di Luca Conforti
postato alle 08:39 del 23 Aprile 2008 in EconomiaTorna alla home

Quando uno scoop va contro i consumatori e a favore delle banche: la strana storia del Wall Street Journal e dei tassi d’interesse americani.

Entrerà nella storia come lo scoop più costoso del mondo. La gloria va al Wsj, il conto ai risparmiatori di Europa e Stati Uniti e in particolare ai poveretti con un mutuo a tasso variabile. Piccolo riassunto: mercoledì scorso sul giornale recentemente acquistato da Rupert Murdoch appare la notizia che forse le banche stanno imbrogliando. La vera novità è che stanno imbrogliandosi tra loro e ci stanno pure perdendo. Al centro della scena il Libor (acronimo di London InterBank Offered Rate) il tasso d’interesse a cui i vari istituti si prestano il denaro tra di loro, è dunque una sorta di “prezzo all’ingrosso” del denaro. Negli Usa una banca che si fa prestare i soldi direttamente dalla Federal Reserve paga il 2,25%, se li chiede ad un’altra paga il Libor, fino a quel momento intorno al 2,7% per i prestiti di tre mesi.

COME SI CALCOLA - In pratica, diceva il Wsj, nessuna banca sa, o ammette, quanto sta perdendo sui mutui subprime per cui si tiene ben stretto quel poco di fondi liquidi che ha in cassa. I pochi prestiti reali avvengono a tassi molto più alti del Libor ufficiale fino al 3-4%. Nessuno al coraggio di dirlo per non dare l’idea di essere più in difficoltà delle altre. A rendere più facile il giochetto è la particolarità della costruzione dell’indice stesso che segue un meccanismo a dir poco anacronistico. Per le azioni o altri titoli, si processano migliaia di transazioni reali e si verifica il prezzo medio minuto per minuto. Per il Libor ogni giorno ci si affida alle dichiarazioni di 16 banche americane ed europee che rispondono alla domanda: “Che tasso avete praticato?”.

CONSEGUENZE - Al Libor ufficiale (e all’equivalente europeo, l’Euribor,) sono però agganciati i debiti, come i mutui, ma anche altri tipi di prestiti dei singoli risparmiatori. In pratica, per tener nascosto il proprio bisogno di fondi, il sistema bancario pagava tassi più alti di quelli che richiedeva ai clienti. “Per fortuna” il Wsj ha svelato l’inganno e i risparmiatori sono tornati ad essere tartassati: che i sospetti fossero veri o falsi, il Libor è ovviamente schizzato nell’ultima settimana fino ad arrivare al 3%, “mangiandosi” i tagli al costo del denaro che la Fed ha compiuto da agosto, inizio della crisi dei subprime ad oggi. L’Euribor, più usato da noi, purtroppo segue lo stesso schema, e in particolare replica lo spread. Vale dire che se in America c’è un 0,75% di differenza tra il costo del denaro e il tasso interbancario, in Europa ci sarà almeno uno 0,75% tra il costo del denaro europeo (4%) e il tasso interbancario del Vecchio Continente (è infatti l’Euribor è tornato a 4,81%).

INFORMAZIONE “INTERESSATA” - Per dare l’idea dell’effetto a cascata un po’ di numeri sparsi: al Libor sono agganciati 9000 miliardi di dollari di debiti, di cui 900 miliardi mutui subprime ora più costosi e quindi potenzialmente a maggior rischio d’insolvenza. L’aumento dello 0,3% (in gergo tecnico 30 punti base) fa crescere i costi finanziari delle imprese europee di 18 miliardi di maggiori interessi. Lo stesso aumento per i mutui a tasso variabile agganciati a Libor e Euribor a 3 e 6 mesi significa circa 50 euro al mese in più sulla rata mensile per i prestiti da 300 mila euro. Con l’aggravante che ormai i mutui a tasso variabile costano più degli equivalenti a tasso fisso. Che dire: Grazie ai professionisti del Wall Street Journal e grazie ai banchieri che hanno fatto trapelare la dritta interessata. Per una volta fare l’interesse dei lettori significava tacere.

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