La vittoria della INNSE non è arrivata, come molti credono, dopo gli 8 giorni passati sul carro ponte dai 4 operai più il sindacalista Fiom, bensì dopo 15 mesi di lotta dura senza alcun sostegno attivo nè da parte dei sindacati nè da parte dei partiti politici.
Prima di raccontare questi 15 mesi, vorrei sottolineare come è stata di fondamentale importanza l’ unione tra gli operai, che da 30 anni lottano all’ interno della fabbrica e da 30 difendono quella, ormai, “piccola” officina che faceva parte del gigantesco complesso industriale dell’ INNOCENTI.
Il 31 maggio 2008 Genta (l’ imprenditore torinese che rilevò l’ officina nel 2006 grazie alla legge Prodi (sovvenzione per il rilancio dell’ attività produttiva con un prezzo stracciato di 700 mila euro) comunica l’ apertura della procedura di mobilità tramite una raccomandata agli operai, che si radunano subito davanti ai cancelli della fabbrica e poco occuppano la stessa proclamando un’ assemblea permanente, che il 3 Giugno decide per la ripresa della produzione.
Il sindacato della Fiom, si dissocia subito da questa azione, con un comunicato ufficiale firmato dalla Sciancati.
Le commesse ci sono, la ditta bresciana ORMIS garantisce l’ acquisto delle lavorazioni INNSE.
Dopo 3 mesi di auto-gestione (24 ore su 24) e 80 mila euro di fatturato, il 17 settembre la polizia sgombera la fabbrica, la mettono sotto sequestro e gli operai organizzano subito il presidio nell’ ex portineria dell’ INNSE, con i 3 turni per non lasciarlo mai scoperto.
L’ intento di Genta è quello di vendere i macchinari, svuotando così il capannone che permetterebbe all’ immobiliare AEDES (in combutta con Genta) di avere a disposizione un terreno edificabile in una posizione strategica di Milano, in vista dell’ expo 2015.
Ma gli operai sanno benissimo che senza macchinari non si può lavorare e li difendono con le unghie e i denti.
Passano più di 2 mesi con la situazione che vive uno stallo istituzionale, tra fumate bianche in prefettura e diserzioni negli incontri a Roma.
Intanto però ORMIS si fa avanti e dice di essere disposta a rilevare l’ officina, ma l’ interesse politico-speculatorio respinge questa richiesta.
Il 10 dicembre 2008 il giudice dissequestra lo stabilimento riconsegnandolo a Genta. Gli operai cercano di occupare nuovamente la fabbrica, ma sono respinti dalla polizia, che non fa mancare le manganellate. Entrano le guardie del padrone e installano le telecamere.
Genta prova per 2 volte (15 dicembre 2008 e 14 gennaio 2009) a svuotare l’ officina, si presenta con i camion ma viene respinto dagli operai, aiutati dai militanti del presidio, dai centri sociali e dalla solidarietà di altri operai.
Il terzo tentativo di Genta è quello più duro: il 10 febbraio 2009, alle 5 di mattina, 300 uomini in assetto antisommossa, proteggono Genta che entra in fabbrica con 3 camion e 1 muletto. Scatta subito la rivolta degli operai che si scontrano con la polizia che usa i manganelli senza fare complimenti.
3 operai finiscono in ospedale, ma lo scontro obbliga polizia e Genta ad accettare una delegazione di 2 operai all’ interno della fabbrica per controllare che non venissero toccati i macchinari. Genta porta via solo i suoi rottami, ma le macchine sono salve.
Il 27 Febbraio 2009 ci prova il figlio di Genta a sabotare le macchine, ma viene scoperto e cacciato via, gli operai entrano in fabbrica, accendono i macchinari per controllare il loro stato di integrità.
Il 5 marzo 2009 una delegazione di operai và a Settimo Torinese per protestare davanti al capannone di Genta.
Da qui inizia una lunga serie di incontri in prefettura che non portano a niente, mentre in tribunale si aprono 2 processi: il primo per il decreto ingiuntivo fatto dagli operai contro Genta per il mancato pagamento degli ultimi stipendi, il secondo per la denuncia dell’ AEDES (che dopo il tracollo in borsa cambia consiglio di amministrazione) contro Genta per il mancato pagamento dell’ affitto del capannone.
Intanto il presidio continua e gli operai ottengono di entrare ogni tanto in fabbrica per la manutenzione dei macchinari.
Si arriva quindi a Domenica 2 Agosto 2009: in una Milano deserta, un esercito di 200 uomini si presenta in via Rubattino col mandato del questore, sgomberando il presidio e permettendo ad una quarantina di uomini di Genta di entrare in fabbrica per smantellare i macchinari che nel frattempo erano stati venduti dall’ imprenditore torinese.
la risposta è immediata: gli operai bloccano la tangenziale Est e naturalmente la polizia manganella ancora una volta.
Vengono fatti uscire gli smantellatori, che si ripresentano però il giorno dopo. Sono 24 ore di tensione, ma martedì mattina parte del presidio distrae i carabinieri con un’ azione davanti alla fabbrica e da dietro i 4 operai con il sindacalista entrano in fabbrica arrampicandosi sul carro ponte e bloccando lo smontaggio dei macchinari.
la presenza di un sindacalista, sveglia la Fiom che finalmente si fa viva e inizia la lunga mediazione con la prefettura.
Intanto il presidio fuori si organizza come può, grazie alla solidarietà può contare sempre su circa 150 presenze durante il giorno. Vengono fatte 2 manifestazioni sotto la prefettura e una, quando Genta tiene una conferenza stampa, all’hotel cavalieri.
La fabbrica è circondata costantemente, per tutto il perimetro, dalle forze dell’ ordine e viene permesso (solo qualche volta) di entrare solo ai sindacalisti per discutere delle varie vicende che si susseguono con gli operai sul carro ponte (finalmente il sindacato si mette a completa disposizione degli operai) che dettano le condizioni: “resteremo qua sopra finché non ci sarà la firma di una trattativa seria che ci ridia i posti di lavoro”
Con 14 mesi di ritardo inizia l’ effetto mediatico su stampa e televisioni e saltano fuori imprenditori disposti a comprare, ma la trattativa non è facile, finché Venerdì 7 agosto non si presenta l’ imprenditore bresciano Camozzi (che opera nel nucleare) “consigliato” dal ministro Letta.
La sua richiesta è sul tavolo del prefetto, ma il “caro” Lombardi è in ferie e viene fatto rientrare domenica per analizzare la proposta.
C’è anche un tentativo squallido da parte della questura, di prendere per sfinimento i 4 operai, con il taglio della corrente all’ interno della fabbrica per cercare di isolarli telefonicamente, ma il presidio fuori fa in modo che arrivino sempre (oltre al cibo e ai farmaci) batterie cariche.
Lunedì si forma finalmente il tavolo delle trattative: ci sono il prefetto, Genta, L’ Aedes e Camozzi. i sindacati verranno chiamati solo a trattativa ultimata.
Le cose vanno per le lunghe perché Genta continua ad alzare il prezzo, fino a quando non gli viene posto un ultimatum.
Si arriva a martedì 10 agosto: alle 23.55 Genta firma l’ accordo. La Innse ha un nuovo proprietario che manterrà la produzione e i posti di lavoro nella sede storica in via Ribattino.
Poco dopo la mezzanotte arriva la notizia ufficiale al presidio, gli operai scendono dal carro ponte ed escono dalla fabbrica, dove circa 200 persone li accolgono in un clima di festa e commozione: GLI OPERAI HANNO VINTO LA LORO BATTAGLIA.
Rudy Mecca




grazie per questa testimonianza Rudi.