicemente delle persone con un orientamento sessuale differente da quello della maggioranza”.
L’equazione luogo di aggregazione = ghetto è un salto logico: non credo che esistano omosessuali desiderosi di vivere in una realtà parallela senza collegamenti con il resto del mondo, al massimo si è in cerca di uno spazio dove riconoscersi e trovare persone con cui condividere pensieri e sentimenti, in libertà, visto che in genere l’ambiente circostante non lo permette. In Europa e negli Usa i cosiddetti “quartieri gay” sono estremamente permeabili e radicati nel territorio, tant’è spesso si trasformano nella zona “liberale” delle città prescindendo il fattore sessuale.