Tra le centinaia di lotte sotterranee che coinvolgono questa Italietta in declino, una delle più divertenti è quella tra Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, e Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità
per l’Energia, ovvero il suo controllore. La storia tra i due somiglia a quella di Willy il Coyote e Beep Beep, solo che, a seconda del campo di gioco, le parti si invertono di volta in volta. Sul campo della regolamentazione non c’è partita: sono anni che Ortis cerca di convincere i politici che il colosso degli idrocarburi deve mollare la sua rete di distribuzione, la Snam Rete Gas. E quelli fanno orecchie da mercante, perché Scaroni gli sussurra che così Eni non riuscirebbe andare avanti. Nel DL anticrisi, poi, il presidente dell’Autorità era riuscito a far inserire un articolo la possibilità “di avere accesso ai contratti di approvvigionamento per verificare i costi dichiarati da Eni“, con il sospetto che il Cane a Sei Zampe aumenti il prezzo di quanto acquistato per guadagnarci di più. Fregato anche stavolta: l’emendamento è stato segato a poche ore dall’approvazione. Niente, il povero Willy-Ortis non ce la fa proprio mai ad acchiappare il suo Beep beep-Eni. Parliamo di professionisti del lobbying, del resto.
Di contro, però, c’è da dire che sono secoli, ormai, che l’Eni tenta, attraverso gli uomini meglio vestiti e pettinati del suo ufficio stampa e tramite giornalisti compiacenti, di far defenestrare Ortis. Ogni volta cerca appigli per criticarne l’operato, ma finisce puntualmente per sparare qualche cazzata, mancando clamorosamente il bersaglio. La rampa di lancio preferita per gli attacchi da Scaroni & Co. è Dagospia, il sito che dice che Internet è piena di merda (ma purtroppo non in senso autocritico). Dago pubblica nello Speciale Business l’ennesimo attacco a Ortis: “Il mitico presidente dell’unica Autorità al mondo che funziona con due membri (lui e l’ex ministeriale di Bersani, Fanelli) ha prima costretto il ministro dell’aeroporto di Albenga a tagliare 5 miliardi di metri cubi di gas a Paoletto Scaroni, da vendere a prezzi stracciati sul mercato italiano. Successivamente ha prodotto una miriade di disposizioni vincolanti per la vendita di questo gas, e ha infine promosso un’asta per la effettiva cessione del gas. La trappola era pronta. E, Sciaboletta ci è cascato con tutte le scarpe, sostenuto dai funzionari del suo ministero, che sembrano rispondere più a Ortis che a lui“. Notate il tono incazzatissimo dell’articolista, il quale è indignato perché l’Authority ha fatto il suo mestiere: tolto un surplus all’Eni, lo ha destinato non a un suo parente, ma a pubblica trattativa. Insomma, si è rivolta al mercato invece che all’amico dell’amico. Che stronzi, eh? Ma il bello viene dopo.
“Risultato: con tutti quei vincoli sui prezzi, la gara è andata quasi deserta (acquistato 1 miliardo su 5), avvantaggiati i grandi gruppi (la tedesca EOn ha acquistato quasi il 20% del gas e lo venderà in Europa a prezzi raddoppiati), incazzata la Marcegaglia e Confindustria (come ha scritto oggi il Corriere) per l’occasione persa da tante piccole e medie imprese assetate di gas, e molto seccato Scaroni che ha dovuto “regalare” tutto quel prezioso metano, con i prossimi geli russo-ucraini che incombono. Dalle parti dell’Eur ora sperano che il padrone di Eni, ovvero il feroce ministro “bank-terminator” Tremonti ci metta i suoi artigli sull’Authority di Ortis“. Qui si scivola rapidamente nel ridicolo. Vero è che l’asta è andata male, vero anche che forse il prezzo di partenza era troppo alto. Ma il quantitativo, anche se l’articolista non lo dice, non è bruciato per sempre: verrà invece rimesso di nuovo all’asta, con criteri che permetteranno agli esclusi di rifarsi. D’altronde, se soltanto l’E.On. ha potuto permettersi l’acquisto in prima battuta, questo non vuol dire che accada lo stesso tra qualche tempo, con il prezzo del gas nel frattempo cambiato. Ma soprattutto: non è vero che i tedeschi si potranno rivendere il maltolto all’estero, come maligna Dagospia per conto dell’Eni. In virtù proprio di quelle regole tanto vituperate nell’articolo, messe proprio da quel noiosone di Ortis, quel gas potrà essere rivenduto solo sul mercato italiano. Quei crucchi no pasaran, come direbbe proprio Dago.
Nell’assistere allo spettacolo, però, un rimpianto viene fuori. Ovvero, quando si rammentano i bei tempi di Enrico Mattei, quando l’Eni si comprava giornali e giornalisti per le sue campagne di stampa, che infatti andavano quasi sempre a segno. L’Eni di Scaroni si è ridotta a far mandare pezzi anonimi e poco fondati a Dagospia, che li pubblica per fare un succhiotto al potente di turno, ‘ché non guasta mai. Gratis, per giunta. E’ proprio vero che l’Italia è in declino. Anzi: a vedere a quali argomenti si affidano certi capitani d’industria, forse ormai è quasi spacciata.
(Vignetta da Artefatti)
























E' Spacciata.