di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:13 del 29 Agosto 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Ma scusate, e Malpensa? Nelle more del delirante discorso di Silvio Berlusconi a reti unificate di ieri, nel quale il presidente del Consiglio ha blaterato di “missione compiuta” e continuato a ripetere la bugia più amata dai sindacalisti (ovvero che gli esuberi con il piano Fenice saranno inferiori a quelli del progetto Air France), cè da registrare una meravigliosa intervista di Ezio Mauro al nuovo presidente di Compagnia Aerea Italiana, la cordata di imprenditori che rileverà quanto di produttivo (?) c’è in Alitalia. Meravigliosa perché al capitano d’industria (???) scappano dette moltissime verità su quanto sta accadendo, specialmente se ci si concentra sull’inizio delle risposte che dà alle domande del direttore di Repubblica: Domanda: “Ma lei può dimenticare che c’era un’altra opzione in campo, quella di Air France, con costi minori per il contribuente e più rispetto per il mercato?“; risposta: “Lo so benissimo. Ma chi è stato eletto al governo ha deciso diversamente“; domanda: “Ma lei, come imprenditore e come cittadino, giudica più serio il piano Spinetta o il progetto Berlusconi?“; risposta: “Come imprenditore, ma anche come cittadino, rispetto il ruolo della politica, che deve definire il campo di gioco“; domanda: “Quella vocazione imprenditoriale, non è in contraddizione aperta con l’idea di scaricare gli esuberi alle Poste?“; risposta: “E va bene, se vuole proprio saperlo dentro di me la contraddizione la sento. E non mi piace“.

Quello però che spicca è la situazione dello scalo varesino, per il quale la Lega Nord non più tardi di sei mesi fa aveva detto che si sarebbe data fuoco in piazza pur di non permettere il disimpegno di Alitalia. Qui si diceva testualmente: “Votate Lega e salverete Malpensa. Lo hanno ripetuto ieri tutti i leader del Carroccio, che ha chiamato i suoi a una manifestazione nel parcheggio del terminal 1 dell’ aeroporto varesino, e lo ha scandito Umberto Bossi dal palco: «Malpensa vivrà». Quanto ad Alitalia, ha sostenuto Roberto Maroni, «vada pure a Fiumicino o in Africa», mentre nei banchetti si raccoglievano firme per una class-action contro la compagnia. «Bisogna venderla ad Air France, sennò fallisce. Ma ci vuole una moratoria di tre anni, e anche che vengano stanziati fondi in aiuto della Sea», ha aggiunto Bossi. Una cosa è certa: «Il prossimo governo salverà il nostro aeroporto». Grande mobilitazione dei militanti leghisti ieri (circa 10mila) per quella che è stata definita «la madre di tutte le battaglie» e coincide con l’ apertura della campagna elettorale del Carroccio“. E la madre di tutte le battaglie ha alfine partorito soltanto questo straccio di accordo che viene tuttavia magnificato da Roberto Calderoli come se si trattasse di una vittoria su tutti i fronti: “il decreto legge per il salvataggio di Alitalia prevede anche la riapertura del tavolo con Sea su Malpensa [...] il problema è stato posto in sede politica e in sede di consiglio dei ministri stamani perché è evidente, visto il danno per Malpensa, che la Sea avrebbe sicuramente avuto ragione nella causa nei confronti dell’Alitalia. C’è un notevole ridimensionamento rispetto alle possibilità di indennizzo [richiesto da 1,2 miliardi], ma credo che gli aeroporti di Milano siano disponibili ad essere accontentati rispetto alle richieste che il governo può sostenere in termini di ampliamento dell’aeroporto rispetto alle aree del demanio militare, alla possibilità che gli slot lasciati dall’Alitalia poossano diventare un loro patrimonio e un serie di iniziative che possano far entrare Malpensa nel progetto Expo” di Milano nel 2015“.

Facciamo la tara di quanto detto in politichese da Calderoli. In primo luogo, Malpensa non becca il risarcimento della causa miliardaria che aveva proposto contro Alitalia. La Sea chiederà un obolo, che le verrà accordato in nome del fatto che dalle parti del liberale Berlusconi e del liberale Tremonti non si nega un tozzo di pane a nessuno. In secondo luogo, a quanto si capisce, daranno la possibilità di ampliare l’aeroporto (e cioé lavori, uguale soldi da spendere, sarebbe a dire gare e commesse da spartirsi, uguale campare un altro po’, keynesianamente parlando, spostando massi da una parte all’altra e poi portandoli indietro). In tertiis, il governo dà a Malpensa qualcosa che le aveva già dato, visto che era già previsto che rientrasse nel progetto dell’Expò milanese. In più, e questo è l’unico dono ciccioso, la Sea potrà “valorizzare” (cioé vendere) gli slot lasciati liberi da Alitalia. Anche se è ciccioso soltanto a talune condizioni, visto che la compagnia di bandiera aveva deciso di venderli, i permessi di volo, in tempi non sospetti. Non riuscendoci. Quindi, bisogna che Malpensa trovi una compagnia aerea (Lufthansa? Però i tedeschi stanno comprando Austrian Airlines, e Vienna è vicina in linea d’aria, forse troppo vicina….) disposta a farne un Hub. Anche qui, che ci riesca è tutto da vedere. E la Lega, in tutto questo? Si accontenta senza aprire bocca? Insomma, hanno ragione Andrea Moro e Michele Boldrin: “Banda di polentoni tonti: il cosiddetto federalismo del piffero voi non ce l’avete ancora, mentre invece Roma-ladrona intasca allegramente qualche altro miliardo di tasse del Nord per mantenere nel lussuoso far niente migliaia dei suoi abbronzati fighetti e fighette. Diteci: ci fate o ci siete? Perché essere tonti così tanto è veramente incredibile“.

Infine, sempre sull’affaire Alitalia, c’è da registrare su NoiseFromAmerika un attacco davvero ingiusto alla presidente di Confindustria più elegante che c’è, Emma Marcegaglia: “da quando in qua la presidente di un’associazione imprenditoriale che si siede a trattare con il governo ogni due giorni è anche legittimata a fare affari, e che affari, con il medesimo?“, si chiedono da quelle parti accusandola di conflitto di interessi. Intendiamoci, di principio avete ragione, eh? Ma avete visto quanti soldi ci mette, la Marcegaglia nell’affare? Andiamo, per persone abituate a trattare certe somme, la cifra è più adatta a un obolo alla parrocchia che a un investimento finanziario! E per quei pochi euro - i quali dimostrano quanto Emma creda nell’affarone… - vale la pena richiamarla all’ordine? Anche perché, come rileva Mucchetti in questo pezzo che fa i conti in tasca alla cordata si tratta di pazientare un poco, al massimo 5 anni. Quando scadrà il termine, nel 2013, Alitalia andrà comunque ad Air France, che è destinata a diventare il maggiore azionista se non l’unico. Ma a quell’epoca saranno passate anche le prossime elezioni politiche: chi volete che se lo fili più, il Made in Italy, tra le macerie di una nazione?

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