Pil, niente di buono sotto il sole
10/09/2009 - Dopo le previsioni degli ultimi giorni, ecco le stime Istat sull’ andamento dei principali aggregati macroeconomici dell’Italia per il secondo trimestre del 2009. Tra le pieghe dei dati, ecco cosa ci dicono davvero Secondo l’istituto di statistica il Pil è
Dopo le previsioni degli ultimi giorni, ecco le stime Istat sull’ andamento dei principali aggregati macroeconomici dell’Italia per il secondo trimestre del 2009. Tra le pieghe dei dati, ecco cosa ci dicono davvero
Secondo l’istituto di statistica il Pil è diminuito dello 0,5% rispetto al trimestre precedente. Un dato che rispetta le anticipazioni di agosto e che rappresenta un deciso rallentamento della rovinosa caduta di questi mesi. Ma è comunque ancora negativo, mentre in altri paesi il secondo trimestre ha già registrato un segno più, registrano un
+0,9% in Giappone e un +0,3% in Francia e Germania. Rispetto allo stesso periodo del 2008 la riduzione è molto consistente, del 6,0%. Anche in questo caso, in altri paesi, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il Pil è diminuito di meno: del 5,9% in Germania, del 5,5% nel Regno Unito, del 3,9% negli USA e 2,6% in Francia. Nel complesso dei paesi dell’area Euro, il PIL è diminuito dello 0,1 per cento in termini congiunturali e del 4,7 per cento in termini tendenziali.
L’ANDAMENTO DEL PRIMO SEMESTRE – Il dati contenuti nel comunicato Istat sono incoraggianti, ma non sono positivi. Stiamo uscendo dal tunnel? I consumi delle famiglie sono in ripresa (+0,3%) rispetto allo scorso trimestre, ma se prendiamo il dato cumulato del primo semestre calo dei consumi delle famiglie è del 2,8%, ed è solo grazie all’espansione della Spesa pubblica che la domanda “tiene”. Gli investimenti invece continuano a cadere ancora, un calo ininterrotto da dicembre 2007. Nell’ultimo trimestre 2009 il calo è del 15,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Su base semestrale, la caduta degli investimenti è del 14,2%, particolarmente pesante sui mezzi di trasporto (-18,7%) e sui macchinari (-28,9%). Per l’export
la caduta del primo semestre è del 22,9%. E’ sceso (cosa che non avveniva da decenni) anche il Pil nominale, passato dai circa 788,6 miliardi di euro del primo semestre 2008 ai 763,1 del 2009. Nel dato entra però anche la variazione delle scorte, che era negativa nel primo semestre 2008 (le aziende vendevano parte dei magazzini) mentre in questo primo semestre 2009 le scorte, seppur in misura non molto consistente, si stanno ricostituendo.
I CONSUMI E IL VALORE AGGIUNTO – Un timido segnale positivo viene dall’analisi del conto dei consumi che evidenzia una ripresa dei consumi di beni durevoli rispetto al primo trimestre di quest’anno. Ma su base semestrale il calo dei consumi di beni durevoli è dell’8,3%. E, in generale, il totale dei consumi del primo semestre 2009 è sceso anche in termini nominali. I Consumi finali della famiglie passano da 460,1 a 450,7 miliardi di euro correnti. Si conferma che è la spesa pubblica, che cresce da 162 a 168,2 miliardi di euro, a far tenere la domanda interna. A livello settoriale, il valore aggiunto diminuisce in tutti i settori economici. Rispetto allo stesso periodo del 2009, il valore aggiunto è crollato del 17,7%, nell’industria in senso stretto, del 5,9% nel settore delle costruzioni, del 3,5% nell’agricoltura, e del 2,3 per ce
nto nei servizi. Ma su base semestrale, il crollo è evidente nei servizi, soprattutto nel comparto commercio ed alberghi (-6,1%) mentre si mantiene attorno al 15% nell’industria. In termini nominali, mentre il valore aggiunto totale cala da 708,6 a 687,5 miliardi di euro (-2,9%) l’IVA – che su di esso si calcola – si riduce da 80 a 75,6 miliardi (-5,5%).
ATTENZIONE AL FUTURO! – Si tratta in complesso di dati poco confortanti, pur se migliori di quelli dei mesi scorsi. Se nei prossimi trimestri il Pil non dovesse avere alcuna variazione congiunturale, il calo acquisito per il 2009 sarebbe pari al -5,1%. E non bisogna dimenticare che la BCE parla, nelle previsioni contenute nel Bollettino statistico di oggi, di ripresa europea fiacca e di disoccupazione in aumento. Per l’Italia Confindustria, proprio ieri, correggendo in senso ottimistico le sue previsioni macroeconomiche, ammoniva sulla ripresa insidiosa, faticosa e lenta. Perché il segno positivo dei dati congiunturali, che è previsto riaffacciarsi inaspettatamente già nella seconda metà del 2009, e questo rallentamento della caduta sono frutto di un mix di fattori non ripetibili (rimbalzo da livelli molto depressi, effetto scorte, massicci sostegni una tantum), che non chiudono il vuoto di domanda e lasciano ai massimi storici la capacità inutilizzata degli impianti, aprendo una stagione di ristrutturazioni e aggiustamenti profondi nel tessuto industriale. Senza dimenticare che l’Italia, nella classifica del World Economic Forum sulla competitività dei sistemi paese, disponibile da qualche giorno, è al 48esimo posto, superata pure dalla Tunisia e ad enorme distanza dagli altri paesi del G8. Anche se la caduta rallenta, non c’è molto da festeggiare.













il pezzo che leggeremo domani sui giornali di carta, Carlo ce lo ha scritto in venti minuti qui
Grazie. Ci sarebbero tante cose da dire, ad averne il tempo.
Me lo dicevano, da piccolo, che avrei dovuto fare il giornalista..e invece…
Ma ti svelo un segreto: io preferisco fare il Giornalettista
C.