Il mistero della ragazza che scivolò nel mare a primavera

04/09/2008 - PECCATO CHE MANCHI LA VERITA’ - Anna Maria è preoccupata. Montagna le fa paura. Così prende e va a confidare i suoi sospetti a un amico del padre, il frate gesuita Alessandro Dall’Olio. Confessione o non confessione il frate ritiene

     
 

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PECCATO CHE MANCHI LA VERITA’ - Anna Maria è preoccupata. Montagna le fa paura. Così prende e va a confidare i suoi sospetti a un amico del padre, il frate gesuita Alessandro Dall’Olio. Confessione o non confessione il frate ritiene giusto informare il suo superiore, padre Virgilio Rotondi, con il quale insieme vanno da un amico, poi da un altro, fino a che non arrivano da lui: Amintore Fanfani, il grande nemico del Piccioni. Il ministro dell’Interno non può far nulla, se non chiedere al colonnello Umberto Pompei, che poi diventerà generale, di occuparsi del caso e fare un dossier. Riservato. Quando la notizia arriva alla stampa è il caos. Tutti vogliono sapere cosa ha trovato il colonnello. Il caso viene riaperto ed ora se ne occupa il giudice istruttore Raffaele Sepe. Che, come ha fatto, la stampa poco prima, ripete tutte prove, interroga tutti i testimoni e si convince di una cosa: Wilma Montesi è stata ammazzata dal marchese e da Piero Piccioni, il figlio del ministro. Dalla sua ha anche una carta in più per confutare la tesi del pediluvio: la sabbia ritrovata nei polmoni di Wilma non è compatibile con quella ferrosa che si trova a Ostia, ma con quella che si trova a Tor Vajanica sì. E poi, come risulta anche dal dossier del colonnello, il questore di Roma, Saverio Polito, è un amico dei Piccioni. Visto che due più due fa quattro, lui deve aver depistato le indagini. Tutto torna se non una cosa: Piero Piccioni il 9 aprile era appena tornato da Amalfi ed era andato all’Hotel Luna dove un professore lo aveva visitato perché aveva la febbre. Da lì ne era uscito solo il 13 aprile. A confermare questa versione non un testimone, ma un super teste: Alida Valli, la famosissima attrice, sua amante. Era con lei quel giorno. Quando la gente legge questa notizia va in visibilio. C’è tutto in questa storia: la povera ragazza uccisa dal figlio di un potente ministro, l’attrice bella e famosa, gli intrighi di potere. Non a caso l’Unità inizia a parlare di “questione morale”. Peccato che manchi la verità.

E INVECE – Sepe oramai è certo di aver trovato i colpevoli. Prende i certificati medici e scopre che sono contraffatti: le date sono state cambiate, il caso può considerarsi chiuso.È passato più di un anno quando a settembre Piero viene arrestato sotto casa. Il marchese si presenta in questura la sera stessa. Il padre, invece, si dimette subito dopo da ministro degli Esteri. De Gasperi, morto pochi mesi prima, il 24 aprile, lo aveva di fatto designato come suo erede, ma la sua carriera politica finisce qui. Il caso, invece, va avanti. Finisce tre anni dopo, A Venezia, dove il processo viene spostato. Imputati Piero Piccioni, Ugo Montagna e il questore Saverio Polito. Wilma per i giudici è stata uccisa, non da loro però: assoluzione con formula piena.
Dieci anni e succede un altro colpo di scena. Muto e la Caglio, il cui processo è intanto andato avanti, vengono invece condannati: hanno mentito su tutto. La storia che hanno tirato fuori è totalmente falsa. Wilma è morta per un pediluvio. Ma già non fa più notizia il fatto. L’Italia sta vivendo il boom economico e la memoria del passato diventa sempre più corta. A rinfrescarla le parole di Hans Magnus Enzensberg, critico e poeta tedesco, che dedicò al caso un saggio nel lontano 1960, e che se non possono far luce sulla verità, aiutano comunque a capire. “Il popolo italiano”, scrisse, “ha creduto a tutto quello che diceva il Cigno Nero non nonostante ma perché la mitomane Giovanna D’Arco accusava il figlio d’un ministro. L’Italia era preparata a credere a tutto ciò che accusava le classi dirigenti. L’antica ballata della fanciulla annegata si allineava con le descrizioni tratte dai romanzi popolareschi di droghe, orge e milioni facili in una specie di sciarada che domina il popolo italiano”. Chi ha ucciso Wilma rimarrà oramai per sempre un mistero. A noi resterà quella foto, il suo sguardo verso chissà quali vedute, a ricordarci di quel lontano passato.

     
 

6 Commenti

  1. Comicomix scrive:

    Un pezzo bellissimo.
    Complimenti.

    La storia di Wilma è un romanzo, e di casi così il tempo ha visto succederne altri.

    Anche a me, resta l’immagine di quello sguardo perso nel nulla, e troopo presto spento.

    Ciao!

    Carlo

  2. Gregorj scrive:

    applausi per igor :D

  3. Libertyfirst scrive:

    In “Tenera è la legge: molle creta nelle mani dei giudici”, di Bagarotto (Liberilibri), un magistrato italiano, il caso Montesi è brevemente descritto come il primo caso di giustizia politica nell’Italia Repubblicana: giustizia usata per ottenere scopi politici, l’eliminazione di un esponente della “destra” DC, in questo caso. Di fatto una sorta di tangentopoli su piccola scala. Personalmente non ho un’opinione in merito.

  4. Gregorj scrive:

    è una opinione altamente realistica, Libertyfirst.

  5. Fabristol scrive:

    Sai che questa storia potrebbe essere la trama di un bellissimo film!?

  6. Pingback: Politici & festini, un binomio storico: Berlusconi e il caso Montesi : Giornalettismo

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